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venerdì 10 febbraio 2017

"Un San Valentino sottosopra" - Una novella dalla trilogia "Upside Down" di Lily Carpenetti

Sto tornando in ufficio a passo sostenuto, anche perché il freddo mi sta marcando stretto. Questo febbraio, Boston si presenta particolarmente ostile: pioggia e ghiaccio, un connubio perfetto.
La causa che sto seguendo si trascina per le lunghe e spero di non arrivare in aula: ogni patteggiamento tra i due soci, che stanno operando la scissione della società, sembra impossibile, ma sarebbe la soluzione migliore per entrambi, oltre che la più economica.
Eppure non sono questi i problemi che mi torturano: freddo e causa impegnativa sono niente, in confronto al tormento dell'anima.
Come ogni mattina, Parker è venuto a svegliarmi dopo essersi già preparato di tutto punto. Ma questa non era una mattinata qualunque. Che si sia dimenticato che siamo a San Valentino?
Il mio ermetico compagno, con il quale convivo ormai da quasi un anno, sembrava avere più fretta del solito. Oh, certo, non ha dimenticato di prepararmi la colazione, ma i suoi contatti sono stati veramente ridotti all'osso: solo un paio di bacetti a fior di labbra, senza nemmeno guardarmi.
Non so cosa pensare. Che abbia combinato qualcosa di grave ai suoi occhi? Io non me ne sono accorto ma, a volte, lui si irrigidisce per un nonnulla.
Ieri sera, magari... anche se non mi sembra.
Lui è andato al dojo e io mi sono infilato presto a letto per leggere un romanzo. È rientrato verso le dieci di sera e, dopo essersi fatto la doccia, si è bloccato di fianco scrutandomi severo dall'alto in basso.
Ho sollevato lo sguardo sentendomi osservato, rivolgendogli un'espressione interrogativa.
«Che cos'è quello?» ha tuonato serio, scandendo bene le sillabe.
«Cosa?» mi sono scosso, senza capire.
«Quel... quel... quella cosa pelosa» ha annaspato.
«Ah, questo!» ho realizzato, pinzando con le dita un lembo del mio pigiama natalizio dalla casacca rossa in finto pelo. «È il pigiama che mi ha regalato mia madre a Natale, ma fin'ora non l'avevo ancora usato. Stasera sentivo un po' di freddo.»
«Felix» ha sospirato al colmo dell'esasperazione. «Ci sono ventiquattro gradi qua dentro, senza contare la qualità termica del piumino. Ma, se avevi freddo, potevi alzare un po' il riscaldamento, invece di far entrare quell'obbrobrio nel mio letto!»
«È carino!» ho ribattuto.
«È inguardabile!»
«Allora toglimelo» mi sono fatto più seducente.
«Facciamo che te lo togli da solo, vorrei evitare che mi morda!»
Non so chi dei due, alla fine, si è preso la briga di far sparire il capo incriminato. Il sesso è stato stellare, come sempre. Un'unione graffiante e avvolgente, che ha perso la connotazione violenta dei primi tempi, ma rimane appassionata al limite del parossismo.
Il sesso con Parker Aames è un'immersione in apnea, una cento metri a ostacoli, che ti fa scoppiare il cuore e collassare i polmoni. Il mio corpo rimane ostaggio della sua lingua e delle sue dita. Sono ingordo di baci e carezze.
Ma, tornando a stamattina, l'ho trovato freddo, distante, per niente attento. Sì perché, nonostante il suo fare controllato, Parker capisce sempre le mie esigenze ed è abile ad anticiparle.
Continuando a torturarmi il cervello dietro a questi pensieri, torno allo studio legale e mi dirigo direttamente al suo ufficio.
È da solo e sta lavorando al computer, forse riesco a distrarlo e farlo concentrare su altro.
«Ciao» lo saluto, richiudendo la porta dietro di me.
Lui solleva gli occhi dallo schermo e mi fissa con quelle iridi così intense e penetranti, anche schermate dietro alle lenti degli occhiali.
«Già di ritorno? Immagino non significhi qualcosa di positivo.»
«Rimandato un'altra volta» sbuffo, alzando gli occhi al cielo. «Ma non sono qui per parlare di lavoro. Pranziamo assieme?»
Lui getta uno sguardo repentino all'orologio e si alza in piedi.
«A dire il vero, ho da fare.»
No, come? Ecco... Parliamone!
Attonito, lo osservo mentre si prepara, per uscire in tutta fretta.
Passandomi accanto, rallenta e mi sfiora le labbra con un bacio, ma nulla di più.
«Ci vediamo più tardi?» annaspo, come per aggrapparmi a una speranza qualsiasi.
«Purtroppo no, Felix. Ho preso la mezza giornata libera, dovrai aspettare l'ora di cena.»
«A casa?» chiedo senza nascondere il tono stizzito.
«Sì, dai. Ogni tanto fa bene rilassarsi tra le mura domestiche. Non ti preoccupare, cucino io!»
Andato. Prima che potessi ribattere in alcun modo.
Buon San Valentino. Proprio un San Valentino di merda!
Possibile che se ne sia veramente dimenticato? Le vetrine sono piene di cioccolatini, cuori e orsetti. A nessuno potrebbe passare inosservata quest'occasione.
Mi trascino prostrato fuori dall'ufficio e il mio sguardo si posa sull'orchidea in bella mostra sulla scrivania della segretaria.
«Buongiorno, che bel fiore» sospiro, sforzandomi di sorridere.
«Vero, il signor Aames è stato davvero gentile.»
«Thomas Aames le ha portato un regalo di San Valentino?» mi stupisco.
«Ma no» ridacchia. «Parker Aames.»
Bene, non se ne è dimenticato, lo sta ignorando deliberatamente. Che c'è, lo giudica troppo impegnativo, commerciale o cosa? Mi pare di sentirlo.

