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Recensione: "Maelstrom - Edizione italiana" (Serie Whyborne & Griffin #7) di Jordan L. Haw

Titolo: Maelstrom - Edizione italiana
Titolo originale: Maelstrom
Serie: Whyborne & Griffin #7
Autrice: Jordan L. Hawk 
Trad.: Mariangela Noto
Editore: Triskell Edizioni 
Genere: Horror/Fantasy, Storico, Investigativo
Pagg.: 286 
Prezzo ebook: € 4,99 

Prezzo cartaceo: € 12,00
Data di uscita: 4 maggio 2020
Link per l'acquisto: Triskell - Amazon


Sinossi 
Tra l’improvvisa ma sospetta generosità del padre e l’incauta promessa fatta a Christine di aiutarla a organizzare il suo matrimonio, Percival Endicott Whyborne ha abbastanza di cui preoccuparsi. Ma quando la donazione di un codice misterioso al museo Ladysmith attira l’attenzione di un culto omicida, Whyborne si trova a dover fare una corsa contro il tempo per decifrarne subito i segreti.

Anche Griffin ha un caso: la scomparsa di una mappa storica, che conduce rapidamente a vari omicidi. Qualcuno compie sacrifici umani durante rituali oscuri, e tutti gli indizi conducono proprio al museo.
Con gli amici Christine e Iskander, Whyborne e Griffin devono scoprire il vero scopo del culto prima che sia troppo tardi. Forze oscure sono all’opera proprio nel cuore del museo, e vogliono qualcosa di più del codice di Whyborne.
Vogliono la sua vita. 

Recensione 
Ogni volta che la ce Triskell Edizioni annuncia l'uscita di un nuovo volume della serie Whyborne & Griffin di Jordan L. Hawk, mi sento volare sulle nuvole! Impossibile che non si sia capito, ma voglio comunque metterlo nero su bianco: amo Whyborne e Griffin. Sono così affezionata a questi due personaggi nati dalla fantasia e dalla penna del bravissimo Hawk, che quando inizio a leggere un nuovo libro della serie tutto ciò che mi circonda scompare. Inizio la prima pagina e, in un attimo, mi ritrovo all'ultima. È successo con "Widdershins" (ne abbiamo parlato qui), con tutti i volumi seguenti, ed ero sicurissima sarebbe accaduto anche con "Maelstrom". Che si tratti di strane creature che divorano esseri umani, di culti che vogliono riportare in vita esseri dal passato; che si parli di yahoy, Ketoi, abitatori del mare, di ghul o ombre, mi immergo nella storia di Ival e Griffin come se rivedessi dei vecchi amici dopo tanto tempo, con passione, amore, avventurandomi insieme a loro tra misteri e creature spaventose. 

Sono trascorsi quattro anni da quando Whyborne ha scoperto l'esistenza di un mondo a lui prima sconosciuto, un mondo fatto di magie, culti, mostri e discendenze magiche. Lo avevamo lasciato in viaggio verso Widdershins, di ritorno a casa dopo una spedizione in Alaska per niente semplice, dove avevano scoperto nuovi esseri, le "umbrae", a cui Griffin è tutt'ora "collegato". Ora, tutto ciò che Whyborne desidera – e diciamo la verità, di cui avrebbe bisogno nonostante sia trascorso un po' di tempo dall'ultima avventura – è un po' di tranquillità, semplice routine. Una vita normale. Beh, non che la nuova "macchina a motore" di suo marito gli permetta di vivere una vita tranquilla! 

«Guardala,» disse Griffin raggiante. «Non è splendida?»
«No,» mugolai tra i denti.
«Cos'hai detto, mio caro?»
«Che è piuttosto bella,» replicai. «Sì.»
L'oggetto in questione era la nuova macchina a motore Curved Dash della Oldsmobile. [...] Griffin aveva venduto alcune azioni che mio padre gli aveva regalato per il suo compleanno per comprarla, e ne aveva atteso l'arrivo per settimane. Le mie speranze nascoste che la mostruosità andasse persa durante il viaggio si erano purtroppo infrante. 

