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martedì 14 febbraio 2017

"Burning in water, drowning in flame" - Una novella da "Foolish Fire" (Serie Through the Flames #2) di F.N. Fiorescato





So you hit the lights and I'll lock the doors
Let's say all of the things that we couldn't before 
Won't walk away, won't roll my eyes 
They say love is pain, well darling, let's hurt tonight 
If this love is pain, then honey let's love tonight...

OneRepublic - Let's Hurt Tonight









Capitolo 1
Jared si svegliò al suono dei gabbiani. Aggrottò le sopracciglia voltando lo sguardo verso la finestra spalancata della camera da letto. Le lunghe tende bianche danzavano al ritmo del vento proveniente dall'oceano. Chiuse gli occhi passandosi un mano sul volto mentre con l’altra cercava di raggiungere il corpo caldo che aveva riposato accanto a lui. Le sue dita trovarono solo lenzuola fredde e sgualcite. Grugnì e poi fece un sorriso. Non avevano lasciato la finestra aperta la sera prima, quindi significava che il suo amante era sulla veranda a guardare la vasta distesa di acqua salata. 

Scostò il lenzuolo e si alzò dal letto avvolgendosi intorno ai fianchi una delle salviette che l’albergo metteva a disposizione. Camminò a passo leggero fino all'entrata della veranda e sulle sue labbra si disegnò un sorrisetto divertito. 
Andrew gli dava le spalle, il volto leggermente alzato, le gambe divaricate e le mani sui fianchi. Davanti a lui il sole si rifletteva sulla superficie azzurra e piatta del mare. Sembrava a tutti gli effetti il re del mondo. O un pirata, che sfida gli elementi per andare alla ricerca di un qualche tesoro. Ed era completamente nudo. Jared si passò il pollice sul labbro inferiore ammirando la curva del sedere e i disegni colorati che gli ricoprivano il corpo. Chinò la testa di lato pensando di convincerlo a farsi tatuare sul culo “Proprietà esclusiva di Jared Campbell”. Abbandonò l’asciugamano sul pavimento e raggiunse Andrew abbracciandolo da dietro. L’uomo ridacchio e si appoggiò immediatamente a lui posando le mani sulle sue braccia. Jar adorava il modo in cui Andrew aveva ricominciato a lasciarsi andare quando erano insieme. Quei tre anni in cui erano stati separati sembravano dissolversi giorno dopo giorno. 
Spostò la bocca contro il suo orecchio dopo avergli ricoperto il collo di baci leggeri. «Buon San Valentino…» Disse con un filo di voce schiacciandosi completamente contro di lui. Quell’anno sarebbe stato speciale perché avrebbero festeggiano non solo la ricorrenza di tutti gli innamorati ma anche qualcosa che era solo per loro due. «Da quanto tempo sei qui?»
Andrew mugugnò muovendo i fianchi per allineare l’erezione di Jar tra le natiche. Inspirò lentamente e aprì la bocca per risucchiargli il lobo dell’orecchio. 
«Mi hanno svegliato i gabbiani. Non credevo fossero così rumorosi…» Andrew continuò a muoversi contro di lui mentre l’erezione di Jar si tendeva e si ingrossava in attesa di affondare in quel corpo caldo. «Quanto tempo manca?»
Le mani di Jar si arpionarono sui suoi fianchi e lo spinsero in avanti, contro la ringhiera di legno. «Poco più di otto ore…»
«Mi stai costringendo ad andare all’altare non più illibato…»
«Non sei una sposina vergine, dolcezza…»
«E di chi è la colpa?»
Jared ridacchiò e fece vagare una mano sul petto dell’altro fino ad afferrargli il collo costringendolo a voltarsi per catturargli le labbra.
Gemettero entrambi quando Jar forzò la sua bocca con la lingua per entrare. Il sapore unico e caldo del suo uomo gli incendiò i sensi e l’urgenza di scoparlo diventò sempre più imminente. Tenendolo contro il proprio petto spostò l’altra mano verso il basso stringendo il collo del suo cazzo con le dita. Andrew si inarcò con uno scatto e il movimento fece allineare la punta dell’uccello contro la sua entrata. 
«Stai per scoparmi in una camera d’albergo vista oceano nelle Hawaii, avvocato?»
«No…» Rispose con voce roca allontanandosi da lui e piegandolo fino a fargli poggiare il petto sulla balaustra. «Sto per fare l’amore con il mio futuro marito…»
Si inginocchiò lentamente e posò la bocca sulla natica destra mordendolo fino a lasciargli il segno. Andrew sbuffò, un suono simile ad un ansito e una risata. Jared puntò lo sguardo verso l’anello di muscolo, che di lì a pochi secondi avrebbe violato con la sua lingua. Si leccò le labbra iniziando una lenta e studiata tortura per portare Andrew allo sfinimento. Usò le labbra, la lingua e i denti senza mai avvicinarsi al suo obiettivo mentre l'altro continuava a dimenarsi, imprecando e pregandolo di muoversi.
«Stai cercando di farmi impazzire?»
«Tu sei già completamente pazzo, dolcezza…» tirò fuori la lingua e la schiacciò contro la sua apertura assaggiandolo lentamente. Chiuse gli occhi per un secondo sentendo il sapore vellutato del suo luogo più nascosto. Fece di nuovo lo stesso movimento allargandogli le natiche. Andrew imprecò a voce alta e lo sentì irrigidirsi.
«Honey…»
Aveva la voce spezzata dal desiderio e di certo l’erezione di Jar non stava meglio. Se avesse avuto la capacità di parlare il suo uccello lo avrebbe rimproverato. Infilò la bocca dentro di lui allargandolo, baciandolo e amando il fatto di poterlo fare liberamente anche se erano all’aperto. Succhiò e lo preparò in modo da non fargli male, ma soprattutto voleva che Andrew sentisse ogni singolo centimetro entrare dentro di lui. Andrew si mosse di nuovo, questa volta per masturbarsi, ma Jared si alzò e, tenendolo piegato in avanti, gli bloccò la mano sulla schiena. «Tieniti con una mano sola e non azzardarti a toccarti senza il mio permesso, è chiaro?»
Le parole di Andrew si persero in ansiti e gemiti mentre spingeva i fianchi verso di lui. Jar si passò di nuovo la lingua sulle labbra e afferrandosi l’erezione si insinuò dentro il suo uomo con un movimento deciso.
Andrew gridò, insieme ai gabbiani, mentre stringeva i muscoli interni contro il suo uccello come a volerlo soffocare. Assaporò quella meravigliosa sensazione di essere dentro di lui. Quel caldo abbraccio erotico che non aveva mai dimenticato e che per nulla al mondo avrebbe lasciato. Poi iniziò a muoversi.
Tenendogli con forza il braccio contro la schiena si arpionò al collo di Andrew per tenersi e per spingersi più in profondità. 
Tra di loro era sempre stato così. Il sesso piaceva ad entrambi ed era soddisfacente farlo in quel modo duro e violento. Avevano anche momenti di completa tenerezza, di coccole e di spinte lente e leggere. Ma quel tipo di sesso non aveva mai soddisfatto pienamente entrambi.
Continuò a scoparlo con forza alternando brevi momenti in cui i suoi fianchi rallentavano per poi spingersi di nuovo e ricominciare a martellarlo. Andrew continuava a gemere forte, chiedendo di più. Jar non lo avrebbe deluso.
«Sto per…»
Jared si fermò, profondato dentro di lui. Andrew stava respirando a fatica e quando si accorse che si era fermato voltò la testa e lo guardò oltre le spalle con le sopracciglia aggrottate. 
Jared gli liberò il braccio sulla schiena e gli afferrò la coscia alzandola e spingendolo ancora più vicino al parapetto. Gli appoggiò il ginocchio sul legno levigato e spinse di nuovo con più forza trovando finalmente il punto sensibile del suo compagno. Andrew tirò la testa all’indietro e si mosse per adattarsi a quella nuova posizione. «Voglio farti venire senza toccarti…» Disse con voce roca e bassa spingendosi dentro di lui e piegando la schiena per catturargli le labbra. Andrew ansimò e parve impossibilitato a ricambiarlo, ma poi si agganciò alle sue spalle tenendosi in precario equilibrio sulle punte dei piedi. Gli morse il labbro inferiore e Jar riuscì a sentire il sapore del sangue. Sorrise mentre apriva gli occhi e notava lo sguardo carico di lussuria negli occhi dell’altro ma con un velo di rimprovero. 
«La prossima volta sarai tu a venire senza toccarti…»
Jared rabbrividì al solo pensiero e gli succhiò il labbro inferiore senza smettere di entrare ed uscire da lui. «Abbiamo tutta la luna di miele per provare…»
Andrew gli strinse le dita contro la spalla e buttò la testa all’indietro. Entrambi avrebbero avuto segni evidenti sulla pelle di ciò che stavano facendo. Quel sentirsi così vivo, sentire il battito furioso del suo cuore nelle orecchie, sentire le farfalle nello stomaco, era quello ad essergli mancato più di tutto. Era essere dipendente da qualcuno e sapere senza ombra di dubbio che non puoi vivere senza. Sapere di essere la forza e il sostegno di un’altra persone e allo stesso tempo capire le proprie debolezze. Andrew rappresentava il vero fulcro del suo essere. 
Quando le gambe iniziarono a cedergli capì di essere giunto al limite. Spinse ancora e ancora, andando a toccare con maggior facilità la prostata di Andrew e colpendola per farlo scattare. Il primo getto di seme gli fece serrare la mascella, poi Andrew si irrigidì e dalla punta del suo uccello iniziarono a zampillare getti di sperma che gli colpirono gli addominali e il petto. 
Jar si svuotò dentro di lui, muovendosi fino ad essere troppo sensibile. Solo che non riusciva più a stare in quella posizione. Quando entrambi stavano per tornare alla realtà i loro corpi cedettero alla stanchezza e alla forza di gravità. Ruzzolarono entrambi, uno sopra l’altro sul pavimento di legno, scoppiando a ridere come due ragazzini.


