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2/29/2020

Recensione: "La croce e il lupo" di Harper Fox

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Titolo: La croce e il lupo
Titolo originale: Brothers of the wild North Sea
Autrice: Harper Fox
Trad.: Claudia Milani
Casa Editrice: Triskell Edizioni
Genere: Storico
Pagg: 400
Data di uscita: 26 febbraio 2020
Prezzo: € 4,99
Link per l'acquisto: Triskell - Amazon

Sinossi 
Caius non è proprio sicuro della sua vocazione monastica. Certo, apprezza la sua vita di studio e lavoro all’interno della remota comunità di Fara, ma nelle sue vene scalpita lo stesso sangue guerriero degli antichi antenati romani, ed è solo tra le braccia del gentile amico e amante Leof che riesce a trovare un po’ di pace.

Quando però Leof viene ucciso dai vichinghi durante una razzia, Cai non è per niente disposto a porgere l’altra guancia e desidera solo potersi vendicare. L’occasione gli si presenta quando si imbatte in Fenrir, un giovane pirata vichingo in fin di vita e abbandonato dai compagni sulla spiaggia. Ma invece di impugnare una spada e cercare quella giustizia che il suo cuore tanto brama, Cai si trova a disobbedire al suo stesso abate e a usare le sue abilità di guaritore per salvare il proprio nemico.

All’inizio, il vichingo ripaga la sua generosità con un atteggiamento sdegnoso e aggressivo, ma con il passare del tempo, si lascia conquistare dalla sua generosità; mentre Cai, che aveva abbandonato l’idea di poter amare ancora, sente nascere dentro di sé una nuova e profonda attrazione.
Nonostante il sentimento sbocciato tra loro, però, Fen non riesce a dimenticare la lealtà che deve alla sua gente e fa di tutto per scoprire il segreto di Fara: un potente talismano che potrebbe rendere i vichinghi invincibili e distruggere per sempre il loro amore. 

Recensione 

L'universo in un lembo di terra: verso le stelle, verso Dio
Leggere un romanzo ben scritto è sempre entusiasmante. Lo è ancora di più se si segue con fiducia il percorso tracciato da un'autrice, o da un autore, che non teme di richiamarsi alla vaghezza cronologica di una storia rincorrendo le proprie suggestioni. Certo, è necessario che l'autrice oppure l'autore in questione conosca bene i ferri del mestiere — quanto meno per assicurarsi contro gli inevitabili incerti — ma nel dirlo mi sembra di sottolineare, appunto, un'ovvietà. 
Quel che non è ovvio, invece, è il talento di Harper Fox, e la sua capacità di intrecciare verità storica, mito e fantasia per offrirci un racconto d'evasione, sì, ma anche una nuova visione delle cose. 
È questo il caso de "La croce e il lupo", la cui sostanza ruota intorno a fatti realmente accaduti e si muove nel contempo all'interno di una zona franca, quella della finzione, dove tutto è lecito e ogni cosa può accadere. 

E così Fara. Fara sancta. O forse Holy Island.

Al largo della costa nord-orientale dell'Inghilterra, circondata dalle ostili acque del Mare del Nord, affiora una piccolissima isola dominata da venti sferzanti e dalla sabbia levigata dai flutti marini: Lindsfarne, più nota come "Holy Island", Isola santa. Su quest'isola tidale, infatti, collegata alla terraferma durante la bassa marea — quotidianamente e per due volte al giorno il ritmo dei flussi ne impedisce l'attraversamento — sorge un monastero ormai in rovina che fu fondato nel 635 d.C. da Sant'Aidan, o Sant'Aidano, monaco scozzese dell'Abbazia di Iona, inviato nella regione settentrionale dell'Inghilterra per diffondere la cristianità tra i pagani che vivevano nella Northumbria, con l'auspicio però che a convertirsi fossero soprattutto gli Angli e i Sassoni. Grazie alla sua opera di predicazione, su questo lembo di terra divenuto pertanto sacro nacque e prosperò un'importante comunità celtica cristiana, il cui priorato nel 664 d.C. venne affidato al più celebre San Cutberto. 
Il monastero di Lindsfarne — diventato nel frattempo un faro di pace e di speranza per i primi credenti — oltre a essere un centro vitale di attività monastica, missionaria e di studio del latino, dell'astronomia e del computo, passa anche alla storia per aver subito l'8 giugno del 793 d.C. la più famosa delle scorrerie per mano dei predoni venuti dal mare, forieri di morte e distruzione. 
Per convenzione, il saccheggio dell'8 giugno del 793 segna l'inizio dell'Era e dell'espansione Vichinga. 

In questo contesto storico si inserisce il racconto de "La croce e il lupo", ambientato verosimilmente a Lindsfarne, ribattezzata nel romanzo l'Isola di Fara: un nome che assomiglia "allo stridio di un uccello. [...] Fara Sancta. L’isola della sacra marea." 
Harper Fox ricostruisce con accuratezza e scrupolo un periodo lontanissimo del quale conserviamo fonti laconiche e incerte, lo descrive in perfetto equilibrio tra le due dimensioni del reale e del fantastico, al fine di restituirci un luogo che è storia e allo stesso tempo mito. La sua conoscenza della materia — immagino di non facile rievocazione — dà vita a un insieme di personaggi vividi e indimenticabili, i quali sono connessi gli uni agli altri mediante il contorno sfumato e sfuggente del mistero, sicché paradossalmente diventa più facile capire e appropriarsi delle schegge di realtà di cui sono composti. Ma alla fine, mi dico, ciò che conta non è tanto domandarsi cosa sia realtà e cosa sia finzione, quanto se una storia sia buona o meno.