Ma stiamo parlando di Percival Endicott Whyborne, che i guai, li attira a sé facilmente! In questo volume arriva una nuova minaccia, che, guarda caso, si intreccia con il nuovo caso di Griffin, rendendo tutto ancora più misterioso. Tutto ciò inizia con la donazione da parte del nuovo conte di Wisborg di una generosa quantità di libri di proprietà di Daphne, sorella di Christine conosciuta in "Necropoli" (ne abbiamo parlato qui), quarto volume della serie. È tra questi tomi che Whyborne trova un codice particolare e oscuro che, ovviamente, non esita a studiare. Non solo, però. Griffin viene assunto da un uomo, il signor Lambert, accusato di aver rubato una mappa. La stranezza sta nel fatto che lui, però, non ricordi neanche di essere arrivato sul luogo della rapina. Com'è possibile che un attimo prima si trovasse in un punto e quello immediatamente dopo in un altro, senza che lui si fosse mai spostato?
Beh, Griffin sa che tutto è possibile a Widdershins. Ed è anche possibile — certo, inaspettato — che il detective Tilton, nonostante in precedenza non sia mai stato disponibile ad accettare il sostegno o i consigli di Griffin, chieda aiuto proprio al nostro adorato signor Flaherty. Motivo? Degli omicidi particolarmente bizzarri, per usare le sue parole. 

Il volto del morto era congelato in un'espressione di orrore e agonia. Il petto era squarciato, costole e sterno ridotti a un ammasso frammentario con pezzi di ossa che spuntavano verso l'esterno, come se qualcosa si fosse fatto strada dall'interno. 

Anche Tilton sa che morti simili non possono essere stati causati da qualcosa di "naturale". 
Tutto ciò, naturalmente, non basta. 
Qualcuno, un essere di sicuro spaventoso, tenta di rubare il codice, su cui Whyborne ha trovato simboli e scritte già conosciuti e addirittura "incontrati". Perché?
Diventa tutto un intreccio, tutto collegato a un unico nome: Nyarlathotep. Ecco allora che si comincia a indagare su un nuovo culto, nuovi mostri. Cos’è che vuole arrivare dall'Esterno? Sicuramente qualcosa di pericoloso, di innaturale e orribile contro cui è necessario combattere per sopravvivere. E chi ne è coinvolto? 

Questo libro, scritto dal punto di vista sia di Whyborne che di Griffin, mi ha preso tantissimo, mi ha appassionato in maniera così entusiasmante e totale, che starei ore a parlarne e discuterne. Non posso spoilerarvi nulla, però, quindi devo trattenermi!
Sappiate che nulla è come si immagina. Il desiderio di potere e di vendetta, orgoglio e invidia oscurano la ragione, rendono gli uomini folli e crudeli.
Sappiamo bene, però, che niente e nessuno può davvero spaventare e fermare i nostri amati Whyborne e Griffin, sempre accompagnati dalla mitica Christine e dal suo quasi-marito Iskander. 
Sì, quasi marito perché è arrivato il momento del loro matrimonio. Beh, più o meno. 
Ormai conosciamo Christine, e non sarà per voi una sorpresa il suo modo di agire, quando arriverà il momento di organizzare la cerimonia. 
Lasciatemi aprire una breve parentesi, però: quanta pazienza ha Iskander! Deve amare davvero moltissimo Christine per sopportarla. Comprenderla, soprattutto. Chi ha letto le mie precedenti recensioni di questa serie, sa che adoro e stimo moltissimo il personaggio di Christine. È incredibile come il suo sia il primo personaggio femminile che apprezzi totalmente, e non parlo solo dei libri M/M. 
Christine è una donna forte, determinata, combattiva. Non le manda a dire, ecco. È razionale, non ha peli sulla lingua, segue i suoi sogni e i suoi obiettivi senza arrendersi mai, neanche di fronte a una società che crede che le donne debbano restare in casa a occuparsi di marito e prole. Certo, dovrebbe forse avere un po' più di delicatezza ed evitare di bussare alla porta dei suoi amici alle quattro di mattina, ma questa è una cosa che dovrebbe imparare anche Persephone — sì, c’è anche la sorella di Whyborne in questo volume, e rivedremo anche Heliabel. 