Capitolo 2
«Dovete smetterla di giocare con corde e manette, avete una certa età...» 
Drew storse il naso rivolto allo specchio dove poteva intravedere la sagoma di Travis che si muoveva per la stanza. Forse i lividi intorno al collo erano ancora un po' troppo rossi, ma la cosa non lo preoccupava. Amava quei marchi e, soprattutto, amava l'uomo che glieli aveva lasciati. 
«Chi ha mai parlato di roba del genere?» Gli occhi blu di Trav si sollevarono e lo scrutarono in silenzio per alcuni secondi fino a quando le labbra si piegarono in un sorrisetto divertito. 
«Jared è un pervertito, lo sanno tutti...» Andrew si voltò con le mani sui fianchi e chiese: «Tutti chi?» Travis sgranò gli occhi e si portò entrambe le mani al petto dicendo: «Io...» spingendo l'altro uomo a scuotere la testa esasperato. Travis sapeva essere un vero cazzone quando si impegnava. «Ehy, uomo dipinto non fare quella faccia con me! Io so e questo dovrebbe bastarti per fare in modo che diventi opinione di tutti...» 
Socchiuse le labbra per rispondere quando una voce più giovane e venata di divertimento lo interruppe. «Continuo a chiedermi perché tu gli dia retta...» Jace si fermò al fianco di Andrew spingendolo con la spalla e soffocando una risata. «Forse perché tra cazzoni...» 
Travis sbuffò e puntò un dito contro l'uomo al suo fianco senza dire nulla di più. «Non credo che tua sia nella posizione...» ribatté Drew voltando appena il viso e chinandolo in direzione del suo futuro cognato. Prima che potesse concludere la frase si ritrovò con gli occhi di Jace puntati addosso e fu costretto a premersi il palmo contro le costole a causa della gomitata ricevuta. Veloce il ragazzino, doveva ammetterlo.
«Io dovrei sposarmi tutto intero. Non credo che tuo fratello sarebbe felice di riceve un ammasso informe color violetto...» Si lamentò Drew massaggiandosi la parte offesa. 
«Devi imparare a stare attento a quello che dici uomo dipinto. Io ormai ci ho fatto il callo...» Anche Travis si ritrovò a massaggiarsi il collo dove Jace aveva colpito senza nessuna remora costringendo Andrew a serrare le labbra per non scoppiare a ridere. 
«Fatevi guardare voi due e smettetela di fare i deficienti, cosa che, lo capisco benissimo, può risultare parecchio difficile. Perché Jar abbia deciso di farvi finire nella stessa stanza...» Jace continuò a parlare soppesando con lo sguardo entrambi gli uomini, che si erano affiancati senza sapere se si trovavano ad un'ispezione dell'esercito o si dovevano difendere da altri attacchi a sorpresa. «Io ero venuto solo per vedere che non si fosse soffocato con la tenda...» si difese Travis. «Come se fosse possibile! Le hai viste che svolazzano dalla leggerezza? Ti sembro una farfalla volante?» Obbiettò Drew. 
«Perché ci sono farfalle che non volano?» Chiese ancora più perplesso il poliziotto spingendo Jace a sbuffare sonoramente. Tacquero entrambi più intimoriti di quanto avrebbero mai ammesso. Julian – Perché adesso che Drew sapeva il suo vero nome era quasi divertente prenderlo in giro...in silenzio – poteva essere una vera carogna, anche se chiunque vedendolo non lo avrebbe mai detto. Piccolino, minuto, biondo...Una bambolina, ma Drew aveva scoperto nel tempo, che si trattava di un modello Voodoo, per cui stava molto attento a non farlo incazzare. Le rappresaglie di Jace erano diventate memorabili negli anni. Ricordava ancora quella volta che…
«Raddrizza le spalle e allenta un pochino il cordino dei pantaloni di lino...» Alle parole di Jace, Andrew abbassò istintivamente lo sguardo sul proprio addome mentre Travis produsse un verso indignato dicendo: «Vuoi che li perda mentre percorre la navata?» 
Non lo avrebbe corretto perché di fatto le file di sedie disposte ai lati avrebbero formato un corridoio, ma parlare di 'navata' sulla spiaggia di Lanikai gli sembrava comunque eccessivo. 
«Non perderà proprio niente, sarà solo più sexy e...appetitoso.» Decretò Jace sorridendo soddisfatto. «Vorrei ricordare che...» accennò titubante Andrew guadagnandosi un'occhiataccia dal 'sergente d'ispezione', ma trovando il coraggio di andare comunque avanti. «Sono sempre uno sposo, anche se non sono illibato...» Travis al suo fianco scoppiò a ridere come se fosse stata fatta la miglior battuta di tutti i tempi, cosa che Drew non credeva possibile. «Forse ti sono rimaste le orecchie in quello stato...» Il silenzio che accolse quelle parole spinse il poliziotto ad affinare lo sguardo e chiedere: «Quelle lo sono ancora, vero?» 
«Sei tu che hai detto che mio marito è un pervertito...» Andrew trattenne un sorriso per il piacere di rivoltare contro il miglior amico di Jared le sue stesse parole, ma Jace non fu altrettanto magnanimo. «Hai perso, Elvis. Uno a zero per lo squilibrato in procinto di convolare a nozze...» 
«Ma perché il tuo compagno deve sempre usare dei paroloni? È mio marito l'avvocato...» replicò Andrew perplesso. 
«Che vuoi che ti dica, ink man, in questa famiglia si sono ingoiati tutti un dizionario. Tutti, tranne noi...» Travis gli diede di gomito guadagnandosi un'occhiata velenosa da parte di Jace, che riprese in silenzio la sua ispezione. 
Andrew si sentiva bene nei pantaloni di lino bianchi, la camicia dello stesso colore libera di accarezzargli i fianchi e le infradito di corda. Insieme a Jared avevano deciso di sposarsi su un'assolata spiaggia delle Hawaii e, dopo la mattinata appena trascorsa, Andrew non poteva che essere d'accordo. Svegliarsi e fare l'amore con il suo compagno…
«Stai facendo un suono disgustoso e non voglio nemmeno conoscere i tuoi pensieri...» Travis si allontanò da lui come se fosse appestato, afferrando Jace e tramortendolo con un bacio mozzafiato. 
