Recensione: "Con un'altra forma" di Bart Yates

Titolo: Con un'altra forma
Titolo originale: Leave Myself Behind
Autore: Bart Yates
Trad.: Cristina Massaccesi
Editore: Triskell Edizioni 
Genere: Contemporaneo
Pagg.: 272
Prezzo ebook: 4 3,99 
Prezzo cartaceo: € 12,00
Data di uscita: 9 ottobre 2020 
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Sinossi 
Noah York è un adolescente gay che non ha ancora fatto coming out. Ha la lingua lunga, un forte senso critico e tantissimo materiale a disposizione per lanciarsi in una delle sue invettive. Dopo essere rimasta vedova, la madre di Noah, una poetessa dal carattere difficile, accetta un lavoro da insegnante in una piccola città del New Hampshire, lontano da Chicago e dal mondo che lui ha sempre conosciuto. Noah va abbastanza d’accordo con la madre, ma la vecchia casa che stanno cercando di restaurare comincia a svelare i suoi oscuri segreti per mezzo di polverosi barattoli di vetro nascosti all’interno delle pareti. I barattoli contengono frammenti di lettere, poesie e pezzi di diario che finiscono per ricostruire una storia di dolore e violenza che crea un’improvvisa frattura fra Noah e sua madre. Per fortuna, Noah trova un alleato inaspettato in J.D., un vicino di casa adolescente che ha tanti problemi con la sua famiglia. 

Recensione 
“Sarò soltanto un frocio. Ma sono un frocio che sa tirare fuori le unghie.” 
Considero “Con un’altra forma” di Bart Yates un libro molto particolare. Affronta diversi temi: dalla scoperta di sé all’omofobia, dalla violenza alla depressione. È una storia che dalla trama mi ha intrigato molto. Mi ha incuriosito soprattutto il mistero che si nasconde “dietro le mura” della nuova casa di Noah e sua madre, Virginia York, una donna che ama la letteratura e la poesia, una passione trasformata in lavoro. Una donna schietta, forse fin troppo, che molte volte non riesce a controllare il proprio carattere e la propria frustrazione. Immaginavo fin dall’inizio che ci fosse qualcosa di molto più profondo dietro questo suo atteggiamento, così come dietro il mistero della casa, e non vedevo l’ora di scoprire cosa. Il punto però è questo: quando una storia che leggi con grandi aspettative ti delude, non sai come prenderla. 

"Con un’altra forma" è la storia di Noah, ma non solo. Lui è il protagonista, la voce narrante, che ci parla della sua vita circondata e influenzata da altre persone: sua madre, appunto, che ha accettato un lavoro come professoressa a Oakland dopo la morte del marito; il suo nuovo vicino, J.D., nonché compagno di scuola, che diventerà il suo migliore amico e, dopo qualche difficoltà da parte di J.D., molto di più; la famiglia di quest’ultimo. Tutte persone molto complesse che riusciremo a conoscere poco alla volta.
L'intera storia gira intorno a ciò che Noah, sua madre e anche J.D. trovano nei muri: dei vasi contenenti delle lettere. Ma chi le ha scritte? Lo scopriremo capitolo dopo capitolo, muro dopo muro. Lettere che si ricollegano alla vita dei nuovi inquilini, ma anche, incredibilmente, a quella della famiglia di J.D. In che modo? Non posso dirvelo, ma è proprio questo ad avermi deluso. Pensavo che quelle lettere nascondessero qualcosa di più personale. Le parole scritte su quei vecchi fogli, tanti anni prima, minano il rapporto tra Noah e la madre, la quale si chiude in se stessa sempre di più, addossando al figlio delle responsabilità che nessun ragazzo della sua età dovrebbe avere. E anche se Noah riceve l’aiuto di J.D., si troverà ugualmente in enorme difficoltà. Non solo a causa dei cambiamenti che si sono verificati da quando si è trasferito nel New Hampshire, ma anche per ciò ha scoperto di se stesso, proprio grazie al suo nuovo vicino.
Quando Noah capisce di provare attrazione per J.D., non lo nasconde a lungo, e forse anche questo mi ha lasciato un po' perplessa. Come sempre è soltanto una mia opinione. 
Per quanto abbia trovato la trama intrigante, sono entrata più in sintonia con J.D. che con il protagonista. Noah è un ragazzo che non si nasconde, è schietto e ironico — e questi sono di certo dei pregi — ma è anche molto critico, tanto da risultarmi — quanto mi dispiace dirlo — antipatico e ingiusto. E non perché sua madre incappi in qualcosa che la fa palesemente soffrire, ma perché lo è sin dall’inizio. Preferisco una maggiore introspezione, una più attenta analisi emotiva dei personaggi, ed è questo ciò di cui ho sentito la mancanza durante la lettura, ma non solo. Accadono molte cose nella vita del protagonista, è un susseguirsi costante di situazioni ed eventi, mese dopo mese, che pur non coinvolgendolo sempre in prima persona, risultano eccessivi e trattati in modo superficiale, quando, invece, avrebbero potuto essere meno frequenti e più approfonditi. 

Mi dispiace dirlo, ma mi sono sentita davvero poco coinvolta e toccata dalla storia e da Noah. Ho continuato la lettura solo per la curiosità di scoprire di chi fossero quelle lettere e perché fossero tanto importanti da diventare addirittura un’ossessione per la signora York. Ecco, scoprirlo mi ha deluso molto. Mi aspettavo qualcosa di diverso, qualcosa di più personale, come ho già ribadito. 

Detto ciò, ci tengo a precisare che non consiglio di non leggere questo libro perché, nonostante i difetti che vi ho trovato, è un buon libro, scritto molto bene e con fluidità. Benché io lo ritenga poco appassionante, devo dire che ho apprezzato davvero il personaggio di J.D. Lui è il classico adolescente che adoro: un ragazzo che scopre la sua vera identità ma che fatica ad accettarla. Nonostante questo, però, mette da parte le sue paure, trova il coraggio di essere davvero se stesso, aiutato dai sentimenti che prova per il suo nuovo vicino, sentimenti del tutto ricambiati. 
«Sei così ottuso, Noah. Non lo capisci? Io e Kristine facevamo sesso e basta. Non ero innamorato di lei. Sei davvero stupido.»
Di solito, non mi piace quando la gente mi chiama stupido, ma suppongo che lascerò correre per questa volta.

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