In "Maelstrom", così come negli altri volumi, la parte del mistero e dell'indagine si intreccia con quella affettiva e familiare. Vediamo Niles, il padre di Whyborne, molto più spesso in questo volume, e devo dire che, nonostante i suoi modi, l'ho davvero apprezzato.
Niles è un uomo rigido e distaccato, con molti difetti. Possiamo definirlo un vero "bastardo". Eppure, il suo personaggio dimostra una crescita evidente. L'unico a non notarla è Whyborne e, per quanto non possa dargli torto, mi dispiace. Whyborne senior offre la sua casa per il matrimonio di Christine e Iskander, offre regali a Griffin e lo invita a cena. Addirittura, chiede di incontrare Persephone. So che è stato un padre orribile e non lo perdono per le sofferenze che ha procurato a Whyborne, ma sta provando a riavvicinarsi a lui e ad essere una persona migliore. 

«Ho cercato di essere migliore,» continuò. «Ho fatto donazioni al museo in cui lavori. Ho invitato Griffin alle cene di famiglia. Ma più provavo a raggiungerti, più tu mi respingevi.» Con mio orrore, vidi le lacrime nei suoi occhi. «Lo so che è troppo tardi. Ma, Percival, sei mio figlio. E ti voglio bene.»
«Come poteva fingere ancora? «Non mentirmi!» 

La morte della moglie e della figlia Guinevre — e ciò che ha provocato Stenford a causa della sua mania di potere — ha suscitato un dolore così straziante nell'uomo che, credo, abbia finalmente riconosciuto le cose importanti della vita, e il vero coraggio e la vera forza. Ha iniziato a farsi un esame di coscienza, a mio parere. Già nei volumi precedenti ha iniziato a mostrare, velatamente, un certo rispetto per Whyborne, e un cambiamento. Inoltre, la morte della moglie lo ha davvero toccato nel profondo e sente davvero la sua mancanza. Mi ha rattristata molto, lo ammetto, e ho condiviso a pieno le parole di Griffin: mi ha fatto riflettere sul motivo per cui Heliabel, di certo, non sente la mancanza di Niles. Griffin comprende Niles, forse perchè osserva il contesto dall'esterno e nota i suoi piccoli gesti che Whyborne, invece, fatica a riconoscere, o a cui dà un significato diverso. 

«Mio padre adottivo è morto prima che ci riconciliassimo. Non voglio che lei e Percival soffriate allo stesso modo.»
«Grazie.» L'uomo incontrò i miei occhi e io scrollai il capo, notando il suo sguardo calcolatore. «Non sarò il suo avvocato. Solo lei può farlo.» Fissai i miei occhi su Whyborne, che sembrava davvero a disagio nella casa in cui era cresciuto. «Il mio primo pensiero è sempre per lui. Ma non vede in maniera obiettiva quando si tratta di lei, e cercherò di ricordarglielo, se dovesse rendersi necessario.»
Niles emise un lungo sospiro. «Capisco,» disse infine. 

È vero, Whyborne non ragiona in maniera obiettiva quando si tratta di suo padre. Ma nessuno può dargli torto, Griffin lo sa ed è sempre disposto a stargli accanto. Lui è il suo amore, è la sua casa, la sua famiglia. Così come lui lo è per Whyborne. Il loro rapporto, l'amore e la devozione che provano l'uno per l'altro, è qualcosa di unico, speciale. Adoro ogni loro momento insieme e mi si scioglie il cuore ogni volta che leggo "mio caro" o "tesoro mio".
Adoro il fatto che, nonostante stiano ormai insieme da anni e si siano promessi amore eterno, ancora sentono il bisogno di della compagnia reciproca. Si confortano a vicenda e si aiutano, aprendo all'altro il proprio cuore. Si accettano così come sono. Griffin, lo sappiamo, ha sempre avuto il timore di non essere abbastanza per Whyborne, e quest'ultimo ha sempre pensato di non essere ciò che Griffin merita davvero. Ma si amano e se lo ripetono in continuazione, perché i gesti sono fondamentali ma anche le parole sono meravigliose. 
Dopo il "contatto" di Griffin con la Madre delle ombre in "Hoarfrost" (ne abbiamo parlato qui), ora possono essere ancora più legati, allacciati quasi, grazie alla magia. E quando Whyborne — ormai sempre più potente — non si sente più umano, Griffin non lo abbandona e lo aiuta a capire cos'è davvero importante: 

