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Doppia recensione: "Pansies - Edizione italiana" (Spires Universe #4) di Alexis Hall

Titolo: Pansies - Edizione italiana
Titolo originale: Pansies
Serie: Spires Universe #4
Autore: Alexis Hall
Trad.: Chiara Messina
Editore: Triskell Edizioni 
Collana: Rainbow
Genere: Contemporaneo 
Pagg.: 401
Prezzo ebook: € 6,99 - Preorder € 5,99
Prezzo cartaceo: € 13,00
Data di uscita: 1 marzo 2021
Link per l'acquisto: Triskell - Amazon - Kobo

Sinossi 
Alfie Bell se la passa piuttosto bene. Ha uno stipendio a sei cifre, un attico a Canary Wharf, la macchina che si era ripromesso di comprare a diciotto anni e un nutrito gruppo di raffinati amici londinesi.

Il vero problema è tornare a South Shields ora che tutti sanno che è gay. La sua cittadina natale è l’ultimo posto in cui si aspetterebbe di rimorchiare, ma Fen è bellissimo con i suoi capelli dalle punte rosa e gli occhiali da hipster, pieno di quel coraggio che a lui è sempre mancato. Dovrebbe essere l’avventura di una notte, peccato che Alfie non abbia mai incontrato nessuno così.

Anzi, sì. A scuola, quando il suo status di macho era ancora intatto e Fen era il ragazzino gay che rifiutava di tenere la testa bassa. E ora è un gran casino: Fen sarà anche stato a letto con lui, ma probabilmente non lo perdonerà mai. Senza contare che ha un negozio di fiori da gestire, un lutto da superare e una vita giù al sud.

Alfie vorrebbe solo far funzionare il loro rapporto, ma come può riuscirci quando l’unica cosa che hanno in comune è il paesino in mezzo al nulla dal quale entrambi sono fuggiti? 

Recensione di Barbara 
Per l'ennesima volta, Alexis Hall mi ha conquistata! Ho sognato, pianto, sorriso, mi sono arrabbiata e ho sospirato per tutte le pagine di "Pansies", nell'universo meravigliosamente umano di Alfie e Ren. È questa la ragione per cui amo alla follia questo autore: per la sua capacità di entrare nell'animo umano attraverso storie all'apparenza semplici, e di rappresentarlo attraverso parole fatte di musica e poesia. 

"Pansies", edito da Triskell Edizioni e tradotto magistralmente da Chiara Messina, racconta di come un ex bullo e la sua vittima preferita possano superare il passato e innamorarsi. 

Alfred Bell ritorna nel paese dove è nato e cresciuto per il matrimonio del suo migliore amico. È una persona all'apparenza realizzata: ha un lavoro ben remunerato a Londra, una bella auto, un appartamento da sogno. Ma Alfie non è affatto contento dell'uomo che è diventato. Sente che manca qualcosa nella sua vita, soprattutto perché non è ancora venuto a patti con la sua omosessualità. Non è riuscito ancora completamente ad accettarsi. 
Dopo essere fuggito dal ricevimento nuziale, decide di rintanarsi in un bar, dove incontra un uomo meraviglioso. Pur con qualche esitazione e con un atteggiamento un po' impacciato e goffo, gli offre da bere, invitandolo a tenergli compagnia nell'hotel in cui alloggia. 
I problemi, però, cominciano quando capisce che quell'uomo che gli fa battere forte il cuore — come non è mai successo prima — è lo stesso ragazzino eccentrico che si divertiva a bullizzare durante il periodo delle scuole medie e superiori.
A partire da questo momento, davvero unico e inaspettato, tutta la vita di Alfie cambia. Adesso non vuole soltanto scusarsi con Fen e conoscerlo quanto più possibile, ma inizia anche a conoscere se stesso e a mettere in dubbio tutto quello su cui ha fondato la propria vita. 

