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giovedì 9 febbraio 2017

"The Wedding" di Dawn Blackridge

Le onde dell’oceano si frangevano sulla spiaggia dietro casa. Probabilmente una burrasca in mare aperto ne aveva fatto aumentare l’intensità. Il profumo dell’oceano gli pervadeva i sensi. Chiuse gli occhi e respirò a fondo. Gocce d’acqua nebulizzata gli avevano inumidito il viso e le braccia, ma lui non se ne curava. La mente, suo malgrado, continuava a riportarlo a quel giorno, quando, sul molo vicino al porto, aveva chiesto a Calvin di sposarlo. Non ricordava di averlo mai visto più agitato di così, persino più di lui che era quello che si stava proponendo…  
«Che fai? Oh, mio dio…seriamente? Elliott…»   
«Sposami, Cal…voglio passare il resto della mia vita con te. Faresti di me l’uomo più felice della terra?» 
«Sì, sì, ti sposerò ma adesso alzati che ci stanno guardando tutti…» 
Il grande giorno era fissato per l’indomani, lui e Calvin si sarebbero finalmente sposati. Si osservò le mani e sorrise tra sé, questo contribuiva un po’ ad aumentarne quel leggero tremito. 
«Elliott!» Dall’interno della casa sentì Calvin che lo chiamava a gran voce. «Dove diavolo sei? E che cos’è questo?» 
Si affrettò a rientrare, cercando di trattenere la risata che gli stava risalendo dalla gola, forse Calvin li aveva trovati. 
Infatti, una volta dentro, lo vide fissare inorridito qualcosa all’interno del ripostiglio. Accidenti pensò, e adesso? 
«Che c’è, Calvin?» Cercò di ostentare noncuranza. 
«Che c’è? Che c’è chiede lui. C’è che ci sono due casse piene di kiwi nel nostro ripostiglio. Che ci fanno qui? Eh? Me lo vuoi spiegare? Non dirmi che sono inseriti nel menù di domani vero? Non puoi farmi questo, non il giorno del nostro matrimonio!»  
Calvin doveva essere sull’orlo di una crisi isterica, visto che si stava infilando le mani nei i capelli senza accorgersene e li aveva scompigliati tutti. Aveva un aspetto decisamente ridicolo ma Elliott non se ne rese minimamente conto. Gli si avvicinò e gli appoggiò le mani sulle spalle. 
«Calvin, sono solo kiwi, non farne una tragedia. Ti prometto che domani non li vedrai neanche,» si avvicinò ulteriormente, «ma piacciono a tutti tranne che a te, non potevano mancare in un matrimonio neo zelandese, ti pare?»  
Avvicinò le labbra a quelle di Calvin e le sfiorò, all’inizio, leggermente. Pian piano il bacio si fece più intenso e Calvin pensò che Elliott, a volte, approfittasse di lui. In fondo però non gli dispiaceva. Baciava da dio. Baciava come se fosse l’unica cosa che contasse al mondo e, nello stesso tempo, come se volesse mangiarlo. Staccandosi restarono a fissarsi.  
«Sei uno stronzo lo sai? Come faccio a dirti di no? Non vale se fai così…» 
«Così come? Così?» E ricominciò a baciarlo e a mordicchiarlo, questa volta sul collo. 
«Elliott…» mormorò Calvin. 
«Vieni con me…» e, prendendolo per mano, salirono le scale.  