Siamo dunque a Fara, l'anno è il 687 d.C. 
Caius, figlio maggiore di un capoclan locale — Broccus, che vanta antenati romani — è un monaco dallo sguardo e dal cuore inquieti. Per ribellarsi al padre, il quale lo vorrebbe erede del proprio patrimonio di terre, uomini e numerose amanti, si converte al cristianesimo e, malgrado la sua vocazione non sia né forte né tantomeno chiara, sembra trovare un'oasi di felicità all'interno del monastero di Fara, dove è libero di soddisfare la sua fame di sapere avvicinandosi allo studio della scienza e alla visione fisica del mondo; e poiché l'isola è ricca di erbe e piante selvatiche medicinali, per merito della sua amica Danan — uno dei personaggi più affascinanti del romanzo — impara a preparare medicamenti naturali efficaci contro ferite e malattie diventando, di fatto, il medico di tutti.

Essendo situata a 50 miglia dal fiume Tyne e dal Vallo di Adriano (lo sperone di roccia su cui sorge il monastero fu presumibilmente utilizzato dai romani per vigilare sul Mare del Nord), Fara è terra di confine. E dunque, una pietra dopo l'altra, questa piccola comunità, che vede nel contingente greco dell'Abbate Theo il suo nucleo centrale, raccoglie persone di lingue diverse: gli abitanti del posto ma anche Angli, Sassoni e alcuni Dani delle colonie vicine. Così, accanto a Cai e Theo c'è Demetrios, che si prende cura delle erbe commestibili; c'è Benedict, alto e forte abbastanza "da riuscire a governare da solo l’aratro"; c'è Leof, che nello Scriptorium trascrive e illustra l'opera del suo Abbate, e c'è il piccolo Oslaf. Insieme ad altri solerti monaci, questo gruppo eterogeneo di uomini dedica le proprie giornate all'agricoltura, allo studio delle cose del mondo, alla preghiera: tra il lavoro nei campi, una supplica partecipe e un bicchiere di idromele, questi uomini, insieme, alzano lo sguardo verso il cielo a cercare le stelle e l'infinito per trovare Dio. 

L'amore non ha regole 
Il monastero, però, a dispetto della pace che lo anima, è esposto ai pericoli esterni: i Vichinghi hanno rivolto l'attenzione verso il Mare del Nord e con i loro vascelli eleganti e facili da manovrare approdano velocemente sulle coste dell'Inghilterra nord-orientale per razziare e poi fare ritorno in patria carichi di oro, argento e schiavi. 
Dopo aver subito un attacco violento e brutale che ha portato dolore e distruzione, Cai e i suoi fratelli vengono nuovamente presi di mira dai pirati con un'incursione mordi e fuggi il cui esito è del tutto inaspettato: la battaglia ha lasciato un uomo in fin di vita sulla spiaggia. 
L'uomo è un vichingo; il suo nome è Fenrir. Cai, medico per vocazione, non intende abbandonarlo alla morte; e così, fidandosi del proprio istinto, lo trascina sin dentro l'infermeria con l'intenzione di salvarlo e prestargli le proprie cure.

A questo punto, forse, è opportuna una breve digressione. Harper Fox attinge dal pozzo profondo del mito, da quel passato cioè che precede la storia, per raccontare un amore forte che sembra non avere futuro. La sua è un'interpretazione originale che non tradisce, però, la finalità della narrazione mitica: Cai e Fen sono legati al mondo e alle sue leggi, anche quando prendono la difficile decisione di infrangerle.

Cai e Fen. Il momento in cui si incontrano è travolgente, come travolgente è la descrizione che ne dà l'autrice. I due più che vedersi si guardano, davvero. Regalano l'uno all'altro uno sguardo unico e assoluto — unico perché capace di colpirli interiormente e di ferirli come una spada sguainata è capace di lasciare un segno. Guardandosi l'un l'altro, sono visti, ed è in quel momento che sanno finalmente di esistere. 
Ma Caius e Fenrir sono nemici e qualsiasi emozione sia passata tra di loro non può essere assecondata: i fratelli di Fen portano morte e devastazione e Cai non può permettersi di provare pietà. Deve assistere, piuttosto, i suoi monaci, deve dedicare il suo tempo al monastero e non a quel vichingo fiero, impavido e arrogante che incute terrore allo stesso modo di Fenrisúlfr, il lupo incatenato di cui narrano le leggende dei Dani e di cui il vichingo porta orgogliosamente il nome.
Si sa, però, che di buone (o cattive) intenzioni è lastricata la strada per l'inferno e che l'odio, come l'amore, è il territorio dell'ambiguità: non è mai semplice riconoscerne la vera ragione. E poi, il passo dal pugnale al cuore è breve. I due iniziano a passare del tempo insieme e Cai si scopre, vicino a Fen, valoroso e nobile d'animo, un uomo di grande coraggio che non può più nascondersi dinanzi alle prove della vita. Riconosce che dentro di sé c'è un'impronta di Broccus, forse la parte migliore del suo tributo.
Questi due uomini, quindi, all'apparenza tanto lontani e diversi sono due guerrieri dall'animo devoto e leale, due combattenti che riconoscono l'uno nell'altro una vulnerabilità che li rende profondamente umani. È infatti nel pericolo che i loro sentimenti si rivelano perché — forse così direbbe Theo — l'amore compie sempre lo stesso viaggio, come un pianeta completa sempre la sua rivoluzione intorno al sole. 

Il prezzo del sacrificio e la conquista della libertà 
I pericoli, tuttavia, non vengono soltanto dal mare. Una parte del clero vorrebbe acquisire sempre più potere e riformare le regole interne di ogni comunità religiosa all'insegna dell'austerità e dell'oscurantismo. Di nuovo, Fara e i suoi monaci devono difendersi, questa volta però da una fede impositiva che mina la forza della verità. 
Sono forse queste le pagine in cui l'evoluzione psicologica di ogni personaggio trova il suo compimento, tra conflitto e fede, tra speranza e rassegnazione. Se da una parte Cai è capace di non farsi inghiottire dall'oscurità, dall'altra Benedict, che è la sua contronarrazione, non troverà la forza per affrontare la stagione più fredda. Sebbene sia un uomo che lavora la terra, quindi consapevole che dopo l'apparente aridità dell'inverno arriva la primavera, si sentirà sempre più solo, ferito e fragile nel suo lento precipitare. 
Tutti in ogni caso sperimenteranno il male che può arrecare un uso distorto del potere; tutti dovranno fare i conti con i propri punti di forza e di debolezza; tutti affronteranno lo sconforto e la disperazione — pagando un prezzo altissimo — prima di tornare a vedere la superficie. Persino Fen, l'indomabile Fen, inizierà a dubitare delle sue convinzioni quando si renderà conto che queste sono in aperto contrasto con la realtà del suo sentire.  

