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6° Tappa Read-Along de Il Principe prigioniero (Serie Captive Prince #1) di C.S. Pacat e Giveaway


Buongiorno a tutt* :) 
Oggi abbiamo il piacere di ospitare la 6° Tappa della Read-Along, organizzata dalla pagina Facebook Captive Prince Italia e dal gruppo Captive Prince - Italian Readers, de Il Principe prigioniero, primo volume della serie Captive Prince di C.S. Pacat, trad. di Claudia Milani, edito da Triskell Edizioni
Partecipando alla Read-Along, si ha anche la possibilità di concorrere al Giveaway del secondo volume digitale della saga, generosamente offerto dalla CE Triskell Edizioni. 
Partecipare al Giveaway è facilissimo e divertente. Basta mettere il LIKE alla pagina e fare parte del gruppo, comunicando alle admin l’intenzione di partecipare all'iniziativa. 
Poi basterà pubblicare nel gruppo una citazione tratta dai capitoli presi in considerazione per ogni tappa della Read Along, corredata da un’immagine che può essere elaborata da voi, stile aesthetics, oppure da una delle tantissime fan art su Captive Prince che devono però riportare i credits dell’artista. 
In preda a un sentimento simile alla paura, Guion sentì il proprio battito accelerare. Una gemma grezza? Quello schiavo assomigliava più a un animale selvatico che a uno dei docili gattini allineati lungo il corridoio. La formidabile potenza del suo corpo era a stento trattenuta.

http://veraofvere.tumblr.com/post/143245714437/damianos-of-akielos-giant-animal-giant-animal

Per ogni tappa si possono proporre fino a tre citazioni corredate da immagine per ogni partecipante e si possono presentare citazioni uguali ma corredate da immagini diverse. 

Le immagini-citazioni possono essere postate nel Gruppo oppure mandate per MP alla Pagina.
Tutte le immagini con le citazioni verranno premiate con la pubblicazione nella pagina sotto forma di post, col riferimento dell’ autore e dei credits.
Ogni settimana, il Blog che ha presentato la tappa sceglierà, tra tutte le citazioni-immagini proposte nella sua tappa, le DUE che gli sono piaciute di più. Queste passeranno il turno.
Per vincere il Giveaway è obbligatorio partecipare almeno a cinque tappe di RA.
Tra tutte le finaliste di tutte le settimane, a fine Read Along verrà scelta la citazione- immagine vincitrice a cui sarà assegnato in premio il libro digitale. 
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Titolo: Il Principe Prigioniero 
Titolo originale: Captive Prince 
Serie: Captive Prince #1 
Autrice: C. S. Pacat 
Traduzione: Claudia Milani 
Editore: Triskell Edizioni 
Genere: Letteratura Lgbt/Storico/Fantastico 
Pagg.: 186 
Data di uscita: 30 giugno 2017 
Link per l'acquisto: Triskell - Amazon

Sinossi 
Damen è un guerriero e un eroe per il suo popolo, nonché il legittimo erede al trono di Akielos. Ma quando il fratellastro si impadronisce del potere, Damen viene catturato, privato del suo nome e spedito a servire il principe di una nazione nemica come schiavo di piacere. 
Bellissimo, manipolatore e pericoloso, il suo nuovo padrone, il principe Laurent di Vere, rappresenta tutto il peggio della corte di quel paese. Ma all'interno di quella letale ragnatela politica niente è come sembra, e quando Damen si trova, suo malgrado, invischiato nelle macchinazioni per il raggiungimento del potere, è costretto a collaborare con Laurent per sopravvivere e salvare la sua casa.
Per il giovane condottiero, a quel punto vige una sola regola: non rivelare mai, in nessun caso, la propria identità, perché l’uomo da cui dipende è anche colui che, più di chiunque altro, ha motivo di odiarlo... 

