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mercoledì 13 dicembre 2017

Recensione: "La drag queen e il re degli Homo pomp" (Serie A prima vista #2) di TJ Klune

Titolo: La drag queen e il re degli Homo pomp
Titolo originale: The Queen & the Homo Jock King
Serie: A prima vista #2 
Autore: TJ Klune 
Trad.: Claudia Milani 
Editore: Dreamspinner Press 
Genere: Contemporaneo 
Cover Artist: Reese Dante 
Pagg.: 483 
Data di uscita: 12 dicembre 2017 
Link per l'acquisto: Dreamspinner Press  - Amazon 

Sinossi 
Credete nell’amore a prima vista?

Sanford Stewart proprio no. Anzi, crede nel suo esatto contrario, grazie al re degli Homo pomp, Sua Frociosità Pompato I. Sembra infatti che Darren Mayne non abbia altro scopo nella vita se non far piombare nel caos l’esistenza tranquilla e ordinata di Sandy, per il solo gusto di infastidirlo. Sandy lo odia e niente potrà mai fargli cambiare idea.

O almeno così vuol credere.

Ma quando il proprietario del Jack It – il club nel quale Sandy si esibisce nei panni della drag queen Helena Handbasket – gli si presenta con una proposta disperata, Sandy si rende conto che potrebbe essere giunto il momento di mettere da parte i suoi sentimenti per Darren; il gay bar dovrà infatti chiudere se qualcuno non convincerà Andrew Taylor, il sindaco di Tucson, a tenerlo aperto.

Qualcuno come Darren, il figlio illegittimo dell’uomo.

L’infallibile piano è il seguente: sedurre Darren e spingerlo a convincere il padre a rinnovare il contratto tra il club e l’amministrazione cittadina.

Semplice, no?

Sbagliato. 
Recensione 
È sempre una grande emozione per me tornare a leggere TJ Klune. È uno dei miei autori preferiti, non lo nego, uno di quegli scrittori in grado di stordirmi e affascinarmi, di accelerarmi il battito del sangue e il pulsare del cuore. Così, quando ho la fortuna e il piacere di avere tra le mani un suo romanzo, non posso fare altro che affidarmi alla sua esperta e bravissima traduttrice italiana, per conoscerlo meglio, per entrare in intimità con il suo mondo, ricco di fantasia e comprensione, e per essere sospinta da un polo all'altro del suo incontaminato territorio, immersa nei suoi movimenti, nei suoi modi, nel suo linguaggio, certa di essere trascinata altrove. Perché addentrarsi in un libro di TJ significa lasciarsi trasportare da un'energia vitale e inarrestabile, e da una corrente sotterranea di impulsi, colori ed emozioni; equivale a tuffarsi in un mare di follia e contraddizioni, a sentirsi prosciugati e incalzati, e vuol dire saltare e correre per non cadere, mentre si insegue un'avventura dello stile intrapresa al massimo di possibilità spericolate, in cui tutto, persino un aggettivo o un avverbio, nasconde un fondo di verità. Perché i libri di Klune danno uno strano quanto inevitabile senso di vertigine, prezioso e pericoloso insieme. L'idea non sembra allettante e da sola basta a confondere o, nel peggiore dei casi, a immobilizzare: le vertigini provocano la perdita di equilibrio, disorientano, destabilizzano, privano di un sostegno fondamentale. Ma, mi chiedo, se un libro non regala oscillazioni insidiose e una dissennata esperienza sensoriale, capovolgendo e frantumando illusioni e, talvolta, quando si è favoriti dalla sorte, anche certezze e convincimenti, allora perché leggerlo? In fondo, raccontiamo tutti delle storie, e le raccontiamo da sempre, sin da quando l'uomo esiste; narrare fatti ed eventi su di noi e sugli altri risponde a un'esigenza essenziale della natura umana, poiché solo raccontando riusciamo a fare esperienza del mondo, solo confrontandoci con ciò che si sta facendo e con l'emozione che si prova, possiamo dare un senso a quello che ci accade. Quindi, semplicemente, le storie sono storie. La prospettiva cambia, però, nel momento in cui una storia rappresenta il connubio perfetto tra idee irrazionali, cariche di fantasia, e leggi che ubbidiscono al mondo e alla ragione. Soltanto un narratore vero e proprio può dare vita a un racconto in cui la creatività più brillante e la razionalità più strategica si combinano secondo logiche di pensiero vivide e sorprendenti. Insomma, per farla breve, soltanto TJ Klune, un artista dall'acume intellettuale tagliente e dall'immaginazione sfrenata, poteva creare, a nostro beneficio, un personaggio indimenticabile come Sanford "Sandy" Stewart. O meglio, un personaggio indimenticabile come 
"[...] la più temibile creatura dell’intero Wild West, sua maestà la regina delle drag queen Helena Handbasket!". 
Sandy/Helena e Darren Mayne. Li abbiamo conosciuti nel divertentissimo Dimmi che è vero, primo volume della serie A prima vista; li abbiamo incontrati, a sorpresa, nell'intenso L'arte di respirare, terzo volume della serie Un insolito triangolo, e ora, finalmente, li ritroviamo su un palcoscenico tutto loro, uno spazio in cui si muovono tra sadismo e tenerezza. 