«Adesso possiamo andare...»Decretò soddisfatto lasciando andare un Julian frastornato, ma con un sorriso che andava da un orecchio all'altro. Drew riteneva che il poliziotto avesse finalmente trovato qualcuno in grado di tenergli testa e il fatto che fosse il fratello Jar lo riempiva di gioia. La loro amicizia sarebbe stata cementata da un'unione effettiva; sarebbero diventati parenti proprio come succedeva nelle soap che Valerie amava guardare. 
Uno schiocco di dita davanti agli occhi lo riportò al presente e allo sguardo divertito di Jace. «Ti sei perso o stai pensando di scappare?» chiese suo cognato ridacchiando. «Scappare?» Esclamò Andrew. «Ho appena accalappiato il miglior partito sulla piazza, ragazzino. Adesso devo solo procurarmi del C4 con cui tracciare i confini del suo spazio vitale. Hai idea se ne vendano capace di spostarsi con il corpo in questione?» Jace si limitò a scuotere la testa e trascinarlo fuori dalla camera dove fu investito dal calore della sera e l'odore del mare. 
Scesero i gradini in legno, che li avrebbero condotti sulla spiaggia e si fermarono ad ammirare lo spettacolo davanti ai loro occhi. 
Le sedie bianche erano disposte in file ordinate e terminavano davanti al gazebo in legno e tulle bianco, che sormontava un altare improvvisato ai lati del quale si trovavano composizioni floreali, che Andrew ignorava chi avesse portato. Forse Alex, la mamma di Evan, o Valerie, sicuramente non Miranda, che sarebbe stata presente alla cerimonia, ma di certo non per scelta propria. 
Forse si era perso il miglior spettacolo della sua vita: Jackson che trascinava Eleonor sulla spiaggia per i capelli. E nessuno lo aveva avvertito? Ingrati! 
«Siamo pronti?» domandò Jace a voce bassa. Travis, ancora al loro fianco, sbuffò e scrollò le spalle sconfitto. «Comunque sono ancora offeso perché avete bocciato la mia idea di marcia nuziale?» 
Jace alzò gli occhi al cielo e borbottò: «Come se la marcia imperiale di Darth Fener fosse mai stata una scelta possibile» 
Il poliziotto si voltò di scatto spingendo Andrew a tirarsi indietro, ma la piccola bambolina Voodoo non sembrò impressionata. «Raggiungi Jar invece di perdere tempo. Il testimone deve essere a fianco dello sposo, sbaglio?» La voce di Jace così calma e ragionevole spinse anche Drew ad annuire senza motivo. Travis assottigliò lo sguardo, sbuffò piano e sconfitto si diresse verso l'altare dove Jared lo attendeva stagliato contro la luce arancione del tramonto. Solo in quel momento Andrew si rese conto davvero di quello che stava per fare. 
«Porca vacca, sto per sposarmi di nuovo? A cosa stavo pensando quando ho accettato?»
«A niente, Drew proprio come fai di solito» rispose Jace con un sorriso tra il dolce e il divertito. «Vuoi davvero farti venire una crisi di panico in questo momento?» La domanda era più insidiosa di quanto Andrew avrebbe ammesso. Gli sarebbe piaciuto farlo in effetti. Dopotutto quel film con la sposa che scappa era uno dei suoi preferiti; la Roberts aveva un gran fascino mentre se la dava a gambe nelle situazioni più disparate, ma a lui mancava la massa di riccioli rossi, il vestito voluminoso…
«Drew...» La voce di Jace, poco più alta di prima, lo strappò a quella fantasticheria e lui si ritrovò sulla spiaggia, alla luce del tramonto con tutti gli occhi puntati addosso. «Merda! Cosa mi sono perso?» domandò temendo la risposta. Jace alzò un dito verso il cielo e lo guardò come si guarda un cretino – Drew conosceva bene la sensazione visto quante volte era stato guardato in quel modo - ma lui ancora non capiva. C'era un attacco in corso? Stava cadendo il cielo come nel cartone animato? Alzò gli occhi scrutando la volta celeste e rossastra senza trovare nessun indizio.
«La musica, deficiente! E' partita la marcia nuziale che avete scelto insieme tu e Jar. O cammini o ti tiri indietro con entrambe le gambe rotte» Disse Jace con un sorrisetto angelico a mascherare il sibilo della sua voce. «Decidi. Adesso.» Finalmente, oltre la nebbia del panico e la follia che risiedeva nella sua testa, Andrew riuscì a percepire la musica: 'Let'shurttonight', quella canzone sembrava cucita su di loro e non avrebbero potuto non sceglierla. Ogni nota penetrò dentro di lui spingendolo a sorridere e, senza nemmeno pensarci, prese Jace sottobraccio e iniziò a camminare verso l'altare fermandosi poco dopo solo per calciare le infradito sotto una sedia borbottando: «Tanto vale levarsele o finirò per trascinarmi dietro una collina di sabbia.»
Il calore del giorno era stemperato da un vento gentile, che portava con sé l'odore di salsedine e di fiori; il rumore delle onde non veniva coperto dalla musica che si spandeva intorno a loro, anzi ne diventava parte integrante, ma quello che colpiva davvero Andrew era l'uomo al quale si stavano avvicinando. 
Jared, vestito esattamente come lui, aveva gli occhi brillanti e colmi di sentimenti che sembravano richiamarlo e Drew non se lo sarebbe fatto ripetere due volte. 
All'altare si fermò di fianco a lui e lasciò andare il braccio di Jace che prese posto dove doveva essere il testimone. Travis e Jace erano stati una scelta scontata per entrambi; Jared per il legame che lo univa al poliziotto e Drew...Bé, lui aveva sempre adorato suo cognato, anche nei momenti più bui.
Il pastore, un uomo di colore vestito di bianco e con un forte accento hawaiano, si schiarì la voce dando loro il benvenuto ed iniziando la cerimonia. Jared si chinò e domandò: «Crisi di panico?» Merda! Lo conosceva davvero troppo bene. «Naaaa» obbiettò Andrew senza riuscire a trattenere un sorrisino. «Non interrompere il pastore, avvocato. Non voglio che un domani tu possa appigliarti ad un cavillo per invalidare il tutto» Posò la spalla contro la sua e puntò gli occhi in quelli nocciola lasciando che le parole con quell'accento melodioso rendessero ancora più reale quel momento.