CAPITOLI 9 E 10 
Nei capitoli 9 e 10, C.S. Pacat dà prova di grande bravura nel tessere le fila della rete della narrazione. Se da una parte il racconto passa attraverso il personaggio di Damen, attraverso la sua coscienza, e il lettore segue con lui tutti gli avvenimenti della storia, dall'altra le sfumature e i meccanismi degli eventi sembrano smorzati e la realtà appare poco trasparente. Damen, infatti, nel suo ruolo di spettatore, è costretto a rincorrere il dipanarsi delle vicende, il cui sviluppo o esito non sempre può essere pregiudicato o compromesso. L'autrice, in tal modo, mantiene alta la tensione, preserva il mistero e, nel momento in cui squarcia il velo del segreto e della suspense, ribalta lo svolgimento dell'azione toccando, allo stesso tempo, le zone più complesse dell'identità dei diversi personaggi. 
I due capitoli, apparentemente disconnessi, sono collegati da segni interni — allusivi e reticenti insieme — i quali spingono il lettore verso una tensione conoscitiva sempre più incalzante e, fuor di dubbio, capace di entusiasmare e trascinare. Il 9, introducendo gli eventi contenuti nel 10, ci spinge a rileggere la realtà narrativa secondo una prospettiva diversa e — perché no? — sorprendente, un punto di vista inatteso che non solo non risolve nessun enigma, ma lo rende più fitto e denso di misteri e di ambiguità, intrecciando matasse di storia, a prima vista, inspiegabili.  

Poiché uno dei temi centrali della serie è quello della dualità e delle opposizioni, anche questi capitoli confondono i propri confini, incrociano e mescolano affinità e diversità, conflitti e accordi, somiglianze e contrasti, appartenenze ed emancipazioni. La dialettica del doppio (Damen/Laurent, Akielos/Vere) diventa, così, espressione della diversità. Le due visioni politiche del mondo, le due generazioni a confronto, le due esistenze in lotta tra di loro, si moltiplicano e accolgono nuovi personaggi, descritti secondo aspetti e trasformazioni che illuminano ciò che ci è già noto, sottolineando analogie e differenze. 

Erasmus, dolce, puro, vulnerabile, e remissivo, nato e cresciuto per diventare schiavo del principe Damianos ad Akielos — e certo di non poter essere altro nella vita —, personaggio necessario all'economia della storia, diventa testimone e interprete inconsapevole di un nuovo livello di lettura e di riflessione. Mentre leggiamo i giudizi intransigenti di Damen nei riguardi di Laurent (giudizi dettati dalla sua esperienza diretta e dalla sua vicinanza al glaciale e crudele padrone), e mentre assistiamo alla sua incapacità di cogliere le molteplici sfumature della personalità del principe di Vere, Erasmus spiazza il lettore, di nuovo, e rimarca la sua opinione, già espressa nel capitolo 8: 
Erasmus assomigliava a un gioiello esotico, docilmente inginocchiato su un cuscino dello stesso colore delle mele gialle. Durante il pasto aveva servito Torveld con una discrezione ammirabile, e lo stesso più tardi, quando gli aveva portato gli indumenti da caccia. Indossava una corta tunica in stile patrese che gli lasciava scoperte braccia e gambe, ma non abbastanza da lasciar vedere le cicatrici. Una volta rientrato nella tenda, Damen non riuscì a staccargli gli occhi di dosso. Erasmus abbassò lo sguardo e cercò di non sorridere, poi arrossì, lentamente ma inesorabilmente. «Buongiorno,» lo salutò Damen. «So che sei stato tu a organizzare tutto,» rispose il giovane. Era incapace di nascondere ciò che provava e in quel momento irradiava felicità mista a imbarazzo. «Hai mantenuto la tua promessa. Tu e il tuo padrone. Te l’avevo detto che era gentile.» «Sì, l’avevi detto,» confermò lui. Era contento di assistere alla felicità di Erasmus e, qualsiasi fosse la sua opinione su Laurent, non aveva intenzione di convincerlo del contrario. 
Il personaggio di Erasmus si caratterizza attraverso una tenerezza, una bontà e una generosità che stemperano le atmosfere cupe e ricche di tensione del capitolo 9 e dei capitoli precedenti; mette in luce, anche solo con pochi richiami e lievi cenni, le inconciliabili differenze politiche ed etiche dei regni di Akielos e Vere e, soprattutto, presenta Laurent, al lettore, sotto una luce diversa e tesa a confondere. Questo nuovo tassello, forse ancora troppo grezzo, semplicistico e un po' ingenuo, ci dimostra però che ogni personaggio, e soprattutto il personaggio di Laurent, va inserito in un sistema più ampio di letture: le parole di Erasmus ci suggeriscono l'idea che la realtà non sia, davvero, così limpida e lineare come sembra, perché di essa Damen ha una visione parziale, rigida e circoscritta, una visione su cui grava, per di più, il peso del suo sistema di criteri e di valori. 
Anche Torveld diventa un nuovo strumento con cui entrare nel campo dei conflitti tra Vere e Akielos. Fratello più giovane del re Torgeir e ambasciatore di Patras, una nazione con "una cultura simile a quella akielonese", giunto al Palazzo "per stipulare un accordo commerciale", dà prova di grande magnanimità, di saggezza e di profonda sensibilità nelle sue decisioni e nelle sue interazioni con Erasmus, e a modo suo, forse, rappresenta tutto ciò che Laurent avrebbe potuto essere, se il fratello Auguste fosse stato ancora in vita. 
Giunti a questo punto, ci si chiede: cosa ne sarà di Torveld ed Erasmus? 