§§§ 

Stavano insieme da più di due anni ormai, ma ogni volta che facevano l’amore sembrava sempre la prima. 
Elliott stava coricato con la testa appoggiata al torace di Calvin. Il battito del suo cuore aveva il potere di calmarlo. Era il suo porto sicuro. Era il posto in cui poteva respirare liberamente. Sospirò. 
«Ehi, stai bene?» Gli chiese Calvin. 
«Sì, certo, tu?» 
«Io sto benissimo, Elliott, se c’è qualcuno che ha qualcosa di traverso in questo momento mi sembri tu.» Si sollevò a sedere, con la schiena contro la testata del letto, attirandolo a sé. «Dimmi cosa c’è che non va. Non è che, per caso, ci stai ripensando?» A quelle parole Elliott sollevò il viso a guardarlo e vide che sembrava davvero preoccupato. 
«Cosa? No! Assolutamente no! Non cambio idea Calvin, non mi è neanche passato per la testa, anzi non vedo l’ora che sia domani.» 
«E allora che c’è che non va?» 
Elliott ci pensò un attimo e poi decise di dirglielo. 
«Pensavo a come sarebbe se domani ci fossero anche i miei genitori. San Valentino era un giorno speciale anche per loro.» 
«Sono sicuro che sarebbero felici per te,» mormorò dandogli un bacio lieve.  
«Lo so, ne sono sicuro anch’io. Anche tu gli saresti piaciuto, saresti andato d’accordo con mia madre.» Era in momenti come quello che gli mancavano di più, nonostante fossero passati quasi dieci anni dal giorno del loro incidente. 
«Mostrami ancora una volta quell’album di fotografie, Elliott, è da un po’ che non lo riguardiamo.» 
Elliott si alzò e andò all’armadio. Dal fondo estrasse una scatola e la portò sul letto, aprendola e tirando fuori un volume rilegato in pelle color carminio. Lo sfogliarono lentamente, con Elliott che gli spiegava ogni immagine. Al solito, come ogni altra volta che lo avevano sfogliato, Elliott aggiungeva nuovi particolari a ogni fotografia. 
Arrivati in fondo, entrambi sbadigliarono. «Sarà meglio cercare di dormire un po’. Domani dovremo essere in forma.» 
«Sì, hai ragione,» rispose Elliott, gli si sdraiò di fianco e questa volta fu Calvin a posare la testa sul suo torace.   

§§§ 

Nonostante tutto entrambi passarono una buona notte. 
Il primo a svegliarsi fu Elliott. Aprì gli occhi e si voltò a guardare Calvin. Gli piaceva guardarlo dormire, aveva un’aria totalmente rilassata, con i capelli sconvolti che gli coprivano la fronte. Con una mano glieli spostò lievemente e lui aprì gli occhi. 
«Ehi,» mormorò. 
«Ehi,» rispose Elliott, «dormito bene?» 
«Sì, ma… non è presto?» 
«No… c’è giusto il tempo per questo…» e, lentamente, si appoggiò a lui, quasi sovrastandolo, iniziando ad accarezzarlo, partendo dalle spalle e lasciandogli una scia di piccoli baci, dal mento fino ad arrivare alla clavicola. 
«Mmm…» 
«Devo smettere?» 
«No, no, non smettere. Quando saremo… ufficialmente sposati mi… sveglierai così tutte… le mattine?»  
«Se vuoi…» 
«Sì, voglio… voglio…» 
Con i baci arrivò fino all’ombelico; sentiva Calvin mormorare parole indistinte. Capì qualcosa come Elliott, e poi ti prego, e poi ancora così, mormorii che gli andavano diretti in un punto ben preciso del suo corpo. Si risollevò e lo baciò nuovamente, questa volta con più forza, come se il desiderio che sentiva per lui fosse diventato incontenibile. Si fermò ansimando e fissandolo negli occhi. 
«Calvin…» 
Calvin s’inarcò contro di lui e, prendendogli il viso tra le mani, lo baciò ancora, a fondo, fino a togliergli il fiato. 
Alla fine si accasciarono sui cuscini, i volti a pochi centimetri, sudati ma sorridenti e felici. Si fissarono, in silenzio, poi Calvin sollevò una mano, posandogliela sulla guancia, in una carezza leggera. 
«Ti amo, Elliott.» 
Anche lui aveva capito che lo amava, fin da quel primo momento in cui lo aveva incontrato, quel giorno dello sciopero dei benzinai, quando avevano rischiato di litigare per chi fosse arrivato prima all’erogatore. All’inizio non riusciva a dirglielo. Non era capace di esprimere quello che sentiva, era difficile per lui. Forse aveva anche paura di farlo, paura di essere ferito. Adesso le cose erano cambiate. 
«Ti amo, Cal.»  
Nel frattempo il sole era sorto, si preannunciava una giornata stupenda e non poteva che essere così, del resto era il giorno del loro matrimonio. 