Dove la parola incontra la musica
Uno degli aspetti che più ho amato di questo romanzo — e li ho amati davvero tutti — è lo stile. Il passo è narrativo ma spesso e volentieri lo è all'interno di una frantumazione di frasi, ed è allora che le parole richiamano la liricità della poesia. Le similitudini a volte infiammano o imprimono maggior forza all'azione, a volte rallentano il ritmo per cui il tono diventa più intenso e malinconico. 

Mi ero già innamorata della scrittura di Harper Fox con "L'anima nel metallo"(ne abbiamo parlato qui), ma con questo romanzo mi ha letteralmente incantata! Le pagine de "La croce e il lupo" chiedono al lettore di lasciarsi trasportare da sensazioni legate a luoghi descritti con acuta vividezza: le scene e i paesaggi prendono vita, assumono una forma chiara e distinta e risplendono di luce. Sembra quasi di sentire l'ululato del vento, il fragore dei marosi, il canto delle foche delle Isole Farne e il tintinnio delle campanule che annunciano l'arrivo di un tempo doloroso e funesto e, forse, anche nuovo. 

Leggere "La croce e il lupo" è stato incredibilmente appassionante, davvero al di là di ogni mia più rosea aspettativa. Questo romanzo di grande impatto emotivo è, innanzitutto, un tributo a una terra ricca di storia e miti; è un viaggio a ritroso nel tempo tra odori, emozioni e mondi sconosciuti e lontani che, da adesso in poi, saranno un po' anche miei. È il fascino di un personaggio antico come Addy, in cui rivivono lo spirito di Aidano e soprattutto lo spirito di Cutberto — o almeno così mi piace pensare; è la bellezza di Danan, nel cui nome risuona il potere curativo e il mistero di antiche divinità celtiche, le quali, come scrive W. Butler Yeats nella sua raccolta di fiabe "Irish Fairy and Folk Tales", "quando non furono più venerate e nutrite con le offerte, si rimpicciolirono secondo l'immaginazione popolare, e ora sono alte solo poche spanne». [...] Non pensate tuttavia che le fate siano sempre piccole. Nel loro mondo tutto è capriccioso, anche la loro statura." 
Questo romanzo è un omaggio a quegli uomini — a quei monaci — che, in virtù della loro fede e del loro amore per la conoscenza, non hanno esitato a rischiare la vita pur di trasmettere il sapere umano, pur di accrescerlo e di salvarlo dal buio della ragione e dall'oblio della storia. 
Questo romanzo è la dichiarazione d'amore di un padre verso il figlio ribelle: Broccus, che non conosce altra lingua se non quella della violenza, del sesso e del divertimento, proprio lui ama Caius più della propria vita. 
Questo romanzo è la rivisitazione tenera e credibile della leggenda del lupo Fenrisúlfr e di come il dio Týr ebbe il coraggio di affrontarlo e infine domarlo. Probabilmente — e sottolineo probabilmente — anche Cai riuscirà, in qualche modo, a imbrigliare il suo lupo che viene dal mare. 
Ma forse la magia de "La croce e il lupo" è racchiusa nella dedica a inizio libro, perché Dio e l'amore si nascondono nei dettagli, negli spazi bianchi fra le parole, e superano il tempo, la notte e l'attesa, lo spazio e ogni latitudine:

Esisteva qualcosa di ancora più bello del loro congiungimento. Cai lo scoprì attirando il capo del compagno verso la propria spalla, la sorpresa che gli bagnava le ciglia di lacrime non versate. C’era il posto dove la passione e la forza si consumavano a vicenda. Fen si addormentò nel momento stesso in cui appoggiò la testa su di lui, caldo come un fuoco in inverno. C’era il posto dove si sarebbero sempre cercati, oltre ogni forma di desiderio. Campi di battaglia, spiagge, anfratti tra le dune dove si erano amati finché i loro orgasmi non erano stati che vuote contrazioni, ruvide e dolorose… E ora, dopo tutti quegli altri posti, quello era il loro punto di arrivo. Si strinse ancora di più al corpo del compagno. Un luogo che sarebbe stato per sempre. Un luogo che né il tempo né la vita avrebbero mai potuto sottrargli. E neppure la distanza, neppure le distese immense dello spietato mare del nord.
2/28/2020

Recensione: "In luce fredda" (Serie Rosa dei venti #1) di Micol Mian e Sabrina Romiti

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Titolo: In luce fredda 
Serie: Rosa dei venti #1 
Autrici: Micol Mian & Sabrina Romiti 
Casa Editrice: Triskell Edizioni 
Genere: Contemporaneo 
Pagg.: 300 
Data di uscita: 29 febbraio 2020 
Prezzo: € 4,99 
Link per l'acquisto: Triskell - Amazon

Sinossi 
Quando si trasferisce in Massachusetts per studiare Legge, Carlos ha le idee piuttosto chiare sul proprio futuro: sogna un posto in uno studio legale prestigioso, una moglie elegante, una vita che riscatti la sua infanzia povera trascorsa in Arizona. Non prevede certo di innamorarsi di un ragazzino maschio che gli farà mettere in discussione ogni aspetto della sua vita, né che questo ragazzino conviva con segreti dolorosi che renderanno i dubbi sul proprio orientamento sessuale l’ultimo dei loro problemi.
Per Viv il sesso non è qualcosa di intimo, ma una dimensione anonima che cerca più per punirsi che per farsi del bene. Non ha mai neanche pensato alla possibilità di innamorarsi di qualcuno, o che qualcuno possa innamorarsi di lui, finché l’incontro con Carlos non cambia le carte in tavola costringendolo a scelte molto più spaventose di quelle che si è concesso fino a quel momento. Nella vita non esiste nulla di completamente innocuo, però, e anche i desideri più veri nascondono trappole e insidie: l’amore può ferire più a fondo dell’odio, se credi di non meritarlo, ed è fin troppo facile trasformare quel dolore in arma e puntarla contro chi meno lo meriterebbe.
Sullo sfondo di un processo che porta alla luce ricordi difficili e costringe tutti a una scelta di campo, Viv e Carlos dovranno imparare il modo giusto per aprirsi l’uno all’altro, ed entrambi al mondo. 