Capitolo 3
«Siamo qui riuniti per unire in matrimonio questi due uomini che dopo esserti persi, hanno deciso di ritrovarsi…» Il pastore Francis sorrise ad entrambi e poi si chinò in direzione di Andrew. «E tanto per essere chiari, anche lui era nervoso…»
Andrew voltò la testa di scatto con un’espressione sorpresa e dubbiosa. Jared sorrise e cercò la sua mano per intrecciare le dita. «Ti sei fermato. Ho creduto ci stessi ripensando…»
Dire che era nervoso era quasi un eufemismo. Nel momento esatto in cui Andrew aveva esitato il cuore gli era balzato in gola e una spiacevole e intensa sensazione di abbandono lo aveva travolto. Solo la voce del pastore, che gli intimava di aspettare, lo aveva tenuto fermo sul posto, altrimenti si sarebbe precipitato dal suo compagno e lo avrebbe pregato di fronte a tutti di non avere paura. Avrebbe pregato Andrew di dargli la possibilità di essere un marito migliore. 
Andrew socchiuse le labbra mentre i suoi occhi catturavano la luce morente del giorno e l’azzurro brillava più dell’oceano davanti a lui. Non disse niente, ma sorrise, come se avesse davanti la cosa più importante del mondo. Jared si chinò verso di lui poggiando la fronte contro la sua. «Sei bellissimo…» Disse in un sussurro quasi disperato.
Le dita di Andrew si strinsero con più forza nella sua mano ed entrambi si voltarono in direzione del pastore che continuò il suo discorso. 
Avevano scelto una cerimonia semplice con solo una ventina di persone. Compreso nell’invito al matrimonio c’era un biglietto aereo per le Hawaii offerto dagli sposi. Entrambi avevano da sempre avuto un amore viscerale per l’acqua e, dopo diverse ricerche, si erano imbattuti in quella spiaggia romantica, location scelta da molti sposi. L’organizzazione era stata affidata ad un’agenzia del luogo e fino a quel momento era stato tutto incredibilmente perfetto. Sembrava davvero il preludio ad una vita felice insieme all’uomo che amava.
«…Jared, vuoi iniziare tu con le promesse?»
Annuì in direzione del pastore e si voltò verso Andrew tenendolo ancora saldamente per mano. Trovandosi uno di fronte all’altro prese un lungo respiro, senza nascondere il nervosismo che continuava a riproporsi dentro di lui.
Andrew sorrise dolcemente. «Non vado da nessuna parte, honey…»
Rilasciò il fiato e la tensione parve sciogliersi di colpo, come se quelle parole avessero spazzato via ogni possibile dubbio. Si leccò le labbra guardando il suo compagno negli occhi, perdendosi in quel mare azzurro. «Ho sempre voluto darti ogni cosa. Credevo che l’amore fosse esattamente questo: quantificare all’altro il peso del proprio sentimento con altrettanti oggetti. Comprare una casa, andare a vivere in un'altra città, liberarti dai problemi…erano queste le cose che pensavo ti avrebbero reso felice. Volevo essere la roccia a cui potessi appoggiarti. Volevo essere la certezza per le tue paure. Ma non avevo capito niente.» Sorrise divertito vedendo l’altro alzare gli occhi al cielo. «La prima volta che ci siamo sposati ti ho promesso che non ti avrei fatto mancare niente, che sarei stato tutto ciò di cui avessi avuto bisogno. Ma non era questo che meritavi. Volevi un compagno, non un cavaliere dalla scintillante armatura che veniva in tuo soccorso. Volevi qualcuno che affrontava con te i problemi, non che li risolvesse senza chiederti un opinione. Volevi la mia debolezza, ma io non ero sicuro di potertela affidare. Per me era importante essere forte in modo che se mai fossi caduto io ti avrei sorretto. Ma non era quello che volevi da me. Adesso so, che se mai dovessi cadere, io cadrò insieme a te. Se mai qualcosa ti farà del male, io soffrirò insieme a te. Se ci sarà gioia nella tua vita, io sarò felice con te. Voglio vivere la mia vita con te. Insieme a te. Affrontare il bello e il brutto tenendoci per mano, senza piedistalli, senza armature.»
Si leccò di nuovo le labbra e alzò la mano con le loro dita intrecciate per accarezzargli il viso. «La prima volta che ci siamo sposati avevi i capelli blu.» Sorrise al ricordo senza smettere di toccarlo. «Quando è giunto il momento di metterti l’anello hai fatto una smorfia per il dolore. Avevamo ancora le dita gonfie per il tatuaggio appena fatto e per non rovinare il momento hai infilato la fede alla mano destra. Mi hai detto che anche senza gli anelli eravamo legati da qualcosa di più forte che non sarebbe mai andato via. Con quel cerchio di inchiostro intorno al dito mi hai legato a te.» Tracciò una linea invisibile sul suo labbro inferiore e poi si portò le dita dell’altro alla bocca, soffermandosi sull'anulare sinistro, parlando contro la sua pelle senza mai aver abbandonato per un attimo lo sguardo di Andrew. «Sapevo di amarti quando ti ho baciato la prima volta. Lo sapevo quando abbiamo litigato perché odiavi il fatto che continuassi a partire stando via sempre più tempo. Sapevo di amarti quando me ne sono andato e quando hai firmato le carte per il divorzio. Sapevo che saresti stato l’unico uomo al quale avevo donato me stesso quando ci siamo parlati dopo anni di silenzio. Sapevo di amarti anche quando non volevo farlo. So di amarti adesso e che continuerò a farlo fino a quando avrò vita.»