In questo libro, Alexis Hall tocca tantissimi argomenti: ogni parola, ogni virgola, ogni spazio ha una suo peso, e ti spinge a pensare, a cercare di comprendere il comportamento di Alfie e quello di Fen, a capire le dinamiche che alcuni giovani ragazzi devono affrontare per crescere e imparare in qualche modo a vivere. 

L'aspetto che per me è stato più interessante — che forse mi ha toccato più da vicino — sono i diversi sentimenti descritti dall'autore: l'amore romantico tra Alfie e Fen, passionale ed estremamente coinvolgente, ma anche quello che lega i  due ragazzi alle rispettive famiglie. 
In "Pansies" la famiglia è il punto di incontro di inizio e fine. Sia Alfie che Fen vogliono avere una famiglia su cui contare — non solo i genitori a cui sono affezionati — vogliono cioè crearne una nuova su cui fare affidamento, su cui appoggiarsi nei momenti di difficoltà e sconforto e per cui essere felici e grati.
È molto intensa la descrizione del rapporto di Alfie con i genitori, che si sono visti spiazzati e impauriti dall'orientamento sessuale del figlio e che ora non riescono a trovare i mezzi per ricucire il loro rapporto con lui, anche se lo amano tantissimo. 
Mentre Fen proviene da una famiglia che lo ha sempre sostenuto e capito, Alfie ha sempre cercato di somigliare il più possibile al padre, inseguendo lo stesso tipo di relazione che quest'ultimo ha con la moglie. Rendersi conto di essere gay gli fa dubitare di poter ottenere e raggiungere gli stessi obiettivi: amore, complicità, una casa e dei figli. 
Ma il concetto di famiglia ha tanti modi di esistere e anche Alfie, insieme a Fen, lo scoprirà.
Sono bellissimi poi e molto romantici i momenti in cui Alfie e Fen si aprono l'uno all'altro, soprattutto quando Alfie viene a patti con sé stesso e il suo passato; ed è riuscitissima la scelta di raccontare la storia dal punto di vista di Alfie, mentre conosciamo i pensieri di Fen attraverso delle lettere che il ragazzo scrive alla madre. 
Una menzione speciale va anche al prologo, davvero splendido.

Sarebbero ancora tante le cose da dire su questo meraviglioso libro, ma non voglio rovinare a nessuno la possibilità di scoprire l'irresistibile magia racchiusa in "Pansies". 

