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Recensione: "Sotto un cielo di cenere" di Brandon Witt

Titolo: Sotto un cielo di cenere
Titolo originale: Under a sky of ash
Autore: Brandon Witt
Trad.: Micol Mian
Casa Editrice: Triskell Edizioni
Genere: Contemporaneo
Pagg.: 374 
Data di uscita: 3 dicembre 2018
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Sinossi 
Più di dieci anni dopo aver lasciato il Colorado per frequentare il college e fuggire dal suo passato, Isaiah Greene vi fa ritorno e si costruisce una vita a Denver come insegnante di sostegno. Quando conosce Ben Woods, il mentore di uno dei suoi studenti, l’attrazione è immediata. La rivelazione che sono entrambi reduci da un’infanzia traumatica crea un forte legame tra loro.
Cresciuto da una nonna violenta, Ben è un ex tossicomane che ha trovato una nuova famiglia nel capo dell’impresa di costruzioni dove lavora, Hershel, e in suo marito, Daniel, la drag queen ManDonna. Aggiungere Isaiah alla sua vita gli permette di intravedere un futuro che non aveva neanche mai sognato di poter avere.
Isaiah e Ben sono entrambi dei sopravvissuti, ma quando il senso di colpa apre una frattura tra loro, il passato minaccia di distruggerne la relazione.
Ben e Isaiah intraprendono un viaggio alla scoperta di loro stessi. Anche se in certi momenti il loro percorso sarà difficile, l’amore e l’umorismo troveranno il modo di portare luce tra le tenebre. 

Recensione 
Ci sono libri che ti entrano dentro, nel cuore e nell'anima, fin dalla prima pagina, autori capaci di farti amare i protagonisti dei loro libri dalle prime righe. "Sotto un cielo di cenere" e Brandon Witt sono tra questi. 

Isaiah è un insegnante di sostegno, ha vissuto un evento traumatico da ragazzino, non ha mai ricevuto abbastanza supporto dai suoi genitori, eppure è andato avanti. Il suo passato ancora lo tormenta, l’essere scappato, il sentirsi un codardo ancora influenza la sua vita. È proprio lui, in fondo, che vuole ancora restare ancorato a ciò che ha vissuto. A ciò per cui si sente terribilmente in colpa, che gli logora l’anima. 

Non sapeva di avermi salvato la vita. Non sapeva che ero io il motivo per cui si trovava lì.
Non sapeva che l’avevo abbandonato. Che ero fuggito. 

Ciò, però, non gli impedisce di vivere la sua vita, di avere relazioni e incontri occasionali con altri uomini. Così, quando Ben, “fratello maggiore” del suo studente più impegnativo, gli chiede di uscire, lui accetta. 
Il fatto che Ben sia una figura importante nella vita di un suo studente non è l’ideale per iniziare una relazione, anche se non seria, ma l’uomo è sexy, anche nelle sue imperfezioni, simpatico, dolce. Isaiah proprio non riesce a resistergli. E sebbene la loro relazione non inizi nel più classico dei modi ‒ insomma, non puoi leccare il viso del tuo partner al primo appuntamento, no? ‒ la sintonia tra i due è innegabile. 

Ben è un costruttore, un ex tossicodipendente e alcolizzato, cresciuto da una nonna che farebbe un baffo alle più cattive matrigne dei film disney. Non ha avuta una vera e propria famiglia, almeno non come ogni bambino, ogni essere umano dovrebbe, ma ne ha trovata una. Daniel è il suo mentore e la sua Mamma. Sì, proprio Mamma perché Daniel è anche ManDonna, una drag queen favolosa, eccentrica, che io ho adorato e vorrei tanto fosse reale così da poterla conoscere. 
Daniel e Harshel, il suo compagno poi diventato marito durante un matrimonio fatto di piume, tacchi alti e uomini mezzi nudi, e datore di lavoro di Ben, sono per quest’ultimo un’ancora, le due persone per lui più importanti al mondo, sempre pronti ad aiutarlo, a sostenerlo, a sganciare migliaia di dollari per fare in modo che sua nonna non lo tormenti più e a prendere a pugni e a tacchi a spillo un gruppo di aggressori… o anche lui stesso, nel momento in cui fa qualche idiozia. Sono la famiglia che non ha mai avuto e l’esempio che la famiglia, quella vera, non deve per forza avere il tuo stesso sangue.
Insomma, chi non vorrebbe un Daniel/ManDonna e un Harshel nella propria vita? 

‹‹Signore, grazie di aver preso parte alla cerimonia che unirà le vite di due delle più vecchie sgualdrine di Denver. La loro unione non sarebbe la stessa senza la vostra presenza, o i vostri presenti.›› Indicò il fondo della navata. ‹‹Che potete lasciare sul tavolo là dietro, sempre che non abbiate acquistato uno dei giocattoli erotici che Daniel e Harshel hanno elencato nella lista di nozze. Quelli li apriremo al ricevimento.›› 