Il silenzio che seguì quella parole durò solo pochi secondi in cui Jar vide Andrew deglutire per l’ennesima volta. Gli piaceva farlo restare senza parole e amava vederlo privo di quella maschera di divertimento perché troppo impegnato ad assorbire le sensazioni. Sentì la stretta nelle dita rafforzarsi e la leggera carezza del suo pollice contro il tatuaggio all’anulare sinistro. «Questo tatuaggio è quello che davvero ci lega. Un segno indelebile, come è indelebile il sentimento che insieme abbiamo imparato a far crescere. Quando avevo sedici anni mi sembravi un angelo sceso in terra. Eri così bello che avrei fatto qualunque cosa per averti...» Il petto di Jared si gonfiò di emozione incrociando di nuovo i suoi occhi. Il sorriso di Andrew fu più luminoso del sole. «Mi sono fatto quasi uccidere solo per ottenere la tua attenzione, non dimenticartelo...» Ridacchiò insieme ai presenti, compreso il pastore al loro fianco. Quando l’altro tornò serio il cuore di Jar stava di nuovo battendo furiosamente. «Tu sei stato il cardine della mia vita. Eri con me in tutti i momenti importanti. Li abbiamo vissuti e superati insieme, ma adesso mi rendo conto che lo abbiamo fatto con aspettative diverse, con pensieri diversi. Oggi non è più così. Avrei preferito non perderti per capirlo, ma sono certo che oggi il nostro legame sia ancora più forte di quanto non fosse tre anni fa.» Quando Andrew portò le loro mani sul petto riuscì a sentire lo stesso suono rombante e si morse il labbro inferiore per impedirsi di scostare la camicia di lino ed entrare a contatto diretto con la sua pelle calda. «Tu sei la mia metà perfetta e so che non tutti hanno la fortuna di trovarla, eppure a me è successo. Tu mi capisci anche quando tutto il resto del mondo sembra considerarmi solo un folle; non ridi di me, lo fai insieme a me ed è uno dei beni più preziosi che io abbia. Tu sei ordine e rigore, mentre io sono caos e confusione; siamo poli opposti incapaci di restare distanti. Ci abbiamo messo un po' perché siamo duri di comprendonio...»Il discorso venne interrotto dalle voci di Travis e Jace che all'unanimità dissero: «Due deficienti…» generando risate soffocate tra gli ospiti. Andrew alzò gli occhi al cielo e scosse la testa. «Ok, ve lo concedo, siamo due deficienti, ma honey...» tornò a cercare gli occhi di Jar, sorrise e premette le labbra sulla piccola fascia scura che presto sarebbe stata coperta da un anello in oro bianco dalle linee nette e semplici. «Non mi stancherò mai di esserlo insieme a te...»
Jared fece un passo avanti trovandosi a pochi centimetri dal suo viso e trattenne il respiro aspettando di sentire il pastore le fatidiche parole. Sentiva il respiro di Andrew sulle labbra, affrettato e caldo come il proprio. Sembrava di essere sul punto di cadere e quando non riuscì più a trattenersi voltò appena lo sguardo verso il pastore Francis. «Ho bisogno di baciare mio marito, possiamo arrivare alla conclusione in fretta?»
Il pastore fece un sorrisetto furbo. «Volevo leggervi qualche passo della Bibbia…»
«Credo che sia il caso di farlo con un’altra coppia, Don Cioccolato» Mormorò Travis sporgendosi in avanti. 
«Piantala di dare nomignoli a tutti, Elvis.» Protestò Jace cercando di convincere il suo compagno a non fare l’idiota.
«Ho la memoria labile ed è per questo che mi invento i nomi. E’ anche per evitare di fare brutte figure»
«Pensi di non fare brutte figure?» Chiese di nuovo Jace piegando la testa di lato.
«Signori…» Il pastore Francis richiamò l’ordine e Jared sentì gli occhi di tutti puntati di nuovo addosso, ma lui era troppo concentrato a ricambiare lo sguardo di Andrew. Erano rimasti a fissarsi per tutto quel tempo, parlandosi con lo sguardo, con le lieve carezze e con i respiri che si fondevano l’uno con l’altro.
«Con il potere conferitomi io vi dichiaro marito e marito. Andrew puoi baciare il tuo sposo impaziente…»
Sorridendo il suo compagno si spinse in avanti, ma Jar si allontanò in modo giocoso inarcando un sopracciglio. Andrew aggrottò le sopracciglia senza abbandonare il suo sorriso. «Non hai appena detto che hai bisogno di baciarmi?»
«Prima dimmi quello che voglio sentirmi dire…»
Andrew alzò gli occhi al cielo e agganciò la mano libero dietro al suo collo e schiacciò le labbra con forza contro le sue ridendo. «Ti amo.»
Jared imitò la sua presa e aprì la bocca per farlo entrare dentro di sé, ma si immobilizzò all’urlo di Jace. Travis si infilò la mano dietro la schiena alla ricerca di una pistola inesistente e si avvicinò al suo compagno preoccupato, guardandosi intorno. Tutti gli ospiti si erano alzati pronti ad intervenire.
«Gli anelli! Possibile che vi siete dimenticati gli anelli? Pastore Francis anche lei come ha potuto non accorgersi di una tale mancanza?»
Tra i presenti si allungò un silenzio stordito poi scoppiarono risate, urla di protesta e borbottii infastiditi per lo spavento. Jared prese il viso di Andrew tra le mani e si chinò per baciarlo con calma mentre il fuoco che ardeva tra di loro iniziò a bruciargli dentro. «Ti amo anche io, dolcezza. Anche se siamo circondati da un branco di pazzi…»
Andrew ridacchiò, ma continuò ad avere le labbra contro le sue, gli buttò le braccia intorno al collo e approfondì il bacio che suggellò la loro unione. Anche senza fedi nuziali al dito.