«Non essere infantile, Felix. Non siamo adolescenti. Non posso credere che tu abbia ancora bisogno di queste conferme!»

Ma far finta di niente è proprio frustrante, lascia annusare aria di rottura. È così? Parker si è stufato del mio modo di fare impulsivo, del disordine e delle mie maglie sgargianti?
Non posso crederci. Questa sembra la giornata peggiore della mia vita.
Dopo aver ordinato un sandwich da consumare alla scrivania, da solo, mi sforzo di concentrarmi sul lavoro d'ufficio, spulciando i dati nel file del caso che seguo e perdendo ore al telefono a tranquillizzare il mio cliente.
Finalmente, l'orario di lavoro giunge al termine e mi rassegno a tornare a casa, ancora una volta da solo. Spero solo di poter avere un confronto pacifico con l'uomo, che sembra intenzionato a spezzarmi il cuore e calpestarlo sotto ai tacchi delle sue John Lobb da 1.500 dollari.
Forse dovrei comprargli un regalino, dopo tutto, neppure io ho fatto nulla per festeggiare questo primo San Valentino assieme... e forse l'ultimo.
Prima di prendere l'autobus, entro in una caffetteria e compro un orsetto dal musetto simpatico, che regge tra le zampe un grande cioccolatino a forma di cuore. Decisamente non un regalo adatto a un uomo come Parker, ma non voglio attardarmi troppo: anche se sarà una serata nefasta, meglio sapere. Perciò, prendo la prima cosa che trovo e mi rassegno, con un peso sul cuore, a questo colloquio chiarificatore.
Quando giungo a destinazione, noto che le giornate hanno cominciato ad allungarsi: c'è ancora un piccolo sprazzo di sole all'orizzonte, o almeno il suo riverbero. Sospiro ed entro nella lussuosa palazzina, salutando il portiere.
Indugio un attimo davanti alla porta di casa, quella che è stata anche casa mia in questi nove mesi, provando una morsa alle viscere e un impellente impulso di darmela a gambe. E pensare che era lui quello che voleva il per sempre. Com'era?

«... Sono un uomo che ti sta chiedendo di diventare il suo compagno, per la vita. Non ho mai provato per nessuno quello che tu mi fai sentire e non ho intenzione di rischiare nuovamente di perderlo.»
Con dita tremanti, giro la chiave e, varcato l'uscio, rimango basito, imbambolato da una miriade di punti luce che sembrano far parte di un tappeto di stelle. In realtà, sono innumerevoli candeline da scaldavivande, che formano un sentiero, che si snoda lungo il salotto per virare verso il corridoio.
Circospetto, seguo la scia di fuoco, sfilando il cappotto e abbandonando le scarpe nell'anticamera. Contrariamente a ciò che avevo immaginato, le candele non mi conducono alla camera da letto, ma proseguono, puntando verso il bagno grande.

