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venerdì 24 febbraio 2017

Recensione "Alla confluenza di due fiumi" di Felicia Watson

Titolo: Alla confluenza di due fiumi
Titolo originale: Where the Allegheny meets the Monongahela
Autore: Felicia Watson
Traduzione: Emanuela Graziani
Editore: Dreamspinner Press
Genere: Contemporaneo
Pagg: 343
Data di uscita: 5 maggio 2015
Link per l'acquisto: Dreamspinner Press - Amazon

Sinossi
La vita di Logan Crane è cambiata in modo drammatico il giorno in cui, accecato da un attacco d’ira, ha ferito accidentalmente sua moglie. Anche se adesso segue un programma di terapia per mariti violenti, Logan non può affrontare la fonte reale della sua infelicità: è sempre stato attratto dagli uomini ma ha rifiutato di accettarlo da quando è stato testimone di un crimine odioso. 
Durante la terapia, Logan conosce Nick Zales, che lavora come psicoterapeuta in un centro per vittime di violenza domestica. Nick è comprensibilmente sospettoso riguardo a Logan, nonostante si senta immediatamente attratto da lui. Logan prova la stessa attrazione e affronta una dilaniante battaglia interiore, mentre si scopre innamorato di quest’uomo enigmatico. 
Entrambi sono perseguitati da fantasmi e violenze inconfessate del loro passato. Come potranno aiutarsi l’un l’altro se continuano a ignorare le proprie ferite?

Recensione
"Alla Confluenza di due fiumi" di Felicia Watson, edito da Dreamspinner Press, è una promessa. Di amore, di condivisione, di felicità. Ma prima di esserlo - o di diventarlo - è un romanzo che parla di ferite, di colpe e di rimorsi. È un romanzo crudo, a tratti disturbante, emotivamente sconvolgente, ed è un romanzo che con tatto e maestria affronta il tema complesso del perdono.

Logan Crane ha 32 anni, è sposato ed è padre di due bambine, conduce una vita frustrante, incastrato in una routine che lo consuma. Dopo una giornata di lavoro massacrante e qualche bicchiere di troppo, durante l'ennesimo litigio con la moglie, in cui toni e animi si fanno particolarmente accesi, Logan la ferisce in modo accidentale e grave. Viene comprensibilmente condannato e per recuperare parte della sua vita, che si rivela essere poi una vera e propria messinscena, e per riunire di nuovo la sua famiglia, va in terapia presso un centro anti-violenza e di assistenza a donne maltrattate, dove fa la conoscenza, più o meno forzata, di Nick Zales, suo coetaneo, psicoterapeuta e gay dichiarato, che è alle prese con una situazione familiare pesante e con l'eredità di un passato segnato da un evento violento di cui raccoglie ancora i frutti.