Capitolo 4
«Ragazzi...» La voce del Pastore Francis si fece man mano più insistente, ma Andrew non aveva intenzione di staccarsi dalle labbra bollenti di Jared. Cosa poteva esserci di così importante? 

«Scusate...» Ancora la voce roca con quella strana inflessione carica di fascino. In effetti poteva esserlo per alcuni, ma per Drew era solo una pulce insistente che pulsava nel suo orecchio. 
«Adesso basta!» Una presa ferrea intorno al braccio e si ritrovò staccato dal proprio uomo, con le labbra ancora dischiuse a sbattere le palpebre come a volersi riprendere da un sogno. Jared aveva più o meno la stessa espressione. Drew arricciò il naso infastidito e spostò gli occhi sull'uomo al suo fianco che lo guardava con rimprovero. 
«Possiamo finire la cerimonia?» chiese Jace lasciando andare la presa intorno al braccio tatuato e guardandolo con un sopracciglio inarcato. 
«Hai interrotto il nostro bacio solo per finire la cerimonia e andare a mangiare?» La voce di Drew si fece più acuta man mano che l'indignazione prendeva piede. Stava vivendo un momento perfetto e la piccola bambola Voodoo aveva deciso di interromperlo con la collaborazione...Voltò il viso di scatto incrociando gli occhi di Travis attaccato al braccio di Jared. 
«Da quando dai retta a qualcuno tu?» domandò Andrew con voce stridula al poliziotto, che scrollò le spalle e alzò i palmi verso l'alto in segno di resa. 
«Ink man ci tengo alla pelle. Sai quanto può essere...Creativo Julian»
Una sorta di ruggito basso rombò al fianco di Drew che tornò a voltarsi con gli occhi sgranati. Alle Hawaii non esistevano animali feroci, che cazzo! 
«Tuo fratello deve fare l'antirabbica, avvocato! Sei sicuro di avere i permessi per animali tropicali?» chiese senza distogliere gli occhi da quelli grigio azzurri di Jace, che si fecero sempre più tempestosi. 
«Qui l'unico permesso che mi serve è quello di affogarti, ma non credo che Jared sarebbe d'accordo» Ringhiò il cognatino spostandosi il ciuffo con uno sbuffo. 
Un colpetto di tosse li fece riscuotere tutti e voltare verso il Pastore che, con espressione benevola, li osservava divertito. «Potrei avere le fedi? Mi dicono che il banchetto è da leccarsi i baffi e io non vedo l'ora di parteciparvi» disse accarezzandosi la pancia prominente. 
«Tra di noi è rimasto qualcuno onesto a quanto pare» borbottò Drew guadagnandosi una spallata e un'occhiataccia da parte di Jace, mentre questi su allungava per porgere le fedi all'uomo. 
«Inutile che mi guardi male perché...» Mormorò Andrew con voce cantilenante come quella di un bambino di tre anni, ma venne interrotto dalla carezza di Jared sulla nuca. Come se il solo tocco del suo uomo potesse bastare, ogni rappresaglia evaporò come neve al sole e Drew prese posto docilmente al suo fianco. 
«Suggelliamo quest'unione con un simbolo di eterna continuità: gli anelli. Piccoli cerchi capaci di incastrarsi tra di loro in modo perfetto per sempre. Auguro a voi, Jared ed Andrew ,che questo simbolo vi accompagni nella vita che avete scelto.» Il Pastore benedisse i due anelli e li porse ad ognuno di loro perché potessero infilarlo all'anulare dell'altro. Era un gesto che nel loro passato era già stato compiuto, eppure Drew provò la stessa identica emozione. Un suggello per un amore che sembrava destinato ad accompagnarli per l'eternità. 
«Ti amo, honey...» La voce uscì più roca del normale, ma l'emozione rischiava di soffocarlo. Tossì nella speranza di riguadagnare una certa compostezza, ma lo sguardo di Jared, carico di sentimenti e luccicante, rischiò di di farlo crollare del tutto. Strinse le dita tra le proprie e abbassò gli occhi su quella semplice fascetta luccicante. Un ultimo raggio di sole la colpì facendola brillare e Andrew si ritrovò a sorridere mentre il pensiero volava a Robbie. 
«Sarebbe felice» disse Jared interpretando correttamente, come al solito, la sua espressione. 
«Lo sarebbe davvero. Lo è» rispose Drew con un groppo in gola. 
«Ho un ultimo dono per gli sposi» La voce del Pastore interruppe quel momento carico di emozione costringendo entrambi a voltarsi verso il suo viso sorridente. Dalle mani scure pendevano due catene di fiori gialli/arancioni. «Il lei dei Re, composto dai fragili fiori di 'ilima. Solo i grandi capi lo indossavano ed oggi voi lo siete, i capi della vostra nuova vita, della vostra famiglia.» 
Commossi entrambi chinarono il capo per permettere al Pastore di infilarle al loro collo. «Potete baciavi. Di nuovo» Sorridendo Andrew si voltò verso Jared stringendogli le braccia intorno al collo e premendo le labbra sulle sue, mentre intorno a loro gli applausi ed i fischi si mischiavano con i rumori della natura. 