Recensione 
Ho conosciuto Micol Mian e Sabrina Romiti  che splendide autrici! — quando ho letto il loro primo libro pubblicato attraverso una piattaforma di self-publishing. Mi sono bastate pochissime righe, forse tre di numero, per rendermi conto di avere tra le mani un gioiello creato da due persone che hanno iscritto nel loro DNA il talento della scrittura. I loro successivi romanzi hanno ulteriormente confermato questa mia convinzione, e il mio amore verso ciò che creano e, naturalmente, verso Micol e Sabrina, è cresciuto nel tempo. Perché i loro libri rispecchiano la grande sensibilità e la libertà di pensiero che le contraddistinguono: due voci in una per raccontare e descrivere una realtà nuova che tutti noi auspichiamo possa entrare a far parte del mondo, dove i diritti LGBTQ saranno finalmente accettati, diventando un'unica entità con quella che viene da sempre definita come la normalità. Per questa ragione le considero una delle voci più valide e importanti della letteratura LGBTQ italiana. 

"In luce fredda", edito da Triskell Edizioni, fa parte di un progetto ben più ampio e bellissimo che si chiama Rosa dei Venti. Spero che la casa editrice vorrà pubblicare l'intera opera perché i personaggi che la abitano e la vivono sono di una tale bellezza, reale e profondamente umana, da meritare di essere ripresi e conosciuti. 
In questo primo volume, che nello specifico si concentra sulla storia di Carlos e Vivian, ne ritroviamo alcuni che avevamo già conosciuto e amato nel racconto "Roots" — una novella che ci consegna la chiave del mondo costruito e raccontato dalle due autrici. Dimenticate tutte le etichette: l'essere uomo o donna, l'idea che esistano amori “diversi” – un brutto termine giudicante che spesso si legge in libri che parlano di orientamento sessuale – e che l'amore sia solo ed esclusivamente monogamo. Lasciate che la vostra mente si apra su questi meravigliosi personaggi, sui loro pensieri, sui loro desideri e sulle loro paure, e allora sarete pronti per leggere e comprendere questa storia. 
E quello che ho appena detto è esattamente ciò che accade a Carlos, quando si trasferisce a Rosenfield, Massachusetts, lontano dalla sua casa in Arizona e dalla sua famiglia. Ha un grande sogno nel cassetto: diventare un avvocato ricco e famoso, sposare una bellissima donna e vivere in una dimora di lusso. 
Raven, il suo coinquilino, è quanto di più diverso potrebbe esserci da lui. È libero, al di fuori di ogni etichetta e schema, e malgrado le sue idee siano tanto diverse e quasi rivoluzionarie da destabilizzare le convinzioni di Carlos, questi riesce ad accettarle senza grossi drammi. Fino a quando non incontra Vivian, Viv, e tutto quello che crede di se stesso inizia a crollare pezzo per pezzo, attirandolo verso qualcosa e qualcuno che ha sempre negato. 
Diventarne consapevole è traumatico, ma grazie a Raven e agli amici di Raven, i quali sono una parte essenziale della vita del suo nuovo coinquilino — Jude e Eve tra tutti —, Carlos riesce a liberarsi di tutte le costrizioni con cui è cresciuto, acquisendo consapevolezza di se stesso, di quello che desidera essere e imparando a non lasciarsi influenzare dai giudizi esterni. La sua è una liberazione che lo spinge a riconsiderare i suoi sogni e a diventare una persona che vive nel mondo: abbandona così l'isolamento in cui si è confinato e inizia ad accettarsi fino in fondo, forse amandosi veramente per la prima volta.
Viv è come l'angelo caduto in questo contesto. Vive una situazione familiare che ha distrutto la sua infanzia adolescenza, macerandosi in sensi di colpa imposti dalla propria volontà che lo trascinano verso l'autodistruzione — come a voler compensare il dolore di vivere del fratello — e che lo inducono a rovinare ogni cosa bella e importante che potrebbe incontrare e sperimentare. 

Incompleti e spezzati, Carlos e Viv hanno bisogno l'uno dell'altro per completarsi e guarire; hanno bisogno sia di abbandonare concetti limitanti e i demoni del passato, sia di convincersi che esista per loro un posto nel mondo da conquistare solo combattendo insieme, sbagliando e imparando dai loro errori per ricominciare, anche se sarà difficile ma, assolutamente, non impossibile.
Amore e accettazione diventano la chiave di lettura di questa storia, oltre all'idea di rivolgere l'attenzione verso chi ci sta accanto e inizia a far parte della nostra vita senza giudicare, ma con la capacità di saper cogliere le mille sfumature che dipingono l'essere umano, scalfendo quelle maschere che tutti, bene o male, indossiamo prima di lasciare la nostra solitudine per entrare nel mondo. L'attenzione di cui parlo ci fa scoprire in tutti, anche nelle persone più arroganti e piene di disprezzo con le quali spesso ci si deve relazionare e confrontare, un lato umano e una fragilità tenuti nascosti e che solo a pochi è permesso di scorgere. È quel genere di apertura mentale che ci aiuta a capire che certe convinzioni ed etichette non dovrebbero più esistere, perché l'unica cosa che conta è riuscire ad afferrare la libertà di essere ciò che si vuole e di combattere per ottenerla per sé e per gli altri. 
Questa visione della vita rispecchia ciò che sta accadendo nella vita reale, nella nostra società: è la voce unanime della nuova generazione, la quale ha ben chiara l'idea che la vita non deve essere decisa dagli altri poiché ognuno ha una sua unicità, un'identità che merita di emergere ed essere legittimata nel mondo. 
Nel romanzo "In luce fredda" di Micol e Sabrina troviamo tutto questo. È, sì, un romanzo che ci racconta una storia d'amore, ma è anche e soprattutto la rappresentazione della vita che libera e apre la mente a ogni possibilità e approda alla bellezza che alberga in ognuno di noi. Un romanzo che si fa tanto reale per la storia che racconta e, ancora di più, per l'incanto dei personaggi che lo animano — talmente veri con i loro pregi e difetti, le loro speranze e paure — così sensibilmente e profondamente caratterizzati da diventare tangibile realtà. Una storia, la loro, raccontata con lo stile ineguagliabile che rappresenta Micol e Sabrina da sempre dove le parole diventano emozioni piene di significato, una dichiarazione d'amore nei confronti della scrittura, tanto da renderla arte.
"In luce fredda" è un libro consigliatissimo: sebbene di consueto la valutazione più alta preveda 5 stelle, devo dissentire perché qui, decisamente, siamo sul 10 e lode.
Grazie, ragazze, per avermi fatto nuovamente amare il vostro bellissimo universo.
2/26/2020