La narrazione si muove, quindi, su parallelismi e confronti, e C.S. Pacat ci delizia con descrizioni sensuali e particolareggiate, con frasi che diventano metafore intriganti:
Provare a immaginare Castor che complottava contro Laurent era come immaginare un lupo cospirare contro un serpente. 
con descrizioni, ben costruite, dei preparativi per la caccia al cinghiale, organizzata in onore di Torveld, da cui emergono, con chiarezza, i primi dissidi interiori di Damen: 
La natura aveva sprecato i suoi doni nel conferire quell’aspetto a qualcuno di tanto sgradevole. La pelle chiara e gli occhi azzurri di Laurent erano rari a Patras, e ancora di più ad Akielos, e costituivano qualcosa a cui Damen raramente sapeva resistere. Per non parlare dei capelli biondi… 
e tutto il carico emotivo che, secondo un'intuizione arbitraria del lettore, si agita dentro Laurent quando si scopre che ha dovuto uccidere la giumenta baia addestrata dal fratello Auguste.

Ancora una volta, però, l'autrice confonde le acque, tradisce la linearità del racconto, ridefinisce i personaggi e le loro posizioni, e in un dialogo serrato con il Reggente — che lo ha raggiunto, a caccia conclusa, per ottenere dei chiarimenti —, Laurent riacquista la sua consueta freddezza, il suo sarcasmo brutale, tutta la sua voglia di impressionare e umiliare: 
«Nicaise mi ha informato che avete convinto Torveld a chiedere gli schiavi. Perché avete agito in segreto?» Lo sguardo del reggente lo percorse lentamente e con attenzione. «Ma immagino che la vera domanda sia: cosa vi ha spinto a farlo?» «Mi è sembrato terribilmente ingiusto che voi poteste marchiare a fuoco i vostri schiavi e a me non lasciaste neanche dare due colpetti di frusta al mio.» 
Di nuovo, Laurent, secondo Damen, non ha nulla di gentile. È solo malvagio, insensibile, calcolatore, irrispettoso nei confronti dello zio, che appare sempre più esasperato e incapace di contenere una cattiveria che sembra non avere limiti. 

