"Nel cuore di una madre" - Una novella da "Amore è amore" di Autumn Saper

IL SUONO del timer del forno arriva quasi in contemporanea col campanello della porta. Non faccio nemmeno in tempo a sfornare la torta e a poggiare la presina sul lavandino che i passi di Zach rimbombano sulle scale e lungo il corridoio con la grazia di un elefante in una cristalliera. Sorrido. Ha fretta di andare ad aprire, ma non ne sono affatto stupita. Alla sua età, anche io ero impaziente di vedere il mio fidanzatino di allora. 

Sento le voci dalla porta d’ingresso e poi la sento chiudersi. Tempo pochi passi e Zach è sulla porta della cucina. «Mamma, è arrivato Noah.» Pronuncia il nome del suo ragazzo con una sfumatura più dolce rispetto a tutte le altre parole, come se quel nome avesse un sapore diverso sulla sua lingua.  

Giro la testa mentre appoggio la torta appena sfornata vicino alla finestra socchiusa – si raffredderà più in fretta – e saluto il nuovo arrivato: «Benvenuto, Noah.» 

«Grazie, signora Raynolds,» risponde lui educatamente, sorridendomi.  

«Suvvia, caro, basta con queste formalità, te l’ho già detto! Sono Savannah,» ribatto, agitando una mano nella sua direzione mentre cerco di fare ordine nel caos che è la mia cucina. Non sono mai stata una persona molto ordinata – mi sento sempre un po’ ipocrita quando faccio presente a Zach il caos che regna nella sua camera. Tutto sua madre – e quando faccio delle torte si nota in modo particolare. Ci sono mestoli, cucchiai e scodelle ovunque. Alcune utilizzate, altre solo tirate fuori e non rimesse a posto. Un velo di farina ricopre il bancone e sono quasi certa di averne un po’ anche sulle ciabatte. 

Noah mi sorride. «Giusto. Savannah.» 

Sorrido a mia volta mentre cerco di dare una parvenza di ordine al casino assurdo che c’è in giro. Noto anche un po’ di pasta frolla avanzata, nascosta sotto un pezzo di carta da forno. Ecco dov’era finita... «Quindi che programmi avete?» domando, mentre mi affaccendo. 

Zach sta dando un bicchiere di latte a Noah prima di versarne un po’ per sé e prendere la biscottiera. Si siedono sugli sgabelli della penisola centrale e cominciano a smangiucchiarli mentre parliamo. «Volevamo andare da qualche parte, ma il tempo è uno schifo...» mi dice Zach, facendo una smorfia mentre guarda fuori dalla finestra la pioggia che cade lenta. Il cielo è grigio e tutto il giardino sembra avvolto da un’aura malinconica. Decisamente non adatta al giorno di San 
Valentino, la festa degli innamorati, quando tutti sono più sorridenti e affettuosi e quando il mondo appare più roseo a chi ha l’amore negli occhi. 

«Potreste andare in un posto al chiuso, magari al cinema,» suggerisco io mentre apro l’acqua e la faccio scorrere nel lavabo per sciacquare le ciotole e i cucchiai prima di mettere tutto nella lavastoviglie. 

«L’idea era quella, infatti,» commenta Noah con la bocca piena di biscotti. 

Alzo un sopracciglio mentre continuo a sciacquare, in una muta richiesta di spiegazioni. 

«In realtà volevamo andare al drive in...» inizia Zach. 

«Che bell’idea!» lo interrompo con entusiasmo. 

«Calma, ma’,» mi dice lui, agitando un biscotto. «Essendo all’aperto e considerando il tempo schifoso, hanno annullato la proiezione,» conclude mogio. 

«Beh, ma se comunque volevate trascorrere il pomeriggio a guardare un film... Perché comunque non andate al cinema?» domando chiudendo l’acqua e aprendo successivamente lo sportello della lavastoviglie per posizionarci dentro le scodelle. 

Vedo mio figlio arrossire un poco. Anche se un occhio esterno non se ne sarebbe accorto a causa della sua pelle color miele che mimetizza molto il rossore, io sono pur sempre sua madre. «Ecco... Non è che volevamo andare al cinema... Noi...» 