Libri in uscita: "In luce fredda" (Serie Rosa dei venti #1) di Micol Mian e Sabrina Romiti

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Titolo: In luce fredda 
Serie: Rosa dei venti #1 
Autrici: Micol Mian & Sabrina Romiti 
Casa Editrice: Triskell Edizioni 
Genere: Contemporaneo 
Pagg.: 300 
Data di uscita: 29 febbraio 2020 
Prezzo: € 4,99 
Link per l'acquisto: TriskellAmazon

Sinossi 
Quando si trasferisce in Massachusetts per studiare Legge, Carlos ha le idee piuttosto chiare sul proprio futuro: sogna un posto in uno studio legale prestigioso, una moglie elegante, una vita che riscatti la sua infanzia povera trascorsa in Arizona. Non prevede certo di innamorarsi di un ragazzino maschio che gli farà mettere in discussione ogni aspetto della sua vita, né che questo ragazzino conviva con segreti dolorosi che renderanno i dubbi sul proprio orientamento sessuale l’ultimo dei loro problemi.
Per Viv il sesso non è qualcosa di intimo, ma una dimensione anonima che cerca più per punirsi che per farsi del bene. Non ha mai neanche pensato alla possibilità di innamorarsi di qualcuno, o che qualcuno possa innamorarsi di lui, finché l’incontro con Carlos non cambia le carte in tavola costringendolo a scelte molto più spaventose di quelle che si è concesso fino a quel momento. Nella vita non esiste nulla di completamente innocuo, però, e anche i desideri più veri nascondono trappole e insidie: l’amore può ferire più a fondo dell’odio, se credi di non meritarlo, ed è fin troppo facile trasformare quel dolore in arma e puntarla contro chi meno lo meriterebbe.
Sullo sfondo di un processo che porta alla luce ricordi difficili e costringe tutti a una scelta di campo, Viv e Carlos dovranno imparare il modo giusto per aprirsi l’uno all’altro, ed entrambi al mondo. 

Micol Mian e Sabrina Romiti 
Micol e Sabrina si sono conosciute più di dieci anni fa su un forum dedicato alla scrittura – ai tempi in cui i forum si frequentavano ancora - e da allora hanno disseminato nel web una quantità sterminata di personaggi, intrecci e parole. Per molti anni il loro lavoro è stato disponibile solo online, legato soprattutto all’universo della Rosa dei Venti; negli ultimi anni hanno cominciato a virare verso forme di pubblicazione più tradizionali. Hanno pubblicato alcuni lavori in self – due novelle firmate da Micol, I segreti delle lucciole (2016) e Roots (2017), e un romanzo a quattro mani, Opera al rosso (2016) – e altri tramite case editrici: Folco sotto il letto (2018), a quattro mani per Triskell edizioni, e Dormono gli aironi (2019) per Milena edizioni, esordio solista di Micol. Da quando hanno abbandonato la pubblicazione online covano il desiderio di sistemare la mole di materiale della Rosa in un formato fruibile anche a chi non abbia voglia di sciropparsi cento e passa capitoli di una storia corale con troppe direzioni, ma si sono accorte presto che questo significa in pratica riscrivere ogni storia da capo. Ci stanno provando lo stesso. In luce fredda (Triskell edizioni, 2020) è il primo passo di questo tentativo.
È possibile trovarle sui social di Effemeridi, per parlare di narrativa LGBTQ, poesia e tematiche queer. 

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2/24/2020

Recensione: "Assaporare l'oscurità" (Serie The dark #2) di Tibby Armstrong

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Titolo: Assaporare l'oscurità
Titolo originale: Taste the dark
Serie: The dark #
Autrice: Tibby Armstrong
Trad.: Valentina Chioma
Editore: Triskell Edizioni
Genere: Paranormal
Pagg.: 320
Data di uscita: 24 febbraio 2020
Prezzo: € 3,99 
Link per l'acquisto: Triskell - Amazon

Sinossi 
Quando si incontra qualcosa per cui vale la pena morire, averne un assaggio non basta. Un’anima sperduta varca la soglia della morte e viene accolta da un principe vampiro che diventa il mentore di cui ha bisogno, e l’amante che ha sempre desiderato.

Mezzo umano e mezzo vampiro, Akito James vuole solo essere un eroe. Ma dopo aver deciso di attaccare una pericolosa congrega di streghe, viene esiliato per la sua iniziativa e abbandonato anche dai suoi migliori amici. Tormentato dalle voci nella sua testa, Akito si butta nel fiume Charles di Boston. Quando riprende conoscenza, scopre che a vegliarlo c’è uno spettro solitario che solo lui riesce a vedere: un vampiro alto, moro e vestito di pelle, che lo accoglie con calore nel regno delle ombre.