Ci avviamo così verso la fine del capitolo 9, che serve a introdurre il 10 e a regalarci un colpo di scena che rimescola le carte in tavola e affronta altri due temi centrali della serie: le dinamiche di potere e il tradimento. 
Damen, costretto da due uomini "con indosso i colori del principe" a raggiungere Laurent nelle sue stanze, lo difende e gli salva la vita durante un tentativo di omicidio. 
L'aggressione e il combattimento sono descritti e raccontati con dovizia di particolari, e anche in questo caso il principe di Vere stupisce il suo schiavo: partecipa alla lotta e, con un colpo mortale, neutralizza sia il proprio avversario, sia un altro degli attentatori, immobilizzato nel frattempo da Damen. Anziché interrogarlo, Laurent lo uccide. 
Ma la tensione non si esaurisce qui, perché il dialogo tra i due continua, ed è ricco di non detti e di mezze verità svelate: 
«Non sono sorpreso che abbiate spinto tre uomini a cercare di uccidervi. Mi stupisce solo che non fossero di più,» rispose lui, franco. «Ce n’erano di più,» ribatté Laurent. Comprendendo il senso delle sue parole, Damen arrossì. «Non mi sono offerto. Mi hanno portato qui, ma non so perché.» «Per collaborare.» «Collaborare?» ripeté Damen, disgustato al solo pensiero. «Eravate disarmato.» Poi ricordò l’indolenza con cui la prima guardia gli aveva puntato contro il pugnale: quegli uomini si erano davvero aspettati che li aiutasse, o quanto meno che se ne stesse da una parte ad assistere in silenzio. Posò lo sguardo accigliato sulla più vicina delle facce ora immobili. Non gli piaceva l’idea che qualcuno lo ritenesse capace di uccidere un uomo disarmato e in chiaro svantaggio numerico. Neanche se quell’uomo era Laurent.Quest’ultimo lo stava guardando fisso. «Come lo era l’uomo che avete appena ammazzato,» proseguì Damen, ricambiando lo sguardo. «I miei avversari non si uccidevano tra loro.» 
C.S. Pacat continua a giocare con il lettore e lo pone dinanzi a un'altra svolta improvvisa e inaspettata: le armi utilizzate dagli attentatori sono akielonesi e le Guardie del reggente, credendo Damen coinvolto nell'imboscata, vogliono arrestarlo. Ma il principe, impastando parole, menzogne e piani ancora del tutto oscuri, accorre in suo aiuto: 
«Posso sapere perché state arrestando il mio prediletto?» intervenne Laurent con voce pacata. Il soldato gli rivolse uno sguardo vacuo. «Vostra Altezza… vi hanno attaccato…» «Ma non è stato lui.» «Le armi sono akielonesi,» si intromise una delle guardie. «Vostra Altezza, se un gruppo di akielonesi ha attentato alla vostra vita, potete scommettere che lui è coinvolto.» Era stato orchestrato alla perfezione, si rese conto Damen: i tre assalitori lo avevano condotto lì con il preciso intento di far ricadere su di lui la colpa. Naturalmente, si erano aspettati di sopravvivere all’attentato, ma ciò non toglieva che le loro intenzioni fossero state quelle. E adesso Laurent, che trascorreva ogni momento della sua giornata a immaginare modi per umiliarlo, ferirlo o addirittura ucciderlo, si trovava l’occasione di centrare il suo obbiettivo servita su un piatto d’argento. Damen vide – sentì – che anche il principe ne era cosciente. Percepì quanto grande fosse il suo desiderio di farlo arrestare e di umiliare sia lui che lo zio e, per un attimo, rimpianse l’impulso che lo aveva spinto a salvargli la vita. «Siete mal informati,» disse invece il principe. A sentirlo, sembrava che stesse masticando qualcosa di immangiabile. «Non c’è stato nessun attacco contro la mia persona. Quei tre hanno cercato di uccidere lo schiavo, invocando non so quale bisticcio tra barbari.» Damen sbatté le palpebre. «Hanno attaccato… lo schiavo?» ripeté il soldato, che all’apparenza faceva fatica a digerire quell’informazione tanto quanto Damen. «Rilasciatelo,» ordinò Laurent. 
Damen, di contro, non riesce a spiegarsi cosa stia accadendo, non comprende il motivo per cui Laurent, tra sguardi sottili e parole inespresse, decide di influenzare il corso degli eventi, modificando ciò che è stato, ridefinendo il presente e, probabilmente, anche il loro futuro. 
Ciò che Damen poi sta per scoprire è un'altra delle grandi verità sul comportamento di Laurent: il principe è drogato. La droga è akielonese, potente e afrodisiaca, e induce all'abbandono se presa in dosi massicce. In questa scena, ciò che spaventa e ancora una volta stupisce Damen è l'assenza di prostrazione in Laurent, che non sembra "abbandonato", non si esprime "con la spigliatezza abituale" e ha "il respiro corto" ma non presenta "altri effetti" o disturbi. Damen allora capisce, all'improvviso, che sta assistendo "a un’impressionante dimostrazione di autocontrollo". Quale emozione, se non la paura, può spingere una persona a cercare di controllare se stessa, gli altri, le loro azioni e i loro comportamenti? Ma paura di chi? E/o di cosa? 