§§§ 

Dopo aver fatto l’amore alle cinque di mattina si erano riaddormentati abbracciati, ma il sole ormai sorto gli ferì gli occhi con una lama di luce. Abbassò la testa a guardare Elliott che dormiva appoggiato al suo torace. Il suo respiro gli solleticava la pelle. Istintivamente, con la mano, prese a carezzargli la spalla e gli posò un bacio sulla fronte. Elliott aprì gli occhi e gli sorrise. 
«Calvin?» Mormorò con voce assonnata. 
«Eh sì, sono proprio io, perché ti stupisci? Con chi pensavi di dormire?»  
«Come? Che dici, sei già pronto a polemizzare appena sveglio?» 
«Polemizzare? Io non sto polemizzando, sto solo precisando, perché sono ben conscio di dove mi trovo, cosa che non posso dire altrettanto di te, se mi domandi chi sono e…» 
Non riuscì a continuare, visto che Elliott gli aveva chiuso la bocca con un bacio, con il fermo proposito di farlo tacere. Calvin rispose al bacio con entusiasmo e, con un rapido movimento, si ritrovò sopra di lui. Gli prese il viso tra le mani e lo fissò intensamente per un lungo momento. 
«Stiamo davvero per farlo?» Gli domandò sottovoce. 
Elliott restò con lo sguardo incollato nei suoi occhi. 
«Sì, Calvin, stiamo per farlo. Ci amiamo e tra qualche ora ci sposeremo. E, per quanto possa sembrare sdolcinato, lo faremo nel giorno degli innamorati. Quindi sì, stiamo decisamente per farlo. Anzi, sarà meglio che ci alziamo, anche perché mi stanno venendo in mente alcune ideuzze che però vorrei tenere in serbo per festeggiare, stanotte…» concluse sorridendo e baciandogli la punta del naso. 
Calvin lo strinse a sé per un attimo e poi si alzò in piedi allungandogli la mano per aiutarlo a tirarsi su. 
«Dobbiamo ancora finire di preparare la spiaggia. Avanti, c’è ancora un sacco da fare…» 

§§§ 

Il matrimonio era fissato per le cinque del pomeriggio, poco prima del tramonto, perché quello era il momento della giornata che entrambi preferivano, con il sole che, lentamente, si tuffava nell'oceano. 
Avevano fatto tutto da soli, anche se era stato difficile tenere lontani gli amici che volevano aiutarli. Volevano che fosse una sorpresa per tutti. 
Avevano scelto sedie bianche in legno. Non avevano abbondato troppo con gli addobbi, era bastato un nastro di rafia azzurro con qualche elemento marino, avevano scelto stelle di mare e delfini. Un semplice arco, sempre di legno bianco e anch'esso ricoperto di fiori, li attendeva al termine di una passerella di stoffa azzurra, sulla quale erano sparsi petali di ibiscus. 
Anche i loro vestiti erano bianchi con una fusciacca blu annodata intorno alla vita e una ghirlanda di fiori intorno al collo, sarebbero stati a piedi nudi, come tutti gli invitati. Gli anelli avevano i loro nomi incisi in lingua maori. 
Dall’Australia erano arrivati i genitori e le sorelle di Calvin e anche Jane, la sorella di Elliott. 
Uno dei loro amici era incaricato di indirizzare gli ospiti verso la spiaggia dietro casa, di modo che nessuno potesse entrare, dove Elliott e Calvin si stavano vestendo, ognuno in una stanza diversa, ognuno in compagnia della propria sorella. 

§§§ 

«Fai bene questo nodo alla fusciacca Elliott, così sembri… appeso…» Jane lo osservava con aria critica. 
«Come appeso, che vuol dire appeso, non è una cravatta, non indossiamo la cravatta, e questa è come una cintura, come si fa a essere appesi a una cintura…» replicò lui gesticolando. 
Jane si mise le mani sui fianchi e lo fissò ridendo. 
«Bè, che c’è da ridere?» chiese, irritato. 
«C’è che sembri Calvin, stai gesticolando esattamente come fa lui. Ti vuoi calmare? In fondo ti stai solo sposando no? Che sarà mai!» Gli si avvicinò, posandogli una mano sul braccio. 
Elliott chiuse per un attimo gli occhi e prese un respiro profondo. 
«Hai ragione, che sarà mai?» Li riaprì e le sorrise, «grazie, Jane…» 
«Grazie di che?» Domandò lei alzando un sopracciglio. 
«Di essere qui. Al mio fianco. Oggi. Non sai cosa significa per me.» 
«Non vorrei essere in nessun’altra parte del mondo se non qui, al tuo fianco. Senza mamma e papà tu sei tutta la mia famiglia. Ti voglio bene Elliott,» concluse, iniziando a commuoversi. 
Anche Elliott aveva gli occhi lucidi e la prese tra le braccia, stringendola a sé.  
«Anch’io ti voglio bene… comunque che stiamo facendo? Non ci metteremo a piangere già adesso vero? C’è tempo per questo…» 
«Piangere? Che dici! Non sto assolutamente piangendo!» Rispose Jane tirando su col naso e ridendo nel contempo. 