Felicia Watson decide di raccontare il mondo attraverso una cifra narrativa ipnotica e uno stile allusivo e carezzevole, esprimendo con uno sguardo carico di comprensione i limiti dell'uomo, le sue ambiguità e contraddizioni, le sue fragilità, alla ricerca di una prospettiva nuova o diversa.
Logan Crane vuole allontanare i ricordi e passa il tempo coltivando l'arte dell'oblio. Ha vissuto in prima persona un evento doloroso e tale è la crudezza, tale la violenza di quanto accaduto che vede nella dimenticanza l'unica via di salvezza. Logan spende tutte le sue energie nella costruzione intenzionale di un muro che gli impedisca l'accesso alla memoria; si difende dalle emozioni considerandole inaccettabili, perché ha paura di non riuscire a controllarle, perché accoglierle susciterebbe reazioni spiacevoli nell'ambiente in cui vive. Le sue emozioni legate alla sfera della sessualità e dell'aggressività non hanno diritto di esistere e per questo motivo tiene a distanza i propri stati d'animo, soffrendo, negandosi la possibilità di essere felice, isolandosi in un mondo fatto di ombre e di colpevolezza e, paradossalmente, di una rabbia crescente che sfocia in conflitti distruttivi e a spirale, sempre in continuo aumento. L'incontro con Nick rappresenta per lui la chiave di volta, lo scarto fra due identità che collidono e che non possono coesistere, un contrasto che lo spinge a interrogarsi. Ed è attraverso la nascita e l'evoluzione del loro rapporto, fatto di conversazioni, di confidenze, di aiuto reciproco e di una tensione sessuale esplosiva e meravigliosamente liberatoria che Logan abbandona i sentimenti di odio e di disgusto e avverte un prepotente risveglio di positività, che si concretizza in una profonda libertà interiore, in segni di fiducia, di gentilezza, di apertura, di condivisione.
Nick, da parte sua, impara a guardare indietro, entra in contatto con il proprio vissuto emotivo e inizia finalmente a descriverlo, integrandolo alla ragione e ai valori in cui crede, evitando di danneggiare se stesso e gli altri. Perché Logan e Nick sono due facce della stessa medaglia: entrambi hanno subito e conosciuto la violenza, ma hanno preferito negarla o rifiutarla, non riconoscendo la propria vulnerabilità e vedendo nell'altro solo la dimensione ferita.
Nick, inoltre, ha un atteggiamento apparentemente paternalistico, mirato a risolvere sempre e solo i problemi degli altri e, nello specifico, delle donne maltrattate di cui si prende cura, sembra fuggire dalla dolorosa realtà della vita e dei propri limiti, lasciando poco spazio alla compassione in un'intransigenza che dapprima lo disarma, poi lo schiaccia e infine lo invita a sanare le sue ferite, utilizzando per questo il suo potere di guarigione, ma anche l'amore di Logan.
Quella di Logan e Nick, in sostanza, non è una semplice storia d'amore, è invece una storia individuale prima e collettiva poi, che si concentra sul rapporto tra passato e presente, memoria e oblio, amore e odio, rabbia e comprensione. È una storia che parla di violenza, di abusi domestici e di maltrattamenti sulle donne, e che non fa sconti a nessuno: disfa e crea, scioglie e intreccia, formula e trama in un susseguirsi di accadimenti che sono ora felici, ora sofferti o tristemente attuali. Perché non è semplice svelare i fantasmi del passato, quando si servono di un travestimento reale o immaginario: che si tratti del silenzio o di un'emozione che ne nasconde un'altra poco importa, la mancata consapevolezza di un sentimento fa sì che si agisca, spesso e volentieri, in modo incontrollabile, ricorrendo ad espressioni cieche e selvagge.

Alla confluenza di due fiumi” è uno dei miei romanzi preferiti, lo ammetto, perché incanala storia, personaggi principali e secondari, titolo e luoghi verso un processo di riconciliazione e di redenzione verosimile, reale, complesso e intenso: Felicia Watson decide di ambientare il suo racconto a Pittsburgh, la città del Triangolo d'Oro in cui i fiumi Allegheny e Monongahela confluiscono nell'Ohio River; questi fiumi finiscono per diventare uno spazio metaforico in cui Nick e Logan si riconoscono. Il fiume si muove e si sviluppa, si arricchisce fin dalla sua sorgente e porta con sé tutto quello che incontra, diventa testimone di paesaggi belli e meno belli, in un moto che rinasce dopo aver superato ostacoli e barriere naturali, e quando un fiume ne incontra un altro, finisce per cambiare il suo corso ma non la sua natura, perché l'acqua come l'amore trasforma: allarga, collega a dimensioni diverse per rigenerarsi in qualcosa di più ampio.
Alla confluenza di due fiumi” è un romanzo perfetto perché parla di vite imperfette, di uomini violenti e di donne che sanno rialzarsi, di uomini che amano onestamente e di donne che non si amano abbastanza, ma è anche una promessa di amore, di condivisione, di felicità: c'è sempre un nesso tra quello che succede e quello che poi l'uomo sceglie di fare e c'è sempre un senso da scoprire nelle cose, perché la speranza non abbandona la vita, ma la anima, la rilancia, ne libera la bellezza in un corso che non è mai sinuoso, ma che acquista forza quando ne incontra un altro. Sempre. Con audacia, coraggio e libertà. Come, del resto, accade al misterioso e tenero Logan quando incontra il suo cocciutissimo Nick.

febbraio 24, 2017 / by / 0 Comments

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