Sandy lavora, insieme al suo migliore amico barra fratello Paul Auster, nel reparto sinistri di una compagnia assicurativa. Passa il suo tempo in un cubiculo asfissiante occupandosi di reclami e richieste di risarcimento, conducendo, a detta sua, un'esistenza noiosa e insignificante. Sandy è dimesso, timido, introverso. Due volte a settimana però, ogni mercoledì e ogni sabato sera, Sanford Stewart smette i panni dell'impiegato mite e tranquillo e si trasforma in una regina o, per meglio dire, nella regina della notte Helena Handbasket. In drag Helena illumina la scena del Jack It con parrucche vistose e abiti sexy, con un trucco appariscente, con lustrini e paillettes, con il suo passo sensuale e ammaliante. Helena è forte, aggressiva, sicura di sé e dominante, è seduttiva, ironica e divertente, ed è tutto quello che Sandy non è: coraggiosa, decisa, desiderabile e invincibile. E, naturalmente, prima e assoluta nemica — come del resto lo è anche Sandy — di Darren Mayne, l'indiscusso re degli Homo pomp. 
Muscoli scolpiti, bello da togliere il fiato, sexy e con un ghigno arrogante e compiaciuto perennemente stampato sulla faccia, Darren è misterioso, forse anche un po' timido o poco avvezzo a parlare di sé e dei suoi sentimenti, e con un debole per i twinkie che fa imbestialire Sandy. Ed Helena. Letteralmente. 