Apro anche questa porta e vengo inondato dal bagliore di altre fiammelle, molte più di prima, concentrate nell'ambiente, adagiate su ogni ripiano libero e sul contorno della vasca. Dentro, c'è lui: l'uomo più sensuale che io abbia mai conosciuto, immerso nella schiuma, mentre mi rivolge un sorriso sardonico.
«Alla buon'ora» ammicca. «Stavo iniziando a sentirmi frollato.»
«Ma, ma...» balbetto, incapace di distogliere lo sguardo da quel volto accattivante, illuminato dal riflesso del fuoco. «Eri così sfuggente. Mi hai evitato per tutto il giorno...»
«Mi ci è voluto un bel po' di tempo per organizzare tutto questo» spiega, continuando a sorridere.
Poi, si alza e non capisco più nulla davanti a quella statua di marmo ricoperta solo da chiazze di schiuma. Protende il braccio in avanti, per invitarmi a entrare in acqua con lui e io mi affretto a liberarmi dai vestiti per assecondarlo.
Le braccia di Parker Aames si avvolgono attorno al mio corpo, mentre la sua lingua esplora ogni centimetro del mio collo, per poi rubarmi fino all'ultimo fiato che ho in corpo con un bacio capace di spegnere ogni mio pensiero. I suoi polpastrelli scorrono lungo la pelle umida della mia schiena, per approdare alle mie natiche che stringe con decisione, reclamandone il possesso. Sento la sua erezione possente sotto di me e desidero solo unirmi a lui, sentirlo frugare dentro di me, per cancellare ogni traccia del terrore che mi ha assillato per tutto il giorno.
Come ho potuto pensare che Parker volesse lasciarmi? Siamo una cosa sola: i nostri corpi sono l'uno il completamento dell'altro, capaci di vibrare in sintonia al ritmo coordinato dei nostri cuori.
Mi strattona, attirandomi sopra di sé per fare l'amore, incurante dell'acqua, che sborda dalla vasca, per ricoprire il tappeto e le piastrelle. Lui così maniacale nella cura delle casa, perde il controllo quando ci amiamo. Io gli faccio perdere il controllo e sarà sempre così.
Lo sento fino in fondo, dentro di me. Mi inebrio e assecondo quel movimento ondulatorio, che parla ai miei sensi. Le nostre voci arrochite dal piacere riempiono la stanza di sussurri stentati.
Le sue labbra cercano la ma bocca, prima di arrivare all'apice e, iniziando a succhiare avidamente la mia lingua, mormora un accorato: «Ti amo!»
Oddio, ti amo anch'io, tanto!
L'ho detto? Ansimato? Sputato? O non ho potuto articolare neppure una lettera di queste semplici parole?
Ci stringiamo l'uno all'altro, lasciando che l'acqua calda ci accarezzi e calmi la fiamma che ci ha divorati.
Una volta fuori dalla vasca, ci asciughiamo con lentezza, tamponando la pelle dell'altro sotto le spugne morbide, mentre le nostre bocche mappano l'epidermide in traspirazione del partner con baci strascicati.
«Hai fame?» mormora lui, infilandomi l'accappatoio, senza mancare di appoggiare ancora le labbra all'attaccatura del mio collo.
«A pensarci, direi di sì» ammetto, godendomi quelle ultime coccole.
«Bene» annuisce, coprendosi a sua volta.
Mi guida verso il salone, facendomi ripercorrere a ritroso il percorso di fuoco. L'appartamento è avvolto in un'atmosfera irreale e io mi sento al settimo cielo.
«Ho pensato che ci saremmo goduti maggiormente una cena fredda, a base di crudités di crostacei e verdure» spiega, invitandomi ad accomodarmi al mio posto.
Prima di sedersi di fronte a me, lo vedo incespicare e chinarsi a raccogliere qualcosa.
«E lui?»
Anche al buio, scorgo le sopracciglia alzate in un moto di divertita incredulità, mentre fissa l'orsetto che ho acquistato al bar.
«Ecco, oggi è San Valentino...» esito, imbarazzato.
«E hai pensato di regalarmi un orsetto di peluches? L'anno prossimo, un porta ciuccio?» ride.
Oddio, che vergogna!
«È carino» ammette, poi. Forse più per sollevarmi dall'imbarazzo che per sincero apprezzamento. «Anch'io ho un regalo per te.»
«Sul serio?» mi illumino. «Allora, non te ne eri dimenticato?!»
«Non è che passi di continuo il pomeriggio a trasformare il mio appartamento in un nido d'amore. Volevo che il nostro primo San Valentino fosse indimenticabile. Ammetto che è la prima volta che do peso a queste cose» mi rimbrotta.
Faccio scorrere lo sguardo sull'elegante tovaglia davanti a me e vedo una scatoletta nel mio piatto.
«Sì, beh. Il mio è un regalo di tutt'altro genere» spiega, posando l'orsacchiotto sul tavolo e prendendo posto.
«Posso aprirlo?» chiedo, ansioso.
Lui annuisce evitando il sarcasmo.
Decisamente il suo regalo è di tutt'altro genere. Rimango di sasso scoprendo la presenza di due anelli d'oro bianco e giallo all'interno della scatola. Due fedi.
I miei occhi brillano più di questi gioielli, quando li sollevo per fissarlo, mentre sento un nodo alla gola che mi impedisce di emettere alcun suono.
«Spero che tu non pretenda che mi inginocchi ai tuoi piedi, anche perché sarebbe un po' imbarazzante in accappatoio» ride, guardandomi di sottecchi.
Scuoto la testa, mentre scoppio in un pianto di gioia. Non posso credere che questo stia accadendo sul serio. L'aveva detto di volere che fossimo una famiglia, ma tutto ciò supera ogni aspettativa.
I suoi occhi sono carichi d'amore, mentre mi fissa aspettando che io mi calmi, tenendo la sua mano calda e rassicurante sulla mia. Una mano che, ora lo so, non mi lascerà mai.
Si rischiara la voce, assumendo un'aria più solenne e io lo guardo estatico, ancora scosso da isolati singulti.
«Felix Callejas» pronuncia con voce vibrante. «Vuoi sposarmi?»
«Sì, sì, sì» squittisco, riprendendo a piangere e lanciandomi fra le sue braccia.
Bacio quest'uomo che non smetterà mai di sorprendermi e che con il suo amore riesce sempre a ricordarmi quanto la vita sia un'avventura meravigliosa. Lui, quello che, a breve, diventerà mio marito a tutti gli effetti.