Recensione di Daphne 
Ci sono momenti nella vita in cui poche cose mi appagano come, e quanto, una storia d'amore intensa e travolgente. "Pansies" di Alexis Hall è una di esse. Forse perché è una storia d'amore deliziosa, tenera e romantica, traboccante di gioia, di sorprese, di eccitazione e ironia. Una storia piena di cuore, insomma, e di speranza, costruita intorno a un incastro narrativo incantevole, attraverso il quale si fanno strada le emozioni profonde di chi ha provato e fallito, di chi ha chiesto troppo a sé stesso, e di chi piange i propri errori e le proprie perdite. Forse perché Alfie Bell e Fen O’Donaghue sembrano due persone viventi, due creature fragili e complesse che durante la lettura hanno pungolato le mie aspettative, le hanno sfidate persino, invitandomi a uscire dalla mia zona di comfort per raggiungere luoghi non del tutto agevoli ma densi di un realismo ostinato, entro cui Alexis Hall ha dato prova di una tenera comprensione nei confronti dell'animo umano. Forse perché come nei (precedenti) volumi che compongono l'universo Spires, anche in "Pansies" ciò che dà spessore alla trama è la voce del suo autore, appunto, che mi è arrivata in maniera inaspettata. La sensazione, infatti, è che Alexis Hall abbia lavorato con le parole come un pittore impressionista lavora con i colori, dando vita a contrapposizioni cromatiche e a sfumature cangianti di una varietà infinita. Non solo. Sembra anche aver composto un'armoniosa e struggente melodia, accordando e mettendo a punto le pause e gli accenti ritmici contenuti nella sua scrittura. E, ancora, ha costruito frasi che hanno la stessa forza delle onde: trasportano energia e si infrangono sulla terraferma. Talvolta ti lambiscono o ti cullano dolcemente, talaltra ti inghiottono o burrascose ti travolgono. Di tanto in tanto, ricordano quelle del Mare del Nord, che, custode di segreti impenetrabili, con le sue acque fredde e oscure, bagna South Shields, la città che fa da sfondo alle vicende del romanzo. Una città che, dal canto suo, ha davvero qualcosa di magico se alla fine, Alfie e Fen, sembra quasi di vederli, di contemplarli e ascoltarli. 
Del resto, Alexis Hall ha il dono di mettere in ordine i sentimenti e le parole, di affrontare temi difficili con grande sensibilità — rifuggendo dal sentimentale — e di muoversi tra le cose con una delicatezza tale da renderle lievi e smussate. Per Alexis Hall le imperfezioni sono gravide d'incognite — un salto nel buio che, grazie alla sua voce dolce e attenta, diventa un viaggio vorticoso e allo stesso tempo quieto. Uno spazio da esplorare in cui l'aria cambia il proprio peso e ha il mezzo sapore della memoria (anche della mia) e delle future possibilità.
E allora che si tratti di depressione e disagio psichico (clicca qui); di solitudine e di un cuore spezzato (clicca qui); di age gap, di pratiche e regole del sadomasochismo, di ruoli e posizioni sociali (clicca qui), poco importa. Ciò che conta è la possibilità di trasformare e rappresentare quello che è già stato raccontato in un modo nuovo, rifacendosi cioè a una prospettiva diversa — sempre persuasiva e rispettosa — il cui intento è di dimostrare (tra le altre cose, forse) che l'amore e la passione appartengono a tutti. 
"Pansies" non sfugge a questo principio. Né, tantomeno, Alfie Bell e Fen O’Donaghue. 

Il libro si apre sulla loro vita da adulti. Gli anni della scuola sono trascorsi da un pezzo ma non quello che è stato. Recuperiamo, in parte, i tasselli del passato attraverso gli occhi del ragazzo cattivo, Alfie, che all'epoca dei misfatti si accaniva contro il più debole, Fen, perché così facevano tutti. Per ammazzare la noia. O perché per essere accettati è necessario conformarsi e giocare tutti allo stesso gioco, seppur violento e irreparabile. Oppure, per paura di guardarsi dentro, di conoscersi e riconoscersi davvero, e di rovinare così sul fondo roccioso della solitudine e della disperazione. 
Le opzioni di Alfie erano — sono — tante. 
Non quelle di Fen, invece, il quale a 13 anni, o giù di lì, ha la consapevolezza che essere gay in una piccola città del Nord non è la condizione ideale per crescere felice e in buona salute. Perché Fen sa che "un ragazzo a cui piacciono i ragazzi è un ragazzo morto".
I due si rivedono quando di anni, ormai, ne hanno 30, o giù di lì, e la loro nuova partenza è una partenza nebulosa, come se il cuore inseguisse il tempo e le sue instabili atmosfere. 

All'inizio del romanzo, dunque, i dialoghi sono penetranti e non privi di asperità. Intanto che le ore scorrono, diventano sempre più ironici, sensuali e deliziosamente dolci. Sono profondi e credibili e fluiscono con una facilità crescente man mano che Alfie e Fen si conoscono. 

Certo, l'evoluzione di questo rapporto appena nato è la naturale conseguenza dell'eccellente lavoro di Alexis Hall sui personaggi, sulla caratterizzazione dell'ambiente e su una trama che non ha nulla di banale né di prevedibile. 