§§§ 

«Calvin la vuoi piantare? Stai fermo perbacco! Come cavolo faccio ad annodare questa maledetta fusciacca se ti agiti come un tarantolato?» Esclamò esasperata Molly, la sorella minore di Calvin. 
«E chi si muove? Non sono mai rimasto così fermo per tanto tempo in tutta la mia vita!» Rispose un altrettanto inviperito Calvin. 
«Da tanto che stai fermo non riesco a fare quel che dovrei, cioè un semplice nodo. Che poi non è un vero nodo… non potevate scegliere una fusciacca normale, di quelle che si agganciano dietro e la giacca copre il tutto? Non era più semplice? Ma no, voi dovevate avere queste, le più complicate… accidenti…» continuò Molly con la fronte aggrottata, mentre cercava di sistemare la maledetta fusciacca. 
Calvin non poté trattenere un sorriso tirato. 
«Mi dispiace Molly, vorrei saperlo fare da solo, ma… guarda,» mormorò tendendole le mani, «mi tremano troppo, non ce la faccio proprio…»  
Molly alzò gli occhi a guardarlo e si rese conto di quanto fosse agitato. Sollevò una mano ad accarezzargli la guancia. 
«È il vostro giorno, Calvin, è normale che tu sia un po’ in ansia, ma vedrai, andrà tutto bene. Lo ami vero?»  
«Lo amo più della mia vita,» rispose Calvin semplicemente. 
«E per lui è lo stesso. Non ho mai visto nessuno guardarti come fa lui. Sarà tutto perfetto, vedrai, fidati,» e lo abbracciò. 

§§§ 

E finalmente il momento era arrivato. Tutti gli invitati erano al loro posto e anche il reverendo Kwong li attendeva sotto l’arco. Il sole stava tramontando, e splendeva basso, sull’orizzonte, tingendo di rosso e giallo il cielo, mentre le onde dell’oceano si frangevano lentamente sulla spiaggia illuminata da un mare di candele. 
Elliott e Calvin stavano dietro la porta chiusa che dava sulla spiaggia. Si tenevano per mano e si fissavano. Nei loro sguardi c’era tutto l’amore che sentivano uno per l’altro, non avevano bisogno di dirsi nulla. 
«Andiamo?» Chiese Elliott. 
«Andiamo,» rispose Calvin. 
Aprirono la porta e scesero i pochi gradini alla spiaggia. Sempre tenendosi per mano, percorsero la passerella di stoffa azzurra e si fermarono davanti al reverendo. 
Fu una cerimonia breve e, dopo poche parole del reverendo stesso, entrambi gli sposi, guardandosi intensamente negli occhi, pronunciarono i loro voti nunziali.  
Per primo Calvin. 
«Percorreremo insieme la strada della vita con la forza e la tenacia che ci contraddistinguono e se il futuro ci presenterà degli ostacoli, li supereremo, perché saremo insieme. Ricorderò per sempre questo giorno come il più bello della mia vita.»  
Poi Elliott. 
«Questo giorno è solo l’inizio del nostro viaggio insieme, che durerà per sempre. Affronteremo qualunque cosa, di sicuro litigheremo ma servirà solo a rafforzarci, ci saranno lacrime ma anche conforto e supereremo tutto, perché saremo insieme.» 
A quel punto, più di un fazzoletto fece la sua comparsa. 
Ci fu lo scambio degli anelli e infine il reverendo disse la frase che tutti aspettavano. 
«Ora siete legalmente uniti come compagni di vita. Potete baciarvi,» concluse sorridendo. 
Elliott e Calvin si fissarono per un attimo, poi ognuno fece un passo verso l’altro e le loro labbra si unirono, in un bacio lieve, mentre tutti applaudivano e lanciavano loro petali di fiori. 