Il capitolo sta per chiudersi con la presunta fuga di Damen e la consapevolezza da parte di Laurent di essere in debito con il suo prediletto, perdendo così quel potere, quella superiorità, quel dominio che ha sempre tentato, in tutti i modi, di conservare: 
Aveva quasi raggiunto la porta quando la voce del principe lo spinse a voltarsi. «Aspetta,» sibilò, come se si fosse costretto a parlare e non lo sopportasse. «È troppo pericoloso. Scappare adesso significherebbe ammettere la tua colpa. La Guardia del reggente non esiterebbe a ucciderti. Non posso… proteggerti in questo stato.» «Proteggermi?» fece Damen, l’incredulità che trapelava dalla sua voce. «So bene che mi hai salvato la vita.» Damen lo guardò. «Odio sentirmi in debito con te. Fidati almeno di questo, se non ti fidi di me.» «Fidarmi di voi?» scattò Damen. «Mi avete fatto scuoiare la schiena. Da quando sono qui non vi ho visto fare altro che ingannare e mentire a ogni persona che avete incrociato. Usate tutto e tutti per raggiungere i vostri scopi. Siete l’ultima persona al mondo di cui mi fiderei.» Laurent lasciò cadere la testa all’indietro contro la parete. Aveva abbassato le palpebre, così che gli occhi semichiusi con cui lo guardava altro non erano che due fessure bordate d’oro. Damen si aspettava quasi una negazione o una spiegazione, ma l’unica risposta di Laurent fu lo sbuffo di una risata che, stranamente, mostrò più di ogni altra cosa quanto fosse vicino a perdere il controllo. «Va’ allora.»
Il 9 e il 10 sollevano diversi interrogativi, mostrano ciò che nessuno si sarebbe aspettato, mettono in scena nuovi intrighi e permettono al lettore di riconoscere il poco di cui è già in possesso, intravedendo quel molto che avrà o, forse, non avrà. 
Sebbene i due capitoli appaiano separati e con gruppi di personaggi distinti, credo che siano tutti, a loro modo, coinvolti nello sviluppo dell'azione narrativa e del suo significato. Così come ogni dialogo, ogni descrizione non è mai fine a se stessa ma, nella trama e nelle pieghe del racconto, assume un ruolo e una funzione fondamentale, utile a sottolineare le contrapposizioni che investono i due personaggi principali, coinvolgendo i personaggi secondari in un gioco di specchi che forse altera, non senza una forma di sottile e perverso piacere nel cuore del lettore, quel poco che si riesce a catturare e recepire. 
Così, se per Damen l'elemento che unisce Erasmus e Laurent è la bellezza, ciò che li distingue sono i valori profondi in cui credono. A questo punto, però, non ci resta che chiederci quali siano, effettivamente, questi valori, e cosa si nasconde dietro la bellezza di Laurent, tanto vera e reale quanto quella di Erasmus.

2 commenti:

  1. "Siete l'ultima persona di cui mi fiderei" E chi potrebbe dare torto a Damen? Nessuno al suo posto si fiderebbe mai di un serpente. Esiste un serpente che non ti morderebbe?
    Eppure, Laurent lascia andare Damen. Che la fortuna stia finalmente arridendo al nostro barbaro?
    Se abbiamo inteso che Laurent non è quello che sembra, mai come in questi due capitoli ne abbiamo la prova.
    L'autocontrollo di Laurent seppure drogato ma anche le capacità del principe di sapersi difendere sono altri punti che rendono ancora più intricata la sua figura, ed è questo il motivo per cui amo tanto questo personaggio.
    Splendida analisi.

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    Risposte
    1. Grazie mille, Alexandria! ^_^ Perché, forse, Damen e Laurent non sono così diversi come sembrano... :) D.

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