«Sono sicuro di essere pronto a scoppiare. Lo farò molto presto e di me non resteranno che miseri brandelli di pelle colorata, che gli archeologi cercheranno di decifrare in un prossimo futuro» disse Andrew mentre camminava sulla battigia mano nella mano con Jared. «La pelle si deteriora troppo in fretta, dolcezza. Non credo troverebbero nulla» argomentò l'avvocato facendo sbuffare l'uomo al suo fianco. 
«Sei sempre troppo razionale, honey. Dovresti disperarti alla sola possibilità di vedermi esplodere in mille pezzetti, non preoccuparti di cosa gli altri ritroverebbero del mio povero corpo devastato» Ridacchiò e si appoggiò a lui spalla contro spalla, mentre i piedi affondavano nella sabbia ancora calda. 
La festa era stata perfetta; tutti si erano divertiti, avevano mangiato e ballato al suono della musica hawaiana. Qualcuno aveva anche cercato di coinvolgere gli sposi in una Hula, ma i risultati erano stati abbastanza spaventosi da spingere i ballerini a rispedirli educatamente ai loro posti. 
«Vorrei sapere perché sono stato guardato male quando ho proposto il Limbo. Potevo vincere lo sai?» borbottò Andrew ancora offeso per le occhiate poco amichevoli che aveva ricevuto. 
«Forse perché il Limbo ha origini caraibiche e non hawaiane» disse candidamente Jared spingendolo delicatamente sul bagnasciuga dove le onde tiepide lambirono le loro caviglie. 
«Davvero?» Drew voltò la testa di scattò e sgranò gli occhi proseguendo: «E io non sono stato informato?» 
Jared si limitò a scuotere la testa e ridacchiare dicendo: «Immagino di no, ma posso informarti sulle mie prossime intenzioni se vuoi» La voce bassa e cavernosa attirò immediatamente l'attenzione di Drew la cui pelle si era fatta tesa e formicolante in pochi secondi. Deglutì senza parlare e si fermò di fronte a Jared sollevando gli occhi e perdendosi nelle iridi color nocciola, che intravedeva appena alla luce della luna. 
«Dio, mi sento dannatamente fortunato, honey» disse con voce incrinata dall'emozione. Tutta la giornata era stata una giostra perfetta sulla quale la felicità sembrava aver steso un velo luminoso. Andrew sapeva che non sarebbe stato sempre così, ma avrebbe imparato a cogliere quei momenti, anche quando questi fossero stati troppo piccoli per essere percepiti. E lo avrebbe fatto con lo stesso uomo che, lentamente, stava slacciando i bottoni della leggera camicia di lino. Rabbrividì al contatto con le nocche contro il proprio petto e si umettò le labbra inarcando un sopracciglio. 
«Sicuro che non ci faremo arrestare la nostra prima notte di nozze?» chiese Drew avvertendo un tremito di aspettativa nella propria voce. Non per l'arresto naturalmente, ma per la promessa che vedeva riflessa nello sguardo di Jared. 
«Sono sicuro che troveresti un modo…creativo per evitarlo» Solo la voce era incrinata dalla risata, perché il resto del corpo e dell'atteggiamento di Jar parlava solo di una lunga promessa erotica, che Drew non vedeva l'ora di portare a compimento. 
Schioccò la lingua tirando indietro le braccia per lasciar scivolare il tessuto leggero sulla sabbia bianca e in seguito portò le mani avanti per eseguire gli stessi gesti. Aveva un debole per la parità. «Mi stai forse dicendo che potremmo fare a meno delle tue abilità sofistiche?» chiese Drew slacciando i bottoni lentamente. 
«Mi stai dando del disonesto?» ribatté Jared con un sorrisetto sghembo. 
Andrew avvicinò il torace al suo lasciando che le pelli si sfiorassero e fece scivolare la camicia a terra dicendo ad un soffio dalle sue labbra: «Non è forse il tuo lavoro, avvocato? Usare la retorica delle argomentazioni per arrivare al fine che ti sei posto?» 
«Sempre secondo la legge...» Qualunque altra cosa volesse dire si perse sulle labbra di Andrew, che sigillarono e bevvero il resto della frase. Le lingue duellarono, si sfiorarono, si accarezzarono succhiandosi e mordendosi fino a quando entrambi furono costretti a staccarsi a corto di fiato. 
«Ho sempre avuto una visione precisa di questa prima notte di nozze. Ci penso da un po'» Disse Jared con voce resa roca dal desiderio. 
«E sarebbe?» Drew lo chiese più per divertimento che perché non avesse chiaro in mente quello che desiderava suo marito. 
Le dita lunghe si strinsero sui laccetti del pantalone e le proprie fecero lo stesso mentre i loro occhi restavano agganciati. 
«Non abbiamo mai fatto l'amore in mare» Il tono di Jared sembrava più basso e vibrante di quanto non fosse mai stato e Andrew non poteva che immaginare questo dipendesse dal paesaggio circostante e dalla consapevolezza, che questa era la loro nuova occasione; una nuova vita da costruire e vivere insieme. 
«Nel mare delle Hawaii oltretutto...» Ridacchiò sfilando il laccio e avvertendo la resa del pantalone sotto le sue abili dita. 
L'acqua continuò a mormorare intorno a loro, avvolse i loro corpi nel suo tepore quando, stretti in un abbraccio, si addentrarono in quel mare scuro, così simile al petrolio; li accompagnò, li cullò e li sorresse portandoli all'apice del piacere. Il cielo scuro punteggiato di stelle, unico testimone di quell'amplesso, assorbì in silenzio gemiti ed ansimi. Calore, frescura, il suono placido della risacca e...Due uomini illuminati solo dai bagliori lunari, che sussurravano al cielo e all'acqua, parte integrante del loro rapporto, promesse e speranze di un futuro tutto da vivere.  