Qui gatta ci cova... «Il drive in per voi è speciale?» domando con un sorriso furbo mentre mi asciugo le mani sul grembiule che ho ancora indosso. È quello bianco bordato di rosso che Zach mi ha regalato per la festa della mamma di due anni fa con scritto: “Sono la mamma migliore del mondo!” e poi in piccolo sulla tasca: “Anche se non so cucinare”. Mio figlio ha sempre avuto uno spiccato senso dell’umorismo... E anche io. Ho riso fino alle lacrime. D’altronde è assolutamente vero, quindi non potevo di certo offendermi!
«È lì che ci siamo messi insieme,» mi delucida Noah, arrossendo anche lui un po’. Sulla sua pelle chiara si vede molto di più. Ho sempre trovato affascinante il contrasto della sua pelle pallida con il nero corvino dei suoi capelli lunghi e l’azzurro intenso dei suoi occhi. Mio figlio ha decisamente buon gusto, non c’è che dire! Non che il mio ragazzo sia da meno, eh! Zachary è bellissimo. Sì, okay, forse sono leggermente di parte, ma solo un po’. Con quei capelli biondi che gli sfiorano le ciglia e gli occhi nerissimi, uniti a quell’aria un po’ furbetta, risulta terribilmente carino.  

«Quant’è tenera la gioventù...» sospiro sognante. 

I ragazzi arrossiscono ancora di più e Zach mi fulmina con un’occhiataccia. «Mamma!» mi rimprovera. 

Faccio spallucce, chiudendo lo sportello della lavastoviglie e avviandola. «Guarda che sono stata giovane anch’io, Zach.» 

«Cento anni fa, magari...» borbotta lui. 

Gli do uno scappellotto. «È così che vuoi bene alla tua fantastica madre?» mi fingo arrabbiata, chiudendo i pugni e puntellandomeli sui fianchi. 

Lui sbuffa. «Fantasticamente rompi scatole.» 

«Sono pur sempre fantastica in qualcosa,» taglio corto, tornando alla mia torta e sentendo la temperatura con la punta delle dita. È abbastanza fresca da provare a toglierla dallo stampo, quindi mi metto all’opera mentre parlo. «Ad ogni modo, che avete intenzione di fare, allora? Rimanete a casa?» 

«Tu e papà uscite?» mi domanda Zach mentre chiude il coperchio della biscottiera e la ripone al suo posto. 

Faccio un sorrisetto e gli lancio un’occhiata. «Mi stai domandando se vi lascio casa libera per fare quello che tu pensi io non sappia che fate quando siete soli?» 

Se prima avevo percepito il suo rossore perché lo conosco bene, adesso se ne accorgerebbero anche dallo Spazio. Noah non è da meno. «MAMMA!» urla mio figlio, indignato, sbattendo con un po’ troppa forza i due bicchieri ormai vuoti nel lavello. Per fortuna non li rompe, perché sono rimasta a corto. Con tutti quelli che mi cadono dalle mani quando li asciugo è un miracolo che io ne abbia ancora una decina sulla mensola. 

Mentre sfilo la torta dallo stampo, sbuffo annoiata. «Pensi che io e tuo padre ci guardavamo negli occhi quando eravamo fidanzati? O che lo facessi con i due fidanzatini che ho avuto prima?» 

«Non le voglio sapere queste cose,» mi interrompe Zach. «Non lo voglio sapere che mia madre era una libertina.» 

Scoppio a ridere. «Mi sono divertita, è vero, ma sono stata solo con tuo padre.» 

Zach si tappa le orecchie e comincia a gridare: «Non voglio sentire! Mayday! Mayday! Allarme! Qualcuno mi lavi il cervello con la candeggina!» 

Anche se imbarazzato, Noah scoppia a ridere alzandosi a sua volta. Prima di seguire Zachary fuori dalla porta si volta verso di me. «Diamo fastidio se rimaniamo in sala a guardarci un film sul divano?» 

«Scherzi? Sono felice se rimanete,» gli sorrido. «Con questo tempaccio mi preoccuperei a sapervi in giro. Giuro che farò in modo di non disturbarvi,» gli prometto, facendogli l’occhiolino. 

Noah ride piano. «Grazie, Savannah.» 

«Prego, tesoro.» Noah fa per uscire, ma io lo richiamo: «Ehi, Noah!» 

Lui si volta verso di me, fissandomi, mentre inclina la testa da una parte, in attesa. 

