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Recensione: "L'uomo nella cassa fatale" (Serie Holmes & Moriarity #3) di Josh Lanyon

Titolo: L'uomo nella cassa fatale
Titolo originaleThe boy with The Painful Tattoo
Serie: Holmes & Moriarity #3
Autrice: Josh Lanyon 
Trad.:Raffaella Arnaldi
Editore: Triskell Edizioni 
Genere: Mystery 
Pagg.: 230 
Prezzo ebook: € 4,99 
Prezzo cartaceo: € 12,00 
Data di uscita: 1 giugno 2021 
Link per l'acquistoTriskell - Amazon - Kobo 

Sinossi 
È giorno di trasloco a casa Holmes.
In qualche modo, e contro ogni istinto di Kit, lui e J.X. stanno per andare a vivere insieme. Mentre J.X. si trova a una convention dedicata al giallo, Kit disfa una cassa che dovrebbe contenere vecchi piatti.
Non è così.
In mezzo a un mucchio di fiocchi di polistirolo c’è un corpo morto.
Un benvenuto nel quartiere decisamente nel loro stile. 

Recensione 
Kit è tornato, e con tanto di guai! Perché solo lui poteva trovare il cadavere di un uomo in una scatola durante il trasloco. Come faccia J.X. ad avere così tanta pazienza con lui, proprio non lo so.

Partiamo dall’inizio. Nonostante nutra ancora qualche dubbio e insicurezza, Kit va finalmente a convivere con l’affascinante, giovane e super paziente ex poliziotto, nonché famoso scrittore di gialli, J.X. Perché dico super paziente? Perché Kit avrà anche una calamita per omicidi e cadaveri, ma è innegabile che vada egli stesso in cerca di guai… per non parlare della sua continua incertezza e anche sfiducia nella loro relazione. È sempre lì ad aspettare il momento in cui tutto finirà, ragion per cui non è ancora sicuro di voler vendere la sua vecchia casa. Ma non solo. Kit ha un carattere abitudinario ed è anche abbastanza solitario, vorrebbe avere sempre tutto sotto controllo — quantomeno per non soffrire ancora — e trova difficile, giustamente, accettare i cambiamenti e, soprattutto, adattarsi a una nuova vita, che ora divide in tutto e per tutto con un altro uomo. 
Quanto sarebbe passato prima che smettessi di mettere in discussione ogni mio impulso? Prima che smettessi di sentirmi un ospite? Che smettessi di... No, non ci pensare. Non ero per niente pentito. 
Un uomo di cui però è innamorato e di cui, nonostante tutto, non riesce a fare a meno. 
Come se ciò non bastasse, Kit non ha ancora superato la sua “crisi da scrittore”; è ancora fermo e forse, ormai, lo sarà per sempre. Ecco perché, quando il suo compagno deve partecipare a una convention fuori città, lui sceglie di restare a casa ad occuparsi degli scatoloni. Qualcosa da fare da solo. Qualcosa sotto il suo controllo, a differenza di tutto ciò che lo circonda dal momento in cui il giovane Moriarity è entrato a far parte della sua vita. 
E proprio quando J.X. non c’è... 
Invece dei piatti antichi di Oma color verde pallido con il bordo dorato, quei fuori di testa avevano imballato immondizia. O almeno era ciò che cercavo di dirmi. Ma sapevo. Ovvio che sapevo, ero uno scrittore di gialli. Nessun traslocatore era così pazzo. Non poteva trattarsi che di una cosa. Una cosa orribile. Con cautela, molta cautela, allungai il braccio e sollevai un angolo del sacco nero. Un occhio spento e senza vita guardava su verso di me. 
Insieme a un nuovo cadavere e a una nuova indagine seguita dall’ex partner di J.X., Kit si trova circondato dai suoi vicini: una gentile e sempre presente — anche un po’ invadente — vecchietta di nome Emmaline; un ragazzo, Jerry, fan sfegatato di Christopher Holmes, nonché molto, troppo ossessionato da lui. Abbiamo poi la giornalista che tenta in ogni modo di intervistare Kit in merito al cadavere trovato nello scatolone; un pazzo che lo segue ovunque e, beh, altri strani e inquietanti personaggi che non posso menzionare — sapete che mi piace stuzzicarvi! E allora, di chi è il corpo che ha trovato nella cassa, e chi lo ha ucciso? Cosa vuole realmente da lui la giovane giornalista? Per quale diavolo di motivo c’è un pazzo che lo insegue? E soprattutto, che fine hanno fatto i suoi piatti? 
Oh, e non dimentichiamo l’ex moglie di J.X. e Gage, il suo simpatico nipotino che ama fare le linguacce... 
Gage mi fece un’altra linguaccia. 
«Non è molto carino.» 
«Non sei mio amico,» disse. 
«Mi piacerebbe esserlo.» 
[…] «Non mi piaci.» 
Neanche tu mi piaci, merdina.
Lo ammetto, qui ho riso. Tanto! 