Prima di parlarvi di quanto io abbia amato Isaiah e Ben, voglio parlarvi dell'effetto trigger, che è un po’ alla base di questa storia.
Essere il trigger di qualcuno significa innescare in quel “qualcuno” determinate emozioni, sensazioni, fargli rivivere ricordi, momenti, scene che si credevano ormai seppellite, dimenticate.
Isaiah e Ben, passo dopo passo nello sviluppo della loro meravigliosa storia, scopriranno di essere l'uno il trigger dell’altro. Sapevo già cos’è l’effetto trigger ma devo ammettere che in alcuni passaggi mi sono un po’ persa, proprio perché i due protagonisti sono accomunati da questo effetto. Sì, perché Isaiah e Ben hanno entrambi vissuto un’infanzia difficile, un evento che ha profondamente condizionato e segnato le loro vite. È proprio questo che li fa entrare in sintonia, certi che il sapere ciò che hanno vissuto non li allontani l'uno dall'altro. A unirli, ma allo stesso tempo allontanarli, è quindi proprio il loro passato, qualcosa di più profondo, anche scioccante, nonostante io l’avessi immaginato sin dai primi capitoli. Ovviamente, non posso dirvi di cosa si tratta. Sappiate solo che, quando lo scoprirete, è probabile che avrete paura di continuare la lettura. Io l’ho avuta. 

Due decenni, ho scoperto, non sono una quantità di tempo finito. Non possono essere suddivisi in distanze di anni, mesi o settimane. A volte, neanche in minuti od ore. Ci sono volte in cui le cose accadute vent'anni fa sembrano passate da una vita.
Più spesso, due decenni sembrano significare solo qualche mese. Un tempo abbastanza lontano da impedirti di restare intrappolato in urla infinite, ma anche abbastanza vicino da sentirne sempre il fiato sul collo.
Poi, ci sono quelle occasione in cui il corso del tempo sempre ripiegare su se stesso, e ciò che è accaduto da vent'anni si sovrappone al presente e non c’è alcuna distinzione. 

"Sotto un cielo di cenere" è un libro che può spezzarti l’anima e subito dopo te la ricompone pezzo dopo pezzo. Ti fa sperare affinché Isaiah e Ben riescano finalmente a trovare pace in loro stessi. Con loro stessi. 
Ti fa sperare che Isaiah riesca finalmente a superare quel senso di colpa che lo tormenta da quando era ragazzino. Ti fa riempire gli occhi di lacrime in alcuni momenti, di sofferenza ma anche di dolore, e ti fa sorridere e lacrimare di gioia quando tutto sembra tornare nella giusta direzione. 

Senso di colpa, rimpianti, angoscia, paura e dolore. Tutto ciò e anche di più si legge, si vive, in questo libro. 

Scappare. Era quella la chiave. Io scappai. Di nuovo. Ben mi chiamò e poi mi scrisse un messaggio nel giro di qualche minuto, perciò mi rendevo conto che il risultato era diverso. Lui non avrebbe passato due decenni a colorare da solo. Eppure, io ero sempre lo stesso. Scappai. - Isaiah 

Potevo trovare un modo per dimenticare ciò che stavo per scoprire. Sarebbe stato semplice. Forse anche prevedibile. Potevo andare sulla luna e non fare ritorno. Perdermi tanto da non poter tornare indietro. Finalmente.
Potevo ancora perdermi. Non era troppo tardi. Potevo volare via. - Ben 

Amore, passione, gioia e speranza. 

Guardai l’azzurro dei suoi occhi. Dentro, vidi RJ. Sapevo che doveva stare colorando o dormendo. Sapevo che non c’era nulla che avrei mai potuto fare per aiutarlo davvero. Quegli occhi azzurri, invece? Quelli potevo aiutarli. Loro potevano aiutare me.”

Lo attirai a me, gli avvolsi le braccia intorno alla schiena e schiacciai le labbra alle sue. Riversando in quel bacio ogni singolo briciolo dell’amore che provavo per lui, sfidando il nostro passato del cazzo a distruggere ciò che avevamo. 

Brandon Witt sa come far emozionare i propri lettori, come farli sentire parte della storia, come se fossero lì seduti sul divano insieme a Isaiah e Ben mentre si baciano, o allo strambo matrimonio tra una drag queen e un imprenditore edile, come se fossero al fianco di Daniel a dare dello stupido a Ben. Brandon ti coinvolge nelle sue storie come pochi autori riescono a fare. Con le sue parole riesce a farti vivere, piangere, sorridere, anche imprecare. È tutto ciò che mi sono ritrovata a fare mentre leggevo questa storia stupenda. 

Ho adorato ogni singolo personaggio di questo libro, ad eccezione della nonna/matrigna cattiva di Ben, e ogni singolo momento. Ho adorato Charity, collega, coinquilina e migliore amica di Isaiah; ho amato ManDonna e Harshel; ho adorato anche Jake, collega di Ben e in futuro ragazzo di Charity. E RJ. L’ho adorato tanto.
Tutti loro, insieme, insegnano che la famiglia non è tale perché c’è un legame di sangue; fanno riflettere sugli stereotipi che ci circondano nella vita reale e su quanto la normalità non sia altro che qualcosa che la società impone. Ci insegna che la diversità, se così siamo costretti a definirla, è qualcosa di fantastico. 

Per quanto strana fosse, quella stramba collezione di persone e la nostra schiera di demoni e problemi, conosciuti e nascosti, insieme formavamo una specie di bizzarra famiglia.

Non avevo alcun dubbio su quanto avrei apprezzato questo libro, considerando la mano e la penna da cui è nato. Eppure, ogni volta, Brandon sa stupirmi. E se ancora non avete letto "Sotto un cielo di cenere", fatelo: non potete perdervi questa perla. 

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