Scaffale Rainbow #19

Titolo: Thérèse e Isabelle
Titolo originale: Thérèse et Isabelle
Autrice: Violette Leduc
Trad.: Adriano Spatola e Laura Cimenti
Ed.: Neri Pozza
Collana: Bloom
Genere: Queer Fiction
Pagg.: 128
Data di uscita: 26 novembre 2020
Prezzo cartaceo: € 16,00
Prezzo ebook: 4,99 
Link per l'acquisto: Neri Pozza - Amazon 

Sinossi 
Nella primavera del 1954 Simone de Beauvoir presenta alle edizioni Gallimard un romanzo che, con i suoi tormentati ménages à trois, ha molte affinità con L’Invitée, la sua opera d’esordio. Ravages è il titolo del libro, scritto da Violette Leduc, un’autrice nota allora soltanto a una ristretta schiera di ammiratori. De Beauvoir non manca di accompagnare il manoscritto con un giudizio molto lusinghiero. Violette Leduc è una sua protégée, di cui apprezza da tempo il talento.
Il comitato di lettura della Gallimard, in cui figurano scrittori quali Raymond Queneau e Jacques Lemarchand, approva la pubblicazione dell’opera a una sola condizione: emendare le prime centocinquanta pagine, giudicate «di un’oscenità incredibile».
Ravages esce cosí nel 1955 pesantemente purgato della prima parte dell’opera che racconta la storia d’amore, «sconvolgente per il cuore e per il corpo», tra Thérèse e Isabelle, dove la protagonista diciassettenne è la stessa Violette (all’anagrafe Thérèse, Andrée, Violette), e Isabelle è una compagna del collegio di Douai con la quale la scrittrice aveva vissuto la sua prima esperienza sentimentale.
Da quel momento in poi quelle prime centocinquanta pagine hanno una complicata storia editoriale. Nel 1966, dopo il grande successo di un’altra opera della Leduc, La Bâtarde, Gallimard le pubblica come racconto a sé stante, ma ancora mutilo e rimaneggiato dalla stessa Leduc. Soltanto nel 2000 Thérèse e Isabelle appare in edizione integrale presso la casa editrice francese e, nel 2002, in traduzione italiana.
Riproposto ora, a distanza di anni, la recezione dell’opera può andare al di là dello scandalo suscitato dalle scene erotiche, descritte nei piú impensabili dettagli, che coinvolgono le due giovani protagoniste. La lettura può finalmente soffermarsi sulla sorprendente scrittura della Leduc, su quella lingua, come scrive Sandra Petrignani nell’introduzione alla presente edizione, «opulenta eppure asciutta perché sempre esatta, luminosa e poetica, minuziosa e sensuale, violenta e dolcissima, cruda e ossessiva, che non somiglia a nient’altro e si alimenta quasi esclusivamente di vita vissuta».
L’opera della Leduc è accompagnata, in questa edizione, dalla postfazione all’edizione italiana del 2002 di Carlo Jansiti, cui si deve in larga parte la riscoperta e la rinnovata fortuna di Violette Leduc sulla scena letteraria internazionale. 

«Uno dei piú grandi esempi di letteratura erotica in lingua francese».
Times Literary Supplement

«Un capolavoro sulla tirannia dell’amore».
Independent

«Censurato per mezzo secolo per la sua vivida rappresentazione della sessualità femminile in erba, questo romanzo è al contempo oscuro e luminoso».
Nicole Brossard 

Incipit 
Cominciavamo la settimana la domenica sera nel locale delle scarpe1. Lucidavamo le nostre scarpe che erano state spazzolate al mattino nella cucina oppure nel giardino della nostra famiglia. Venivamo dalla città: non avevamo fame.
Evitavamo il refettorio fino al lunedí mattina, facevamo qualche giro del cortile, andavamo nel locale delle scarpe, a due a due, con l’aiutante che si annoiava. La calzoleria del nostro collegio non assomigliava alle bottegucce dove il chiodo, la forma e il martello ci spingono a rimettere i piedi sul marciapiede. Le sere del rientro lucidavamo in una cappella di monotonia senza finestre, mal illuminata, sognavamo con le scarpe sulle ginocchia. L’onesto odore del lucido che ci fortifica nelle drogherie, ci affliggeva. Languivamo sullo straccio, eravamo maldestre, avevamo perso la nostra disinvoltura. La nuova sorvegliante, seduta come noi sulla panchetta, leggeva e inseguiva il racconto fuori dalla città, fuori dal collegio, mentre noi accarezzavamo con lo sguardo perso nel vuoto la tomaia con la lana. Quella sera, eravamo dieci scolare livide che rientravano dalle vacanze in una luce di sala d’attesa, dieci che non si parlavano, dieci musone che si assomigliavano, che si evitavano. 

Violette Leduc biografia 
Violette Leduc nacque ad Arras il 7 aprile 1907. Nel 1938 incontrò Maurice Sachs e nel 1945 Simone de Beauvoir, che la incoraggiarono a scrivere. Il suo primo romanzo, L’asphyxie, fu pubblicato da Albert Camus presso Gallimard e meritò le lodi di Jean-Paul Sartre, Jean Cocte­au e Jean Genet. Nel 1964 pubblicò La Bâtarde, la sua opera piú nota, che fu candidata al Gon­court ed ebbe un grande successo di pubblico e di critica. Nel 1966 diede alle stampe Thérèse et Isabelle, da cui, nel 1968, Radley Metzger trasse un film.  

Neri Pozza contatti 
Sito Web clicca qui 
Facebook clicca qui 
Twitter clicca qui 
Instagram clicca qui

Posta un commento

0 Commenti