E allora la gioia che regala questo romanzo è in Alfie. C'è in lui un perdurante conflitto — una sorta di linea netta di demarcazione — tra i suoi sogni e la dura ed esigente realtà che lo circonda. È impegnato in una lotta costante tra le pressioni sociali, le spinte (bigotte) promosse dalla cultura e dall'educazione ricevuta e i suoi desideri più intimi. Alexis Hall descrive abilmente questa sua tensione affinché Alfie non subisca più le scelte importanti della vita, affinché non si ritiri sulla difensiva e non tema più per il proprio futuro. È l'attimo prima del passo decisivo, del cambiamento atteso, dell'opportunità di trovare e di costruire il senso della propria identità.
Ma la gioia e il dolore sono anche in Fen. In questo ragazzino costretto a crescere troppo in fretta giacché troppo in fretta è stato costretto ad affrontare la frustrazione dei propri desideri. La gioia e il dolore sono nella sua presa di coscienza di essere vulnerabile, solo e affamato d'amore, disilluso e inseguito dai sensi di colpa, i quali non sono altro che pugni che arrivano al cuore e che lo allontanano un po' miseramente dal sole.
Probabilmente, anche per questo motivo "Pansies" è un libro poetico, ricco di metafore e similitudini, le quali, esattamente come Alfie e Fen, sembrano navigare dentro un cielo fitto di stelle. Ed è bellissimo. È bellissimo, a questo punto, il modo in cui Alfie impara a leggere e interpretare Fen. Un elemento leggero, quest'ultimo, duro ed etereo. Un nome illimitato, luminoso, che soffia via la sua immagine, che lo denuda e rende più chiara e netta la sua vita. Fen lo spoglia di quelle cose che fino a un attimo prima apparivano irremovibili: gli anni passati, le convinzioni errate, ogni punto contrapposto a un altro, l'idea di fingere per sopravvivere pur sembrando più morto che vivo. Mentre Fen si trasforma in dolcezza, purissima dolcezza, dopo aver trascinato senza sosta sé stesso, i giorni e i ricordi, ammettendo di avere dentro di sé soltanto cose colme di un vuoto di persone amate. Ed è bellissimo vederli camminare insieme, dove tutto scompare, o svanisce nel cielo, e sprofonda nel mare e nel terreno, dove tutto è finalmente lontano dalla lotta. 

Ora, so di essere di parte dal momento che amo qualsiasi cosa Alexis Hall scriva, o sogni soltanto di scrivere, e forse questa mia ingenuità non è scusabile. So anche, però, che non esiste nulla di più contingente e personale della lettura; e dunque se a qualcuno il libro potrà apparire generoso di dettagli, un po' me ne farò una ragione. Soprattutto alla luce della grazia di Alfie e Fen. Il loro è un viaggio a ritroso tra il dare e l'avere. Il ritorno di Alfie da Londra, dove vive e lavora, a South Shields, dove è cresciuto e si è formato, rappresenta l'occasione per pareggiare quei conti che non tornano. I suoi girotondi alla riscoperta di una città diversa e sempre uguale a se stessa sono un tentativo di riappropriarsi della consistenza delle cose, del loro colore e della loro vera dimensione, e verosimilmente anche di se stesso. Le sue interazioni con i personaggi secondari — le cui caratteristiche psicologiche scaturiscono indirettamente dalle azioni e dalle parole — lo conducono sul luogo dello scontro, dove la tempesta viola il suo spazio privato e lo aiuta infine a crescere. Alfie e Fen, in tal modo, mettono insieme le loro esperienze, le ricompongono come puntini raccolti nella vita. Insieme ne uniscono alcuni, ne tralasciano altri, ne scoprono di nuovi, rivestiti di una lucentezza insospettata, che non ne ha alterato comunque l'essenza. Poiché solo in questo modo si può cambiare la riva del mare e del tempo con i suoi sassi e le sue conchiglie — rivivendo l'estate nell'inverno, e riassaporando la leggerezza nella prudenza, la mitezza nella cattiveria, l'arrendevolezza nella resistenza: 
Siamo tutti fatti di piccoli pezzi, le cose che ci succedono, le persone che amiamo, e il cambiamento è ineluttabile come la marea, che ci leviga come vetri di mare. Non dobbiamo averne paura.

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