In una città tanto antica, persino i morti devono fare attenzione di notte. Nessuno lo sa meglio di Lyandros Dragoumanos, fratello del Signore della Guerra, condannato a vagare da solo per le strade di Boston, senza poter essere visto né sentito, fino a quando tra lui e uno sconosciuto tormentato dagli occhi lucenti e i capelli neri come l’inchiostro non scatta una scintilla. Dopo aver assistito al suicidio del giovane, Lyandros coglie al volo quell’occasione imperdibile. Akito potrebbe essere la chiave della sua salvezza… e il suo tocco la promessa di piaceri inenarrabili. 

Recensione 
Ritrovarsi sull'orlo dell'abisso da tanto, troppo tempo. 
La vita di Akito James non è stata facile. Rimasto orfano a otto anni a causa di un incidente aereo che gli ha strappato via i genitori, lasciando lui miracolosamente illeso, ha imparato a rifugiarsi nella sua mente per tenere a bada gli incubi e il dolore di una perdita troppo grande da accettare. E chi meglio di un eroe potrebbe essere in grado di scacciare le ombre del suo cuore? E se quell'eroe fosse lui stesso? 
Cresciuto entrando e uscendo dagli ospedali psichiatrici, Akito percorre sentieri al limite della pazzia. È solo grazie all'incontro con coloro che diventeranno i suoi migliori amici, Benjamin e Nyx, che trova una sorta di centro ed equilibrio, nonché uno scopo. 
Anni di allenamento e studio hanno temprato l'animo di questo giovane uomo e lo hanno trasformato in un guerriero: lunghi capelli neri e un tratto di kajal per sottolineare gli occhi brillanti richiamano alla mente gli antichi samurai giapponesi. 
Ora, la battaglia tra lo stregone Morgan e i vampiri è al culmine. Il tempo è scaduto. Una gravissima minaccia aleggia sul destino di Akito e dei suoi amici e lui dovrà decidere se fare un passo indietro dal baratro o abbracciare la rovinosa caduta. Ed è questa l'immagine che colpisce il vampiro Lyandros Dragoumanos, quando assiste impotente al salto nel vuoto del giovane. Non un suicidio, ma l'estremo sacrificio di un valoroso guerriero. 

Il personaggio di Akito ci aveva incuriosito molto già in "Abbandonare l'oscurità" (clicca qui), primo volume della serie The dark; ci avevano colpito il suo sentirsi sempre fuori posto, il ritenersi invisibile agli occhi del mondo e degli amici, per i quali sarebbe disposto a dare la vita. 
Questo libro è più oscuro del primo: le emozioni cupe e contrastanti di Akito ci accompagnano per quasi tutta la narrazione. Avvertiamo il gusto amaro della nausea e del terrore che lo colgono, quando gli artigli dell'onorevole Morgan affondano nella sua mente; avvertiamo con una determinazione feroce la sua volontà di essere, più di ogni altra cosa al mondo, l’eroe che salverà la situazione. Fino all'incontro risolutivo — e assolutamente imprevisto — con il fantasma di un vampiro forte e dominante che risveglierà la parte più bisognosa e intima della sua anima. 

Il rapporto tra Akito e Lyandros è fin dall'inizio elettrico, intenso. La passione, che giace sepolta sotto le ceneri delle sevizie subite da Akito, si innalzerà come fumo denso per poi divampare in tutta la sua esplosiva potenza. 

Lyandros è il Giudice Supremo della mora dei vampiri, la sua vita è stata interamente dedicata a far rispettare le leggi e a dispensare giustizia — e questo è parte integrante del vampiro, come lo è per noi respirare. Quando incontra Akito, si rende conto che quel giovane — in tutto e per tutto un guerriero — cela segreti e bugie, e ogni cellula del suo corpo non può che rispondere a questo oscuro richiamo. Perché Lyandros ha sete di verità e ha bisogno di purificare; Akito ha bisogno di espiare le proprie colpe e ha sete di purificazione. 

In un crescendo di pathos e tensione, tra fate bramose di perversioni e sconcezze, tra rivelazioni che ci faranno sgranare gli occhi — e desiderare di avere tra le mani il terzo volume subito, grazie! — veniamo condotte in una terra incantata, e quasi senza tempo, dove gli esseri umani sono solo uno sfondo sbiadito poiché i veri protagonisti sono gli abitanti del mondo magico creato da Tibby Armstrong: cacciatori di vampiri, vampiri la cui nascita risale ai tempi dell’Antica Grecia, streghe, fate, fantasmi, keres... insomma, per gli amanti del fantasy c'è solo da leccarsi i baffi e per coloro che amano il fantasy e il romance sapientemente mescolati basta mettersi comodi e assaporare queste pagine appassionanti. 

Concludiamo con l'accorato appello all'autrice di pubblicare presto il prossimo volume perché abbiamo l'impressione che sarà esplosivo!
2/21/2020

Recensione: "Wolf" (Serie GD Security #2.5) di Monica Lombardi

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Titolo: Wolf 
Serie: GD Security #2.5
Autrice: Monica Lombardi
Casa Editrice: Emma Books
Collana: Romantic Suspense 
Genere: Contemporaneo/Suspense/Spy story 
Pagg.: 168
Data di uscita: 14 febbraio 2020
Prezzo: € 1,99
Link per l'acquisto: Amazon - Ibs - Kobo

Sinossi 
Poche ore dopo la conclusione della missione che ha messo a rischio la vita di tanti suoi compagni, Chad Jennings, ex Force Recon e ora membro della GD Security, è costretto a partire per Pittsburgh, la sua città natale, e a lasciarsi alle spalle il fragile rapporto appena nato con Lex Warren, Wolf, uno dei geni informatici del Team. Come ignorare però la richiesta di aiuto di sua sorella Allison, che oltre a essere stata quasi annientata da un matrimonio sbagliato ha sofferto per quel fratello che non ha mai voluto scegliere la strada più facile?
Sì, ora Allie ha bisogno di lui, anche se un’indipendenza guadagnata a fatica le vorrebbe far credere il contrario. Ed entrambi hanno forse bisogno dell’aiuto di qualcuno per il quale sistemi di sorveglianza e informazioni in rete non hanno segreti. Qualcuno che non esita ad abbandonare tutto e ad attraversare un oceano, per essere al fianco dell’uomo di cui sta riuscendo finalmente a incrinare la corazza.