Guardo il ragazzo di mio figlio e anche se so che stanno insieme da poco e che così giovani le cose possono cambiare in fretta, so anche che Zach tiene moltissimo a lui. Mi ha confidato che la famiglia di Noah non sa niente e che lui vive con molta difficoltà il rapporto con la sua famiglia, perché non vorrebbe mentirgli, ma non trova il coraggio di dire la verità. Questo, ovviamente, li 
obbliga a fare le cose di nascosto e la libertà che hanno in questa casa, a casa Ferraro è praticamente pura fantascienza. Ho pensato tante volte a come affrontare l’argomento, ma so che non c’è un modo giusto per farlo. Così, voglio solo dirgli quello che penso e sento, sperando che lui capisca. «Sei sempre il benvenuto in questa casa, tesoro.» 

Noah sbatte le palpebre per un momento, confuso, poi sbarra gli occhi, comprendendo. Mi sorride all’istante. «Grazie, Savannah. Zachary è fortunato ad avere due genitori come voi.» 

Gli sorrido a mia volta. «Tesoro, anche tu puoi contare su di noi. Lo sai, sì?» 

Noah sorride di più. «Sì, lo so. Grazie.» 

«Bene,» dico con eccessivo entusiasmo, per toglierlo dall’imbarazzo e per togliere dall’imbarazzo anche me. «Vai di là, o Zach mi accuserà di averci provato con te!» 

«In realtà già lo fa...» ridacchia lui. 

Alzo gli occhi al cielo. «Mio figlio è proprio scemo.» Come si permette? Solo perché sono contenta che Noah frequenti casa nostra e lo riempio di attenzioni non vuol dire che io stia civettando! Sono solo una mamma mooolto affettuosa! Lui lo dovrebbe sapere bene, viziato com’è. 

Noah scoppia a ridere prima di uscire dalla cucina e dirigersi in sala dove sento già la tv accesa, anche se le voci saltano continuamente e non c’è un rumore fisso. Di sicuro Zachary starà facendo quella cosa odiosa che fa anche suo padre: zapping. Fanno venire il mal di testa. 

Mentre lo guardo uscire, il sorriso scompare dalla mia faccia ripensando a quanto sia difficile per questo povero ragazzo affrontare tutto da solo. Non solo si è scoperto gay solo dopo aver incontrato mio figlio, ma non ha nemmeno l’appoggio di una famiglia alle spalle che gli dà forza e lo consola, facendolo sentire normale e accettato. 

Sono stata preoccupata per tanto tempo per mio figlio. Per lunghi anni ho temuto che non sarebbe mai potuto essere felice, e invece ancor prima di quanto avessi immaginato, ha incontrato Noah. Non ho mai detto a nessuno di questi miei timori, nemmeno a mio marito. Non volevo farlo preoccupare di qualcos’altro oltre che del lavoro, le bollette da pagare, le rate della macchina e tutte quelle altre mille spese che ogni famiglia deve affrontare ogni mese. Non volevo nemmeno pensasse che non avessi fiducia in nostro figlio, perché non è assolutamente così. Amo il mio ragazzo e so quanto vale. Ha un talento straordinario nel disegno, è forte e ironico e non si butta mai via come invece fanno tanti ragazzi. È coraggioso e caparbio e ci ha dimostrato che non si fa vincere dalla paura quando, adolescente da nemmeno cinque minuti, ci ha confessato di essere gay. Quelle parole hanno scatenato in me tanti sentimenti che si sono agitati come un tornado nel mio petto in quei pochi minuti di silenzio che sono seguiti alla sua confessione: sorpresa, delusione, dolore, paura, amore. Sentivo di essere dispiaciuta sapendo che non potrò mai avere dei nipotini, o che la mia idea di avere una nuora con cui fare insieme shopping o i biscotti era stata cancellata in un secondo. Ma questo era solo un mio sciocco desiderio. Le cose che sentivo veramente erano per mio figlio. Avevo paura per il suo futuro, per cosa lo aspettava, per quello che avrebbe dovuto affrontare. Sentivo dolore al pensiero che qualcuno potesse fargli del male o che lo avrebbe giudicato senza conoscerlo, come se essere gay cambiasse la meravigliosa persona che è. Provavo paura al pensiero che qualcuno poteva picchiarlo, insultarlo, trattarlo così crudelmente da spingerlo 
a fare qualcosa di stupido come tante volte ho sentito al telegiornale. Ma sentivo anche un grande, gigantesco, immenso amore. Perché si è fidato di noi. Ci ha dato la possibilità di capire, di affrontare con lui quello che il futuro gli riserverà. Ci ha considerati abbastanza bravi da accordarci la sua fiducia e mettersi a nudo di fronte a noi nella cosa che, ne sono certa, per lui era la più dolorosa e difficile da accettare. Ci ha aperto il suo cuore, mettendolo nelle nostre mani. Potevamo sorreggerlo con dolcezza o stritolarlo nel pugno, non lo sapeva, ma lui ha comunque voluto consegnarcelo. Era un dono prezioso, e in quel momento ho amato mio figlio come mai prima d’ora. Fui orgogliosa di lui, del suo coraggio, della sua forza. E non mi importò che fosse gay. Non mi è mai importato. È solo mio figlio, il mio Zach. Gay, etero, bisex, trans... Chi se ne importa. Mio figlio rimane mio figlio. Tutte le altre cose sono solo etichette stupide e inutili che la società ama affibbiare alla gente per dividerla in categorie. Una scemenza bella e buona. Davvero la società pensa che l’amore sia etichettabile? Che un amore gay sia diverso da uno considerato “normale”? A volte mi vergogno di vivere in un mondo dove mio figlio viene considerato meno perché gay. Non è inferiore a nessuno. Anzi. È meglio di molti altri e io e mio marito Jacob ne andiamo estremamente fieri e orgogliosi. Sfilerei in prima fila in tutti i Gay Pride d’America, se me lo chiedesse. E lo farei con orgoglio e amore, perché sono fiera di mio figlio e mio figlio è gay e perciò sono fiera anche che sia gay. 