FINE

È possibile trovare Jared e Andrew nel secondo volume della Serie Through the flames.

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È possibile seguire F.N Fiorescato su Facebook alla pagina Throug the Flames Series





Biografia 
Dietro F.N. Fiorescato si nascondono due menti malate abitate da vocine insistenti che pretendono di guadagnarsi il podio della loro attenzione. Cinque anni fa' si sono incontrate ruolando in un GDR e da allora non hanno fatto altro che dar vita e sofferenze a milioni di personaggi, fino a quando non hanno pensato di 'buttarsi', non nel vuoto eh, ma in questa nuova esperienza. Francesca Fiorillo abita nella città eterna, ma sogna i ghiacci del Polo; ama i fumetti, la red velvet e ha una relazione stabile con il suo amato letto, che le permette di rilassarsi e partorire le idee migliori per far soffrire i suoi personaggi. Noela Todescato vive sulle montagne innevate della Valle d'Aosta, praticamente con Heidi, ma senza caprette educate; ama il caldo, ha una seria dipendenza dai dolci, due figli che la fanno impazzire e un amore smodato per il suo divano. Il sadismo verso i personaggi che partorisce dipende strettamente dal masochismo che alberga nel corpo della sua socia. Continuano a pensare di scappare in un posto che metta d'accordo entrambe e hanno votato per Tenerife, ma per il momento si accontentano di poter passare più tempo possibile insieme, azzerando i 732 km che le dividono durante le vacanze o ingrassando le tasche delle compagnie telefoniche.
febbraio 14, 2017 / by / 0 Comments

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