Anche in questo volume della serie Holmes e Moriarity, la relazione tra Kit e J.X. sembra sempre sul filo del rasoio. J.X. non nasconde i sentimenti che prova per Kit, ma sa — e dimostra di saperlo — anche quanto delicato e per certi versi debole sia il loro rapporto. E proprio come Kit, teme che la loro relazione finisca ancora prima che riescano a svuotare tutti gli scatoloni nella loro nuova casa. Ed è per questo che, nonostante le sue paure e la sua cocciutaggine, Kit inizia a fare qualche passo in più, e a sforzarsi. Personalmente, prenderei a schiaffi Kit ripetutamente (e farei una statua a J.X. per la sua ormai rinomata pazienza), ma la sua evoluzione, il suo sforzo di dimostrare al compagno che desidera stare con lui, è notevole. 
«Vorrei fossi qui.» 
Mi sorprese quanto volessi che anche lui fosse a casa. Non che J.X. avesse bisogno della mia presenza lì, ma se gli fosse stato d’aiuto? Allora sì. Perché era davvero deluso. Oramai lo conoscevo abbastanza da cogliere quella infinitesima traccia di raucedine nella sua voce. Un’idea lampeggiò attraverso le distese aride del mio cervello. «Ehi, se venissi in macchina a Los Angeles e ci incontrassimo per il firmacopie alla Cloack e Dagger? Potremmo tornare insieme. Una specie di minivacanza.» 
«Dici sul serio?» 
«Sì. Certo. Ti andrebbe? Puoi cambiare il tuo biglietto aereo?» 
«Non mi importa se posso cambiarlo o no. Sì, cavolo, che mi andrebbe. Ma ne sei sicuro? Hai fatto il tragitto solo due giorni fa.» 
«Lo so. Assurdo, eh? Mi sa che mi manchi o qualcosa del genere.»
Ho adorato questo pezzo. E chi è appassionato di Josh Lanyon non può non aver prestato particolare attenzione a quelle tre parole: Cloack and Dagger
Sì, in “L’uomo nella cassa fatale” ci sono anche loro: Adrien con la E e Jake, che io amo. È una piccola particina ma ci sono, e per me è stato un regalo enorme. 
«Ti amo,» dissi. «Non farei niente di tutto ciò se così non fosse. Vendere casa mia. Trasferirmi dall’altra parte dello Stato. Devi conoscermi abbastanza bene.» Gli rivolsi un sorriso che probabilmente era tre parti smorfia e una parte totale imbarazzo. «Mi spaventa da morire quanto ti amo.» 
Il suo sorriso parve fermarmi il respiro nel petto. 
«È vero?» 
«Vero. Veramente. Veramente vero.» 
Fece una risata di sollievo, spontanea. «Perché so che è accaduto tutto quanto più velocemente di quanto tu fossi pronto. So che hai detto di sì senza capire del tutto a cosa acconsentivi. E io ne ho approfittato coscientemente.» 
Feci una smorfia. «Avrei potuto dire no in qualsiasi momento. Sono qui perché voglio essere qui con te.» 
«Non devi aver paura, Kit, perché io non ti farò mai del male. Non ti deluderò mai.»
J.X. è giovane, fiducioso e colmo di speranza. Innamorato di Christopher Holmes dalla prima volta in cui si sono incontrati, è consapevole che Kit possa avere dei ripensamenti da un momento all’altro. 
Kit, dal canto suo, ancora non riesce a spiegarsi come un giovane uomo affascinante, sexy e con una carriera da scrittore ancora in ascesa, possa essere innamorato di lui. Lui che non ama socializzare, che non ha un fisico perfetto, che adora autocommiserarsi (ok, questo forse è un mio pensiero) e che non sa cosa fare della propria vita. Insomma, due persone completamente diverse. Eppure, ci provano. Si danno un’occasione, perché i sentimenti che provano l’uno per l’altro sono più forti e stabili di quanto pensino, di quanto Kit, soprattutto, immagini. E allora al diavolo i suoi timori e le sue insicurezze... 
«Eri serio quando dicevi di avere dei ripensamenti?» 
«Ripensamenti, rimuginamenti... Tu no?» 
«Sì.» 
Mi ferì. E molto. Ma in un modo buffo, sentirglielo dire mi fu d’aiuto. Perché sapevo già che era vero. E se avessimo potuto parlarne sinceramente l’uno con l’altro, magari saremmo riusciti a trovare una via d’uscita. 
«Ma voglio ancora che funzioni,» dissi. «Ti amo e credo tu sia la cosa miglio che mi sia mai successa.» 
Il suo viso perse un po’ di durezza. J.X. chiese in tono incerto: «Davvero?» 
«Sì.» Onesto. Ma anche scoperto. Troppo scoperto. Mi affrettai ad aggiungere: «Be’, intendo, insieme a Miss Butterwith. E Mr Pinkerton. Ma sei sicuramente tra i prime tre.» 
C’era un accenno di sorriso nei suoi occhi. «Giusto. Naturalmente.» 
Josh Lanyon non mi ha delusa neanche questa volta, ma non avevo dubbi. Certo, la trama è più leggera rispetto ad altri suoi libri, così come lo stile, ma i misteri da scoprire, l’azione e i pericoli non mancano, ed è tutto circondato e intervallato dalle battute di Kit, per non mostrarsi troppo vulnerabile, dalla crescita del suo rapporto con il compagno, ma anche dalla sua crescita personale. Perché, a mio parere, questo è ciò di cui ha bisogno prima di ogni cosa, persino prima della sua relazione con J.X. 
Non riesco a non fare un confronto con i precedenti lavori della mia autrice preferita e considero questo meno intenso e coinvolgente di Adrien English Mistery (ne abbiamo parlato qui e qui) o anche della serie L’arte del delitto (ne abbiamo parlato qui, qui e qui), e purtroppo, devo ammetterlo, per quanto riguarda la qualità della traduzione non è all’altezza degli altri libri. Nonostante ciò, è comunque una serie che mi piace tantissimo, perché non si può non amare J.X. e non si può non sentirsi vicini a Kit e alle sue debolezze e, allo stesso tempo, alla sua determinazione — credo che non ci sia niente di più realistico. È ciò che più apprezzo dei libri di Josh Lanyon, oltre ovviamente alla trama in sé: il realismo dei personaggi. E ora non vedo l’ora di leggere il prossimo volume, di scoprire in che guaio si caccerà Kit e il modo in cui la relazione dei nostri Holmes e Moriarity maturerà.

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