«Griffin?» chiesi a bassa voce. «Pensi... pensi che io sia umano?»
Si girò verso di me, cingendomi con entrambe le braccia. «Me lo domandi per via di quello che ho visto?»
E per via di quello che ricordavo. «Sì.»
[...] Allora ti farò io una domanda. Dopo tutto quello che abbiamo visto e le creature che abbiamo incontrato... importa davvero?»
Per un qualche motivo, il suo tono dolce mi colpì al cuore. «Solo se importa a te,» sussurrai.
«Mi importa di te.» Si sollevò per baciarmi. «Ti amo. Amo tutto di te.» Si tirò indietro e sorrise. «Non c'è un’altra persona con cui vorrei affrontare un'invasione di creature mostruose proveniente da un'altra dimensione. 

La dolcezza di questa coppia mi scalda il cuore come poche. Forse per la loro delicatezza, perché sono, sì, dolci ma non stucchevoli. 
Jordan L. Hawk alterna momenti romantici ad altri di passione infuocata e senza mai cadere nel banale, anzi rendendo tutto sempre più meraviglioso. Momenti che abbiamo letto spesso in questi sette volumi, ma di cui non potremmo mai stancarci. Leggerei mille e più scene di Ival e Griffin che si amano, con passione e desiderio, amore e devozione. 

«[...] Vedevo il fuoco dentro di te, luminoso, vibrante e che chiedeva di essere liberato.»
Emise un lieve gemito.
«Sai, è tutta la sera che ti guardo.» Avanzò ancora, sempre più vicino, mi intrappolò tra il suo corpo e la scrivania. Fece scivolare una coscia tra le mie, spingendo e muovendosi in modo perfetto. D'improvviso, la stanza sembrò rovente almeno quanto il foyer. «A... ah?»
Spinse contro di me con più forza, mandando brividi di piacere al mio sesso che si indurì subito. «Mm-mmm. Ti ho guardato mentre parlavi con Mathison e gli altri. Il dottor Percival Endicott Whyborne... così distante. Così inavvicinabile.»
Il mio cuore battè più in fretta e la pelle prese a bruciare più di prima. «Non lo sono.»
«Lo sembri, quando ti senti esposto. Silenzioso e lontano, come una statua. Nessuno di loro vede quello che c'è sotto al guscio di marmo. Il fuoco che aspetta il momento giusto per esplodere in una vampata. Io posso guardarti mentre lo controlli così, in pubblico, sapendo che nessuno di loro ti immagina in ginocchio mentre mi chiedi di scoparti la bocca.»

Ci sono davvero molti momenti che mi hanno fatto emozionare — non solo tra Whyborne e Griffin —, ma anche in questo volume ce ne sono altri che mi hanno fatto ridacchiare e quasi alzare gli occhi al cielo! Come Whyborne che teme la morte di Griffin a causa della sua nuova auto, e la scena di Persephone a cena da Niles (l'immagine di quest'ultimo che sospira come un padre senza più forze per accontentare i propri figlioletti, perché Persephone ha chiesto dei waffle per cena e poco dopo discute con Whyborne sulla loro discendenza, mi ha fatto morire!); e per non parlare di Christine, che conosciamo perfettamente.
Insomma, non avevo dubbi che avrei amato questo volume — parliamo di Ival e Griffin e di Christine, parliamo della penna di Jordan L. Hawk e della sua capacità di scrivere storie meravigliose, coinvolgenti, misteri da scoprire, nemici da combattere, personaggi da adorare —, ma non sapevo che l'avrei amato così tanto. Ora non mi resta che aspettare il prossimo volume con trepidazione e... rileggere l'intera serie! E se ancora non l'avete iniziata, rimediate perché ogni singolo volume di Whyborne & Griffin è un vero gioiello.

2 commenti:

  1. Serie notevole, scritta benissimo, con arguzia e ironia. Siamo al 7° libro e fino ad ora non mi sono ancora stancata di Whyborne & Griffin, anzi, ne voglio ancora!

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    1. Lucy, Whyborne e Griffin non perdono un colpo! Hanno sempre qualcosa di nuovo da dire e sono in continua evoluzione, appassionanti come pochi ^_^ anche io non mi stanco mai di loro <<3

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