§§§ 

Elliott se ne stava davanti alla finestra a guardare la luna piena che risplendeva sull'oceano e traeva piccoli sorsi dalla bottiglia d’acqua che teneva nella mano destra, mentre con l’altra stava appoggiato al muro. Ripensava al giorno appena trascorso, era stato tutto perfetto. Tutto era andato bene, la preparazione, la cerimonia, la cena, i festeggiamenti, avevano persino ballato. Scosse la testa e sorrise tra sé, ballato, non ci poteva credere, probabilmente doveva essere ubriaco, altrimenti non si spiegava com'era potuto succedere. Tutta colpa di Calvin. Bevve un ultimo sorso e iniziò a spogliarsi andando in bagno. Aprì l’acqua della doccia, per acclimatare l’ambiente e stava per entrarvi quando Calvin lo chiamò dal piano di sotto. 
«Vuoi qualcosa dal frigo Elliott?» 
«No, grazie. Sto per farmi la doccia, vieni?» 
«Controllo che tutto sia chiuso e arrivo.» 
Con un crescente senso di aspettativa, Elliott si infilò nella doccia. Tenendo gli occhi chiusi sollevò il viso verso l’acqua calda, sentendo la stanchezza della giornata scivolare lentamente via dal suo corpo. Si appoggiò con gli avambracci al muro ed era talmente rilassato che non si accorse della porta della doccia che si apriva e di Calvin che entrava. Di sicuro sentì due braccia muscolose cingergli la vita e, istintivamente, attirò contro la sua schiena il corpo a cui appartenevano.  
Lentamente si voltò e, nel momento in cui il suo fisico premette contro quello di Calvin, un brivido gli percorse la spina dorsale. Prese il suo viso tra le mani e restò a guardarlo come se fosse un dono meraviglioso che non era sicuro di meritare. Osservò le gocce d’acqua che gli scivolavano sul volto e s’impigliavano nelle sue ciglia bionde, scostandogli i capelli dalla fronte. Poi, lentamente, si abbassò verso di lui e, con la lingua, percorse le labbra di Calvin che, a quel tocco, si aprirono, come a invitarlo a entrare dentro di lui. Ed Elliott lo fece, adagio, esplorando quella bocca che adorava, mentre Calvin non poté fare a meno di lasciarsi sfuggire un gemito di godimento. Le mani di Calvin iniziarono ad accarezzargli la schiena, con movimenti leggeri, aumentando gradualmente la pressione nei punti in cui sapeva di provocargli più piacere, muovendo le anche, causando una frizione tra i loro corpi.  Si staccarono per respirare e Calvin, dalla bocca, passò a baciargli la gola e poi il torace. Si fermò a succhiare dolcemente prima uno e poi l’altro capezzolo, dandogli dei piccoli morsi, mentre Elliott appoggiava indietro la testa contro le piastrelle della doccia. I suoni che Calvin sentiva uscire dalla gola di Elliott erano come piccole scosse elettriche che facevano tremare di piacere il suo membro ormai completamente risvegliato e praticamente pronto ad esplodere. Ma non voleva che tutto finisse troppo presto e di sicuro non lo voleva nemmeno Elliott. Continuò in questa mappatura del corpo del suo compagno, inginocchiandosi, fino a trovarsi di fronte al suo pene eretto. Con lentezza iniziò a leccargli la punta e tastò il sapore un po’ salato del liquido pre-seminale. Poi, molto adagio, lo prese in bocca, in tutta la sua lunghezza e iniziò a succhiarlo. Elliott gli aveva infilato le mani nei capelli e i suoi gemiti aumentarono d’intensità, facendogli chiaramente capire cosa stava per succedere. Calvin allora si risollevò e gli catturò nuovamente la bocca con un bacio profondo, come se volesse mangiarlo. Si staccò da lui solo per sussurrargli nell'orecchio. «Ti voglio, Elliott, dentro di me, adesso…» 
Elliott, dopo avergli dato un altro bacio mozzafiato, lo fece voltare e schiacciò il proprio corpo contro il suo, tenendogli stretti i polsi sopra la testa, mentre con l’altra mano prendeva un po’ di bagnoschiuma e se lo spalmava sulle dita. Continuando a baciarlo sul collo e sulle spalle, inserì un dito dentro di lui, muovendolo lentamente avanti e indietro, con Calvin che pronunciava parole incoerenti, poi un secondo e infine un terzo.  
«Elliott, ti prego…» 
Ed Elliott tolse le dita e, al loro posto, inserì il suo membro gonfio, con Calvin che s’inarcava per riceverlo più in profondità. Restò per un attimo immobile dentro di lui, lasciando che si abituasse a quell’intrusione e poi ricominciò a spingere, raggiungendo quel punto particolare che mandò Calvin quasi in orbita. 
«Elliott, voglio che mi tocchi, ti prego… toccami…» 
«No, aspetta, non ancora…» 
E si fermò nuovamente, ansimando. 
«Elliott, mi stai uccidendo… per favore…» 
Elliott abbassò la mano che teneva intorno alla vita di Calvin e raggiunse i suoi testicoli, massaggiandoli, evitando di toccargli il pene. Calvin si mosse e, istintivamente, cercò di palparsi da solo.  
«No, fermo, non farlo…,» mormorò Elliott, «voglio essere io a toccarti…» 
Non appena Calvin sentì le mani di Elliott su di sé, bastarono pochi movimenti e venne gridando il suo nome, seguito, a brevissima distanza, da Elliott. 
Entrambi senza fiato, restarono appoggiati alle piastrelle per un breve momento, poi Calvin si girò, e lo fissò con quello sguardo che faceva battere il cuore di Elliott più veloce, nel petto. 
«Dio… non sai quanto ti amo Elliott…» 
«Anch'io ti amo, Calvin, più di ogni altra cosa al mondo…» 