Quindi, anche se i genitori di Noah ancora non sanno nulla della storia tra loro figlio e il mio e nemmeno dell’omosessualità del loro campione, spero con tutto il cuore che lo accetteranno. Che capiranno. Che non faranno come quelle famiglie che li insultano e li cacciano e a volte li picchiano. Spero che mi permetteranno di aiutarli e che Noah chieda l’aiuto mio e di Jacob se sentisse di averne bisogno. Anche solo un abbraccio. Niente è meglio di un abbraccio di una mamma, anche se non è la tua.  

Ma so che sono pensieri troppo frettolosi e soprattutto inadatti a questa giornata. Oggi è la festa dell’amore, ed è solo a questo che bisogna pensare. All’amore che provo per mio marito dopo più di vent’anni, così forte come se fossimo ancora due studenti universitari finiti per caso nella stessa macchina per andare insieme a tre amici ad una festa. All’amore di questi due ragazzi accoccolati sul divano della mia amata casa a guardare la tv, al buio, con un plaid sulle gambe e i piedi coperti dai calzini che strusciano contro quelli dell’altro. All’amore che vedo negli occhi scuri di mio figlio quando guarda Noah prima di poggiargli la testa sulla spalla. 

«Sono meravigliosi, non è vero?» mi sussurra piano Jacob, arrivandomi alle spalle e stringendomi per la vita in un abbraccio. Posa il mento sulla mia spalla e mi bacia piano un orecchio. Lo sento sorridere. 

«L’amore è meraviglioso,» preciso, poggiando le mani sulle sue. «In qualunque forma si manifesti.» 

Mio marito sospira. «Sono contento che Zach abbia trovato un bravo ragazzo.» 
Sorrido. «Anche io.» 

FINE


Biografia 

Umbra di nascita ma Milanese d'adozione, vive con il marito e ha un cane. La scrittura è sempre stata la sua passione. Sin da piccola scribacchiava pensieri ovunque - fogli, fazzoletti, anche la carta igienica - senza sapere esattamente cosa farci, ma felice di poterli far uscire dalla sua testa. Solo da grande ha capito che potevo dargli un senso, e perciò eccola qui. Ama leggere le belle storie che parlano d'amore e spera che con i suoi scritti vi sentiate catapultati anche voi in quelle atmosfere romantiche e tormentate che a lei rendono tanto avvincente una lettura! Per leggere "Amore è amore" su Wattpad clicca QUI Per seguire Autumn Saper su Blogspot clicca QUI Su Facebook clicca QUI Su Instagram clicca QUI

Commenti

  1. Grazie ancora per questa opportunità, ragazze! ❤️😘

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  2. È bellissimo questo racconto😭😍💜 milto emozionante!

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    1. Dolcissimo e toccante... concordo! <3

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    2. Posso ringraziare anche io, vero? Grazieee! ❤️❤️❤️❤️❤️

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