Contiene anche l’intervista ai personaggi del team! 

Recensione 
Monica Lombardi e il suo GD Team sono da tempo nella mia lunga lista dei desideri, ma per i motivi più disparati ho sempre dovuto rimandare il piacere di leggere questa serie. L'uscita di "Wolf" — che è, tra l'altro, il primo libro di genere M/M dell'autrice — mi ha permesso finalmente di partecipare alle fantastiche avventure di Robert Langdon e dei suoi magnifici Team!
Per avere un'idea più chiara e precisa di "Wolf", edito come tutta la serie da Emma Books, e per parlarne in modo più approfondito e completo, ho letto sia "Vertigo", primo volume della serie madre GD Team (clicca qui), sia i primi due volumi dello spin-off che hanno inaugurato la GD Security (clicca qui) secondo Team investigativo del multimiliardario Robert Langdon di cui fanno parte i protagonisti di "Wolf": l'ex Marine della Force Recon Chad Jennings e il genio informatico Lex Warren.
Prima di descrivere le mie emozioni e le mie impressioni, però, volevo complimentarmi con Monica Lombardi per il meraviglioso mondo che ha creato: non soltanto i personaggi hanno una propria personalità delineata alla perfezione, ma sono anche gestiti con grande maestria. Le trame sono orchestrate in modo eccellente, cosicché i momenti adrenalinici hanno pari intensità e valore dei momenti più romantici e intimi; e anche gli antagonisti sono perfetti nella loro crudezza senza mai cadere nella perversione. 

Dopo i volumi "Storm" e "Hurricane" — dove il lettore viaggia attraverso colpi di scena inaspettati, eroiche azioni di salvataggio, combattimenti all'ultimo sangue in un saliscendi di emozioni sorprendente — ci ritroviamo in una calma e tranquilla Pittsburgh insieme a Chad, costretto a rientrare a casa per aiutare la sorella, impegnata ad affrontare un marito che non accetta la loro separazione.
Il nostro Marine ha lasciato a malincuore a Parigi il suo Lupo, ma la loro neonata relazione passa in secondo piano nel momento in cui riceve una telefonata da parte della madre, la quale gli fa chiaramente capire che a casa hanno bisogno di lui, perché la situazione in cui versano la sorella e l'amato nipote è più pericolosa di quanto sembri. 
Ben presto, però, anche Lex lo raggiunge per aiutarlo, e i due uomini, lontani dal lavoro della GD Security, hanno finalmente il tempo e la tranquillità per prendere coscienza dei loro sentimenti e per valutare la loro relazione. 

Monica Lombardi è riuscita a scrivere un bel romanzo in cui azione e romanticismo sono entrambi presenti, appagando le aspettative del lettore. E difatti non solo possiamo seguire le ricerche che i nostri due protagonisti effettuano per rintracciare e catturare il violento ex marito di Allison, ma, dopo i timidi approcci avvenuti nei primi libri, scopriamo anche le loro emozioni — nello specifico, il modo in cui entrambi riescono ad abbandonare le loro iniziali titubanze accettando il forte sentimento che li lega. 
Ora, non è sempre facile cambiare genere — anche per una scrittrice talentuosa, immagino — ma credo che con "Wolf" Monica Lombardi ci sia pienamenta riuscita. 

Lex "Wolf" Warren, genio informatico schivo e solitario, rimane folgorato dalla sicurezza e dall'espressione sempre un po' malinconica del collega Chad "Fox" Jennings, ex Force Recon dell'esercito degli Stati Uniti, e la sua è un'attrazione ricambiata appieno. 
Chad però ha un passato molto doloroso da sopportare: durante una missione ha subito un attentato in cui è morto il compagno e che lo ha ferito in modo talmente grave da dover lasciare il Corpo dei Marine. Come per Lex, anche per Chad entrare nel GD Team è stato l'inizio di una nuova vita, un modo per rendersi utile anche lontano dalla carriera intrapresa inizialmente. Pertanto, stiamo parlando di due uomini realizzati che hanno un lavoro interessante e dei colleghi che sono ormai la loro famglia. Due uomini che, sebbene sembrino davvero molto diversi, hanno anche il coraggio di ammettere che fra loro può nascere qualcosa di importante. 
Lex non ha mai avuto una relazione, anzi, il sesso e anche i sentimenti (a parte l'amicizia con le compagne di università Deb e Megan, che ora sono membri del Team) non sono mai stati una parte importante della sua vita, quindi si sente un po' spiazzato dall'attrazione e dal desiderio di cercare sempre la presenza e la compagnia di Chad; non riesce a dare un nome a un'emozione che di fatto non ha mai provato, ma capisce che deve andare in fondo a questa sua inusitata condizione.

Ho apprezzato il modo in cui l'autrice ha descritto la presa di coscienza di Lex, la sua accettazione di un sentimento nuovo e inesplorato, soprattutto perché si è sempre definito eterosessuale:

«Forse io stavo aspettando questo» concluse Wolf in un sussurro, muovendo il dito tra loro. «E non sto parlando del fatto che sei un uomo, perché altrimenti ci sarei arrivato prima. Forse stavo aspettando questo, con te.»

In modo molto naturale, come credo sia anche nella realtà, Lex si rende conto di essere innamorato del burbero Marine e che è lui la persona che stava aspettando: finalmente, possono mettere da parte le loro paure e vivere la loro vita, anche se sempre pericolosa, insieme. 

Non deludono, come sempre, sia le scene d'azione sia quelle romantiche — davvero molto coinvolgenti —; e il finale del libro che vede i due uomini ritornare tra i loro compagni di lavoro — i quali sono, a tutti gli effetti, la loro stramba e allargata famiglia, che li accetta immediatamente come coppia — è in assoluto perfetto. 