§§§ 

Più tardi, a letto, stavano abbracciati, con Calvin tra le gambe di Elliott, appoggiato con la schiena al suo torace. Elliott teneva le mani allacciate alle sue e, a un certo punto, le sollevò, guardando i loro anelli. Erano due semplici cerchi d’oro bianco. 
«Perché abbiamo scelto l’oro bianco?» Domandò Calvin, voltando la testa a guardarlo, «o meglio, perché hai scelto l’oro bianco Mister.Penso.A.Tutto.Io?» 
«Non lo so, mi piaceva di più e poi… la fede di mia madre era di oro bianco…» mormorò Elliott. 
Calvin gli sorrise. 
«Hai fatto bene, anche a me piace di più,» e gli posò un bacio sulle labbra. 
Il bacio casto si trasformò, ben presto, in un bacio passionale. 
«Sai, Elliott,» mormorò Calvin staccandosi da lui a malincuore, «hai davvero un buon sapore… dappertutto…» concluse maliziosamente. 
«È tutto merito dei kiwi che mangio,» rispose Elliott strizzandogli l’occhio. 
Calvin si rizzò di scatto a sedere. 
«Non è vero. Dimmi subito che non è vero!» 
«Non è una mia teoria Calvin, e provato che è così.» Elliott ci provò ma alla fine non riuscì a trattenersi, scoppiando a ridere. «Comunque, non preoccuparti, anche senza kiwi, anche tu hai un buonissimo sapore… dappertutto,» concluse e lo rovesciò sotto di sé, ricominciando da dove si erano interrotti poco prima. 

FINE


È possibile seguire Dawn Blackridge su Facebook alla pagina Dawn Blackridge 

Biografia
Dawn Blackridge vive con il marito e il figlio in una casa luminosa e piena di colori. 
Scrive da molti anni ma solo adesso ha trovato il coraggio di provare a pubblicare qualcosa.
Le 
piacciono le storie d’amore travagliate, con tanta sofferenza ma sempre, tassativamente sempre, con un lieto fine.
Il suo sogno è vivere in campagna, con tanto spazio e poca gente intorno.
Forse un giorno lo realizzerà.
febbraio 09, 2017 / by / 0 Comments

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