FINE

Il racconto breve "Un San Valentino sottosopra" si colloca circa nove mesi dopo la fine di "Right Side Up", l'ultimo volume della trilogia Upside Down. Disponibile in tre ebook o in un unico volume cartaceo.

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È possibile seguire Lily Carpenetti alla pagina Facebook Bloodlust 

Biografia
Mi chiamo Lucia, ma sono conosciuta dai più come Lily, che non è solo un nome d’arte, ma l’appellativo che usano i miei amici più cari dai tempi del liceo. Ho 42 anni e mi devo destreggiare tra lavoro, figli e impegni della vita, un po’ come tutti, ma oltre alle normali attività, io amo scrivere e questa è una passione che mi accompagna costantemente, anche se non sempre riesco a dar sfogo alla mia vena creativa, come vorrei. Ho iniziato a muovere i primi passi nel mondo dell’M/M, e dell’editoria in generale, con Lite Editions, circa cinque anni fa. Leggendo i racconti di Maya Sokol e Livin Derevel, pubblicati nelle loro collane, mi sono detta: “Queste sono le storie che ho sempre amato immaginare e che voglio scrivere!” Così, ho cominciato e non mi sono più fermata. In questi anni, ho spaziato tra vari generi, ma l’amore tra uomini è quello che mi appassiona di più, anche se ha iniziato a darmi soddisfazione solo di recente, con l’affermarsi più stabilmente di questo filone, anche nel nostro paese.
febbraio 10, 2017 / by / 0 Comments

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