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Recensione: "Una semplice storia d'amore" di J. H. Knight

Titolo: Una semplice storia d'amore
Titolo originale: A Simple Romance
Autrice: J. H. Knight
Trad.: Alessandra Pannozzo
Editore: Triskell Edizioni 
Collana: Rainbow
Genere: Contemporaneo 
Pagg.: 170 
Prezzo ebook: € 4,99 
Prezzo cartaceo: € 12,00 
Data di uscita: 25 marzo 2021
Link per l'acquisto: Triskell - Amazon - Kobo

Sinossi 
Skip pensava di avere tutto: un marito favoloso, un appartamento stupendo e il lavoro da insegnante che aveva sempre voluto. Persino il gatto era perfetto. Quando il suo compagno da otto anni decide di volere qualcos’altro – qualcosa che non comprende Skip né l’appartamento e neppure il gatto – Skip decide che è il momento di tornare a casa dall’altra parte del paese.
Tuttavia, oltre a una madre amorevole e impicciona, la sua città natale conserva anche i ricordi della sua imbarazzante cotta per un ragazzo conosciuto durante l’ultimo anno di liceo. Un ragazzo di fronte al quale si è umiliato proprio quando sembrava che le sue fantasie potessero realizzarsi. Scoprire che ora Paul Miller lavora nello stesso liceo in cui lui è appena stato assunto ribalta del tutto il suo mondo. Dopo una nottata bollente passata insieme, Skip si accontenta di essere amici di letto. Toccherà a Paul convincerlo che per amore vale la pena rischiare. 

Recensione 
Quando vogliamo leggere un libro, che cosa influenza la nostra scelta? La sinossi? La cover? L’autore? Ebbene, di norma scegliamo in base all’autore. Quando è qualcuno che già conosciamo e amiamo, decidiamo su due piedi; la sinossi diventa secondaria perché siamo più o meno certe delle emozioni che quello scrittore smuoverà nel nostro animo. Quando invece desideriamo scoprire un nome nuovo, almeno per noi, ci approcciamo al libro con cautela: dapprima leggiamo la sinossi, lasciandoci trasportare dalle parole e da cosa evocano in noi, poi facciamo una ricerca su Goodreads per avere un’idea di come il libro sia stato accolto dai lettori. 
Quando abbiamo scorso la trama di "Una semplice storia d’amore" di J. H. Knight, eravamo entrambe piuttosto entusiaste: i romance che narrano di due uomini i quali si ritrovano da adulti dopo aver condiviso del tempo insieme da ragazzini è uno dei preferiti di Manu. Non potevamo perdercelo! Inoltre, i rating positivi delle recensioni ricevute ci hanno colmato di palpitante aspettativa. Ecco perché è stato inaspettato il sentimento di delusione che ci ha accompagnato nel corso della lettura: pensavamo di leggere la storia dolce e appassionata di due uomini che, dopo aver vissuto distanti l'uno dall'altro, si ritrovano e scoprono di avere di fronte il pezzo mancante per completare la loro vita. Abbiamo scritto uomini con un intento ben preciso — non ragazzi, non adolescenti, bensì uomini di circa trent’anni, entrambi insegnanti in un liceo, che tuttavia hanno reazioni e atteggiamenti più riconducibili a due ventenni. Due persone che stanno affrontando la perdita dei rispettivi partner. 

Skip è intento a raccogliere i cocci del proprio cuore dopo otto anni di relazione naufragata senza un apparente perché, mentre Paul ha dovuto dire addio al suo compagno dopo che una lunga malattia se lo è portato via. Situazioni difficili, che segnano l’anima e possono logorare lo spirito. O almeno, questo è ciò che ci aspettavamo di leggere, visti i presupposti. 

Quando Skip e Paul si ritrovano, abbiamo immaginato un percorso di introspezione da parte loro, una lenta scoperta del sentimento che li avrebbe legati... invece è tutto un fuoco e fiamme fin dall’inizio. Pagine e pagine di incontri bollenti che tolgono spazio a quella che avrebbe potuto essere una trama meglio articolata e a una caratterizzazione psicologica più profonda e accurata. 

Ci dispiace sempre quando non riusciamo a entrare in sintonia con i personaggi, perché questa assenza di connessione ci impedisce di sentirci coinvolte dalla storia. Non abbiamo sperimentato la dolcezza che altri lettori hanno riscontrato e nemmeno le gioie di una seconda opportunità. Il sentimento per noi prevalente è stato più di sconforto per quello che avrebbe potuto essere ma che poi, in ultimo, non è stato. Del resto, come dice il proverbio, non è bello ciò che bello, ma è bello ciò che piace. 

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