"Wolf" è un libro che consiglio caldamente: si può apprezzare anche senza aver letto i precedenti volumi, ma vista la bellezza della serie sarebbe un vero peccato non leggerli tutti!
2/20/2020

Recensione: "Gli omicidi del mago" (Serie L'arte del delitto #3) di Josh Lanyon

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Titolo: Gli omicidi del mago
Titolo originale: The Magician Murders
Serie: L'arte del delitto #3 
Autore: Josh Lanyon 
Trad.:Raffaella Arnaldi
Editore: Triskell Edizioni 
Genere: Contemporaneo/Mystery 
Pagg.: 250
Prezzo: € 3,99 
Data di uscita: 11 febbraio 2020
Link per l'acquisto: Triskell - Amazon

Sinossi 
Nessun asso nella manica. A parte l’omicidio…
Jason West, agente speciale e stella della squadra Crimini artistici dell’FBI, si trova nel Wyoming a casa del capo dell’Unità analisi comportamentale Sam Kennedy, per riprendersi dopo essere stato investito da un’auto, quando gli viene chiesto di fare da consulente sul furto di una inestimabile collezione di poster vintage di magia.
Tuttavia, prima che Jason possa dire abracadabra, il proprietario della collezione viene trovato morto in un parco nazionale.
Quando il defunto si rivela essere Kubla Khanjurer, mago part-time assai odiato e accusato di aver svelato i segreti ben custoditi degli illusionisti professionisti, sembra evidente che si tratti di un semplice omicidio per vendetta. Finché Jason non si rende conto che una precedente morte sospetta avvenuta al Top Hat White Rabbit, club di magia alla moda, potrebbe fare parte di uno schema più ampio e sinistro. 

Recensione 
Durante la lettura de "Gli omicidi del mago", terzo volume della serie L’arte del delitto, abbiamo provato fortemente il desiderio di rivivere il primo incontro tra Sam e Jason, anche per riassaporare il momento in cui è scattata la scintilla tra questi due uomini agli antipodi, nonché capaci di lanciare il nostro cuore a tutta velocità verso una storia intensa e sofferta. Una di quelle che ti fanno arrabbiare – e anche un po' imprecare —, che ti fanno palpitare il cuore e inumidire gli occhi; insomma, una di quelle storie che ti entrano dentro e rimangono con te per giorni. Del resto, Josh Lanyon è il principe dei prestigiatori: con la sua scrittura schietta e priva di fronzoli colpisce l’immaginario del lettore laddove scrittori assai prolissi e dalle frasi ricercate non arrivano. Come in un suggestivo gioco di magia, la sua penna ci catapulta nella realtà dei suoi personaggi dando vita a emozioni forti che lasciano il lettore totalmente coinvolto. 

Anche in questo nuovo capitolo, il punto di vista della storia è affidato interamente all’agente speciale dell’FBI Jason West, giovane risorsa della sezione Crimini Artistici della sede di Los Angeles. La relazione tra Jason e Sam si sta consolidando sempre di più, seppur molto a rilento. Ormai sono – finalmente — una coppia, ma entrambi conservano ancora una vita quasi del tutto dedita al lavoro e, particolare di non scarsa rilevanza, un intero continente a dividerli – letteralmente —, dal momento che Jason vive in California, sulla costa ovest, e Sam in Virginia, sulla costa est degli Stati Uniti. Sono dunque molteplici le spine che avvolgono la loro relazione e, mai come in queste pagine, avvertiamo tutta l’insicurezza di Jason. I suoi sentimenti rischiano di tracimare, il suo amore per il burbero e leggendario Sam Kennedy — l'uomo la cui sola pronuncia del nome fa tremare agenti ben più navigati di Jason —, diventa ogni giorno più profondo e ineluttabile, ma la paura di perdere tutto è sempre in agguato. 
Il punto dolente, forse, è un po' questo: Jason sa che i sentimenti di Sam sono sinceri ma non sa se da soli saranno sufficienti per permettere loro di costruire un rapporto, che non si dissolva nell'aria come la magia di un esperto illusionista. E così ogni sguardo è pregno di significato, ogni cauta parola ha il suo peso. Sam è talmente chiuso in se stesso, talmente algido nel manifestare il suo amore che, quando i suoi occhi si addolciscono e i suoi gesti affettuosi rivelano un sentimento troppo a lungo imbrigliato, il lettore non può che sospirare sognante insieme a Jason. Al punto che sono sufficienti poche e nemmeno lontanamente romantiche — ma oh, quanto sospirate! — parole perché  il cuore di Jason si gonfi di speranza e felicità — e, ovviamente, anche il nostro.

“A me piace la Virginia,” ribatté Sam. “Non mi dispiacerebbe restare là.” […] Spezzando il suo silenzio, Sam disse in tono casuale: “Anche la California mi piace.” Jason lo guardò. “Hai un gran bel sorriso, West.”

I libri di Josh Lanyon non sono romantici in senso stretto; leggendoli non troverete dichiarazioni d’amore da cuori, fiori e cioccolatini. Eppure, in ogni riga, in ogni gesto si avvertono un magnetismo e un fascino che il lettore non può che subire, innamorandosi pagina dopo pagina di personaggi tanto complessi e meravigliosi — a riprova del fatto che le parole rimangono solo lettere senza valore se ad accompagnarle non ci sono gesti che le rendano reali e vere. Ebbene, Sam sarà anche un uomo tutto d’un pezzo e con un cuore di pietra – a detta di alcuni — ma l’amore che prova per Jason, il senso di protezione che il ragazzo gli scatena sono talmente forti da poterli quasi toccare. Certo, se magari fosse un po' più espansivo e meno sulle sue, Jason non vivrebbe come sul punto di annegare ogni volta…  e con questa considerazione, ci auguriamo che la signora Lanyon non li faccia soffrire ancora molto nel prossimo libro della serie, che non vediamo l’ora di leggere, anche perché "Gli omicidi del mago" ci ha lasciato giusto un pochino sul chi vive…

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