Sandy/Helena e Darren si odiano, da sempre, di un odio incondizionato e viscerale che nasconde, in realtà, una voragine d'amore inconfessabile, una passione inconscia, spaventosa e impossibile da accettare. Tra i due non è tutto limpido e chiaro: se ci si odia, deve pur esserci un motivo. E lo dimostrano i loro continui punzecchiamenti, le battute feroci e sarcastiche, le offese irriverenti che strappano risate e instillano frustrazione, e che altro non sono che anni e anni e anni di preliminari consumati dinanzi agli occhi di tutti. Insomma, a chiare lettere, si respira per quasi tutto il libro una tensione sessuale davvero esaltante e rovinosa, trascinante e fuori dagli schemi, determinata dal mancato appagamento di quello stesso bisogno che, paradossalmente, contribuisce a fare di questo libro un gioiellino di perfezione. 
Ciò che resta, però, de La drag queen e il re degli Homo pomp, oltre alle schermaglie verbali magistralmente dirette e orchestrate, è il processo creativo di TJ Klune, il modo in cui Sandy giunge alla verità. Tra equivoci, pedinamenti, menzogne surreali e al limite del ridicolo, cene strampalate, litigi infuocati e scene madri, rimane quello che non è destinato a svanire: personaggi di un'originalità impressionante che procurano piacere e godimento, dialoghi non soltanto brillanti e fuori dalle righe, ma anche mutevoli e carichi di significato e nuove prospettive, da cui ci si aspetta un risultato puntualmente smentito dalla battuta finale, che lascia divertiti e inebriati oppure sgomenti, increduli ed emozionati, poiché mira dritto al cuore del lettore. 
TJ Klune si diverte a infierire sul protagonista, si accanisce su di lui, lo tratta con indulgenza, lo blandisce e, infine, lo mette con le spalle al muro: Sandy preferisce distogliere la mente dal suo reale problema, si nasconde dietro la sua maschera drag di donna artefatta, perché ha paura, di fidarsi, di mettere in scena ciò che non riesce neanche a pensare in termini affettivi, e di percepirsi come invisibile. Sandy è, in modo reale, un uomo insicuro e ferito a cui manca il coraggio di cambiare la propria storia. Così cambia il suo aspetto, decide di manifestarsi mascherandosi, e riesce quasi a essere se stesso, proteggendo comunque quel confine di pelle su cui striscia una malinconia spiazzante e che segna, nel contempo, la sua fine e l'inizio di Helena Handbasket. 
Per questo motivo il secondo volume della serie A prima vista ha il potere di incantarci ed emozionarci: è un romanzo smaliziato e spudorato, con dei tempi comici perfetti e deliranti, è dissacrante in un modo stranamente dolce, tenero e solenne, e racchiude la storia di Sandy e Darren, un racconto fuor di dubbio surreale ma anche morbido, sensuale e romantico, pieno di commozione e struggimento. Perché se da un lato TJ Klune rivisita i cliché del romance più classico lavorando sull'ambiguità, sulle contraddizioni e le incongruenze, come una strabiliante drag queen rielabora stereotipi, codici ed elementi appartenenti all'universo femminile, dall'altro ci riempie di immagini e idee fantasiose, ci fa suoi con i discorsi sconclusionati di Paul Auster e con l'ingenuità di Vince Taylor, con i modi burberi e diretti di Charlie, con le curiosità sessuali di Nana, con l'omofobia di Johnny Depp e con l'amore incondizionato di Matty e Larry, con la bellezza e il sarcasmo difensivo di Corey/Kori e con i timori di Darren, un uomo che, dietro la sua apparente spocchiosità, cela un dolore virile (ah! cit.) e quel genere di imperfezione che, sì, forse appartiene a tutti. 
TJ Klune, in buona sostanza, dilata il tempo con inciampi e digressioni, e sebbene sappiamo come il suo libro andrà a finire, vogliamo comunque perderci tra le sue pagine, sporche, palpitanti e compromesse con la vita. 

Tutti dovrebbero leggere la serie A prima vista: la letteratura non determina il corso degli eventi, non credo che influenzi la storia o che provochi grandi mutamenti, ma di sicuro può agire sul singolo, sulla sua capacità di vedere la realtà e di interpretare le trasformazioni del nostro tempo, e quando un autore utilizza un linguaggio inclusivo, in questo caso un linguaggio queer che rispecchia ciò che siamo e indica dove siamo arrivati, io sono una lettrice davvero, davvero felice. Perché non ho mai creduto a chi dice che tutto è stato scritto, e storie come quella di Sandy e Darren — leggera, divertente e a tratti ridicola ed esagerata —, a modo suo e nel suo piccolo, ne è la prova. Quasi inconfutabile.
Quindi, 5 stelle a Sandy/Helena, 5 stelle a Darren Mayne, 5 stelle a tutti i folli personaggi di questi indimenticabili libri, 5 stelle alla CE Dreamspinner Press Italia, 5 stelle alla traduttrice Claudiaa Milani, e 5 favolose stelle a TJ Klune. Una creatura meravigliosa, brillante, geniale e perfetta così com'è. 
dicembre 13, 2017 / by / 0 Comments

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